Non è per cattiveria ma, riformulando un nostro vecchio detto vien da buttar là: sharīʿa, sharīʿa / già è piccina casa mia. A buon intenditor… Sia chiaro, la riflessione esposta nel presente articolo è esclusivamente individuale, non mi pronuncio a nome di chicchessia. Subito un esempio terra terra - Donato Donadón invita a pranzo Khoury Khan (in carico alla Caritas e con quel nome che a noi suona un po’ come quando invitiamo il Fido di casa ad allontanarsi dal desco). Non appena seduti accenna quella mezza preghiera imparata da bambino: Benedici, Signore, questo cibo! Khan si intromette con un sonoro Inshallah! Donato non si scompone più di tanto e, da buon padrone di casa, porge egli stesso all’ospite il vassoio degli affettati. Non l’avesse mai fatto, questi lo copre stizzito col tovagliolo. Donato si scusa: Mi era proprio passato di mente che la vostra religione non lo permette. Ma niente paura, ecco qua una bella porzione d’anguilla al cartoccio. Khan annuisce, tuttavia sottolinea: Perché non tua moglie servire in tavola? Donna deve fare. Donato ribatte: Infatti lo fa, così come lo faccio io, è indifferente. Un istante di silenzio. Ah, beh… ma preferisco che lei porta me pesce. L’andazzo va avanti così, botta e risposta. A un certo punto Donato tira fuori una bottiglia di Cabernet d’annata. Lasciamo perdere i battibecchi, brindiamo! Ancora un istante sospeso. Noooo alcol. Ramadan! – Ah, casso! Ma mi sì, e anca un déo de graspa, magari ogni tant ché son bastansa un pòro can, no sta farte incantar daa nostra ospitaità. E satu coss che te dişe: l’é mejo, pal tó bén, se te torna da é tó parti cussì te pòl far quel che té vòl.
Non mi si venga a dire che questo è argomentare da fascista, da razzista, perché non ci casco, cari i miei vecchi compagni coi villoni e la filippina in nero; o magari la nera trattata come l’ultima delle filippine. Ho militato con fierezza sincera nei ranghi di una sinistra che, devo ammetterlo, ha perso quasi su tutto il fronte; forse perché un conto è pontificare dalle terrazze di Via Solferino (sono stato invitato qualche volta, c’era Giogio Bocca insieme ad architetti di grido), altro conto subire furti, truffe e violenze a casa tua (provato pure questo, vi assicuro, rischia di far traballare le più consolidate convinzioni socialiste). Del resto, agli stessi immigrati regolari (ora a tutti gli effetti divenuti cittadini comunitari) scatena quantomeno disappunto la situazione delineatasi per troppo lassismo (buonista o no). Qui non si pretende tolleranza zero, ma neanche tolleranza cento. Diciamo tolleranza dieci e via andare (proprio nel senso di andare via). Evidentemente la Francia delle banlieues non ci ha messo abbastanza in guardia. E non si tratta di sparare virtualmente contro rifugiati e diseredati, è solo questione di buon senso. Parlo con cognizione di causa diretta. Per diversi anni sono venuto a Motta d’estate per trovare i miei e per dipingere, nella casetta lasciatami dal nonno; fuori ci avevo pennellato in grande Open Studio e infatti durante le lunghe permanenze a Milano la porta non stava chiusa a chiave. L’unico fatto sgradevole accaduto in tante stagioni è legato ad alcune tele rosicchiate dai topi. Poi, piano piano, complici pure certi grossi imprenditori privi di scrupoli, la musica è cambiata. Manovalanza sottopagata seguita a ruota da disperati giocoforza costretti a delinquere e seconde generazioni spavalde, votate alla brutalità e al sopruso, pronte a sputare sul piatto cristianamente loro offerto. Da artista e promotore culturale ho frequentato i differenti schieramenti dell’arco costituzionale - l’ho già raccontato. Ero a un raduno della primissima Lega a Palazzo delle Stelline (dove ipotizzai un Alberto Da Giussano in groppa al Leone di San Marco), alle Feste dell’Amicizia di stampo democristiano e ai Festival dell’Unità. Ho seguito la campagna di Bobo Craxi poco prima di tangentopoli e sono stato caporedattore di un quattordicinale diretto da Vanni De Conti, edito dal Sole Nascente. Sono passato dagli studi di Radio Popolare, dal Leonkavallo (firmando il testo dell’Inno dedicato a Fausto e Iaio), dai Circoli Anarchici (che in sé rappresenta un ossimoro), dalla sede milanese dei Radicali, dai comizi, dai picchetti, dalle manifestazioni nelle fabbriche occupate collaborando con undici diversi assessorati alla cultura tra Milano, Motta e San Lorenzo al mare e conoscendo Pannella, Strik Lievers, Tortora… Ho scritto per l’Azione, per La Padania, per Alleanza Nazionale, per numerose altre testate e qui su Il Piave senza mai ricevere censure o suggerimenti. Ho avuto a che fare col Movimento Studentesco, sovente alzando il pugno chiuso nei miei spettacoli (chissà poi perché lo si rimarca così, se fosse aperto sarebbe al massimo una sberla). A metà degli anni di piombo sono stato perfino contattato dalle BR, oggi posso svelarlo, senza però cedere alle loro proposte non condividendo in nessun caso la lotta armata, se mai quella continua che altresì ha attraversato la mia strada, sostenendomi in un duro confronto col terrorismo d’estrema destra. Parentesi: se qualcuno intende spacciarmi per qualunquista faccia pure, so di non esserlo, punto. Parrà strano a dirsi, ma all’epoca le forze politiche extraparlamentari, quelle strategicamente e fisicamente pericolose, avevano comunque un preciso bersaglio. Oggi purtroppo quel bersaglio siamo tutti, senza distinzioni, ‘ndo cojo cojo. Spiace evidenziarlo ma l’attuale deriva esistenziale, ampliata negativamente dai giovani virgulti connazionali, senza scrupoli e senza ideali, necessiterebbe di mille, centomila, un milione di Oriane Fallaci (ingannevole solo nel cognome, per il resto assolutamente lucida e premonitrice). Un problema ulteriore è il fatto che parecchi seguaci di Maometto ci chiamano infedeli, ma sono i primi a esserlo. Nei confronti della razza umana. L’immagine qui sopra non illustra l’intero pensiero espresso; è un pretesto per ribadire che, al di là delle regole in materia di sicurezza, nascondere il volto di una donna non significa preservarla da eventuali molestie, anzi, la mortifica. Lo facessero gli occidentali sarebbero accusati di patriarcato. Chiuderei nel rispetto di ogni culto, purché libero da ideologie integraliste: Gli Dei abbiano misericordia di noi terrestri!