Cultura

Veni Vidi Vidor

di Norman Zoia

C’è il mare, c’è il deserto, c’è il lussureggiar perfino degli arbusti in questo scatto. La scala di grigi, come per miracolo, accende di colori intimi uno scorcio di per sé pittorico. Lo sguardo malinconico dell’autore si sofferma su una soffusa armonia la quale, benché tagliata orizzontalmente per esigenze di impaginazione, mantiene intatta la forza evocativa. Contrappuntata in lontananza da una coppia di impercettibili figure antropomorfe che si perdono, forse ignare di trovarsi nelle retrovie di una grande inquadratura d’artista. Oppure soltanto proiezioni immaginate da chi scrive e da chi vi si è posto o si porrà di fronte nel corso di un’Esposizione. Avevamo già parlato di Mario Vidor nel contesto di alcuni suoi volumi monografici; dal racconto attraverso un nudo proposto come abbraccio e protezione allo sfilare mesto degli ultimi gelsi. Ora l’obiettivo si abbassa, quasi a livello di un piano bidimensionale, dove però le più umili creature vegetali si vestono di un equilibrio estetico che l’occhio addestrato sa ben cogliere. Con dovizia del dettaglio e dell’insieme.

Ultimo aggiornamento: 10/09/2026 07:47