Non calorie però, colori. Disegno, vignetta, strip. Eh, parliamo infatti di chine, pastelli, ritocchi digitali. Il flusso ideale degli inchiostri viene sempre però dalla mano e dal pensiero creativo di Erika De Pieri. Ho avuto il piacere di buttar giù i testi per i suoi primi lavori pubblicati su un settimanale della Marca (diretto da Giampaolo Zorzo, coadiuvato da Mara Pavan). Con lei ho inoltre condiviso una mostra itinerante nel nostro stretto territorio basso-liventino: Sala Svevo della Biblioteca Comunale, Spazio Espositivo dell’Oasi’s Bar, Centro Veneto Agricoltura a Villanova (vicino alla casa natale di Pompeo Marino Molmenti, rinomato pittore dell’ottocento, vedi a volte le combinazioni). Quasi subito ha poi spiccato un solitario volo, specializzandosi in letteratura illustrata per l’infanzia e l’adolescenza, senza tuttavia accantonare la graphic novel della quale oggi è altresì docente. Dalle Edizioni Becco Giallo è passata presto a Lavieri, De Agostini, Feltrinelli, uscendo anche per i tipi di una Casa d’oltralpe. Non scordandosi del sottoscritto e omaggiandolo con una caricatura nel libro sulla famigerata Saponificatrice di triste memoria. Non ci si conosceva ancora ma già ci legava in qualche modo la capitale morale dove, a pochi passi dalla Darsena, lei frequentava l’Accademia del fumetto, io accompagnavo mia figlia al corso di doppiaggio. Chiudendo con un ulteriore ricordo familiare: in comune per certi versi abbiamo avuto la di lei madre Magda, futura direttrice delle Poste, da ragazzi nello stesso gruppo di preghiera; ci si trovava per tutto il mese di maggio nel giardino della Scuola Materna presso la Grotta della Madonna. Che quest’ultima, magari con un aggiuntivo aiuto delle Muse, preservi intatti l’estro e il talento di un’artista da qualche tempo a sua volta mamma.