Una per tutte. Simbolo delle migliaia prodotte, sempre tuttavia, specie per la serie luxury, con una tiratura limitata come per certe opere d’arte; e cucitura artigianale eseguita dal fiorfior della sartoria. Il riferimento all’arte per altro mi tocca da vicino avendo realizzato diversi lavori pittorici ispirati agli audaci ma equilibrati accostamenti coi quali il brand Tino Cosma, grazie anche a pregiate sete e a una per l’appunto accorta manifattura, ha esportato il made in Italy nel mondo. In un’occasione il fratello Gigi mi fece recapitare via Traco una fornitura molto glam ma sempre di gran classe di ben 17 esemplari appena immessi sul mercato con il disegno di una slanciata Statua della Libertà. Uno di questi ha solcato per il lungo una grande tela, adagiata tra smalti e sabbia, poi esposta nelle vetrine di un un loro importante punto vendita inaugurato in Via del Gesù a Milano. A suggellare la collaborazione tra uno stilista e un breakformer concittadini, uno dei suddetti esemplari è finito al collo di una nuda modella; firmata con un eyeliner dopo averne, giusto sopra il seno, riportato il marchio che nel frattempo si era esteso a borse, foulard e fragranze. Ma Cosma, conosciuto e apprezzato a livello internazionale dai personaggi dello showbiz, della politica e dell’economia, era anche altro. Per esempio si è sempre battuto nel tener vivo il problema di un’adeguata difesa idraulica tra la gente della sua città natale. A tale proposito, organizzato da Lele Marcon, nel dehors coperto della Logga, dove un tempo imbrigliavano i cavalli per una sosta, andò in scena Blues River, un reading-concerto atto a sensibilizzare vieppiù in merito a un grave argomento che oltre Motta interessava direttamente Meduna, Portobuffolè, Prata di Pordenone, Sacile San Stino… Nel corso dell’incontro si ricordò Barbara Grassato che purtroppo ci aveva lasciato senza poter vedere pubblicata la monografia da lei concepita in commemorazione del trentennale del doloroso straripamento della Livenza. Tutto quanto da rifare, la colpevole va al mare... suggeriva il refrain di una ballata composta nel mesto frangente dal sottoscritto insieme all’amico Chano Franchi, oggi stimato antiquario. Emilio Del Bel Belluz (noto letterato che non appare nell’immagine sopra) aveva letto alcuni stralci dalle dolorose Cronache dell’alluvione di Piero Sanchetti. Tra canti, recitativi e buona musica dello stesso Marcon, di Davide Drusian col fido Cocco Marinoni e di chi scrive, Tino aveva proposto con pacata autorevolezza, in veste di special guest, il succo di dettagliate riflessioni già tante volte affrontate allorché ci si incontrava. Lui nella foto c’è, il primo da dx; a seguire, Marcon, Drusian, io e Marinoni. Fu un tardo pomeriggio di fine ottobre, periodo particolarmente temuto dagli abitanti; il tutto però all’insegna di un convinto spirito propositivo. Con la libertà, all’occorrenza, di mettersi in cravatta.