Dove sei, Paolo? Non sulla via di Damasco. Sta ancora, scommetto, su quella che porta a García Lorca, suo principale ispiratore. Da lui ma anche dalle sfide sul ring ha imparato ad arricchire quell'attitudine romanza nella scrittura di versi intimi e agresti insieme; con un occhio a Pasolini, a Quasimodo, e uno sguardo affettuoso sulla scuola cantautorale genovese. Quando se ne è andato fu proprio il sottoscritto ad avvertire l'amministrazione comunale; sottoscritto che gli ha dedicato parecchi articoli in vita, che lo ha sostenuto in alcuni incontri letterari a Milano, curando l'editing e provvedendo alla stampa dell'unico libretto con un pugno di poesie da lui firmate. Poesie ricamate grazie a un telaio interiore bene attrezzato seppur rudimentale, e forse in questo sta il valore aggiunto. Volato è via da quasi un quarto di secolo, però i suoi singulti lirici rimangono, perlomeno nel cuore di chi ne comprese già allor l'innato talento a evocar strofeggiando; di pochi, a dire il vero. Da noi a Motta solo il comune amico Miotto - che con Tessari ha condiviso campali giornate di campeggio - poteva vantarsi di sconfessare un tradizionale detto riaggiornandolo in Memo profeta in patria. Qualcuno comunque dalla sua parte c'è sempre stato. Appassionato inoltre di fotografia, ricordo uno specifico dopo cena con proiezione di sue diapositive scattate tra Mykonos e Santorini; eravamo a casa della presidente di Zona Franca, quando beninteso era una ragazzina desiderosa di incamminarsi sulle gioiose quanto ardue mulattiere della Cultura; già allora nobile presupposto di un'associazione che Barbara Turcolin annusava nell'aria.