Prendendo spunto dall’esergo nell’immagine qui sopra - una fulminante délicatesse di Marianna Velasco - ci addentriamo en passant (pare un ossimoro, lo so) in quei dettagli che in una pubblicazione, letteraria o musicale, spesso fanno la differenza, almeno in termini quantitativi. La doppia frase potrebbe essere un perfetto incipit, anche migliore di quello relativo al capolavoro di Garcia Marquez, e addirittura più breve di quello che apre Anna Karenina. Sul filo di questa mia interpretazione la stessa Velasco si interroga: un buon attacco quanto rispecchia poi il contenuto e la qualità di un libro? Qui si corre dritti verso le ferree regole del markeing; non solo le intro quindi, altresì le copertine, i risvolti delle medesime, le famigerate fascette, soprattutto il titolo. Giusto richiamandoci a quello del presente articolo, il romanzo d’esordio di Giordano avrebbe avuto un successo così risonante al di là di ciò? L’autore lo aveva chiamato Dentro e fuori dall’acqua, è stato l’editor Antonio Franchini a suggerire La solitudine dei numeri primi (che insieme al seducente autoscatto della giovane fotografa Mirjan Rooze ha contribuito a farne un best seller). Qualcosa di simile era accaduto per Seminario sulla gioventù di Busi, titolo che di per sé annuncia un romanzo di formazione; nel manoscritto originale si leggeva invece Il monoclino (più adeguato per un saggio o un manuale). Personalmente sono stato conquistato dal secondo lavoro del grande prosatore di Montichiari proprio grazie al suo titolo quasi wertmülleriano: Vita standard di un venditore provvisorio di collant. Succede anche nella canzone. Per esempio, Tre parole, unica hit di Valeria Rossi, fino all’ultimo si presentava come Il guaritore (da un passaggio minore del testo). Perfino l’immensa Yesterday, caduta in sogno a McCartney - lo racconta lui - nella prima stesura era stata denominata Scrambled eggs; sarebbe comunque stata un’eccellente pietanza sonora, ma non da banchetto nuziale, se mai una gustosa frittata. Tornando agli incipit e rimanendo nel mondo delle settenote (a dire la verità dodici), prendiamo Bennato: Seconda stella a destra, questo è il cammino... di colpo ti porta dentro il pezzo. Passiamo alla Poesia, il celebre Urlo di Ginsberg comincia con Ho visto le menti migliori della mia generazione... intuizione lirica semplice ma dirompente, Guccini l’ha presa a prestito per Dio è morto, il sottoscritto (mi si perdoni l’irriverenza) per Grido di Natale. L’elenco sarebbe lungo assai. Ci limitiamo a chiudere con il classico dei classici, abbastanza mélo, forse il più parodiato; anche Shulz l’ha “rubacchiato” per il suo Snoopy, sei parole che ancor riecheggiano ovunque: Era una notte buia e tempestosa... Certo, la scrittura nella sua più alta accezione è infine altra cosa.