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La chiesa di San Michele Arcangelo di Salsa, Vittorio Veneto

di Monia Pin

VITTORIO VENETO - Quando una meta sembra non esserci ci mette lo zampino uno sguardo curioso ed il resto è una nuova scoperta. Passando in bicicletta per Vittorio Veneto mi soffermo in località Salsa, la bella fontana che si affaccia sulla strada attrae la mia attenzione ma la sorpresa si palesa sullo sfondo, la Chiesa di San Michele Arcangelo. Ho la fortuna di arrivare proprio una domenica mattina, in orario di apertura ed è come se si aprisse uno scrigno per mostrarmi i suoi immensi tesori.

Ma un passo alla volta, iniziamo a raccontare un po' di storia. Questa è la nuova chiesa, l’inizio della sua costruzione risale alla prima metà dell’800 e andò a sostituire la vecchia chiesa che si trovava a ridosso della collina ma versava in un forte stato di degrado e era più adatta a contenere tutti i fedeli visto che nel frattempo la popolazione era aumentata. Ampliarla era impossibile così fu scelta un’area che comprendeva due poderi di proprietà di tal Piero Guerrini e di un prete, Don Agostino De Mori. Il luogo era perfetto, questo spiazzo al centro della borgata era anche il crocevia di tutte le strade che si diramavano per tutta la contrada, di cui una conduceva al Ghetto degli Ebrei giunti qui alla fine del 1300. La presenza della comunità ebraica è testimoniata da una targa, mentre un’altra posta sul palazzo aldilà della strada ci rammenta il luogo dove ebbe i suoi natali il celebre poeta e librettista Lorenzo Da Ponte che come noto scrisse dei libretti anche per le opere di Mozart.

Ma torniamo alla chiesa di san Michele che si presenta con la sua facciata semplice che non rispecchia il progetto iniziale, infatti è rimasta incompiuta. Eppure pur non rispettando i classici dettami architettonici previsti e presentandosi con le sue ampie nicchie vuote ad affiancare il portone d’ingresso, essa emana una bellezza sobria e armoniosa, accordandosi perfettamente agli edifici circostanti in un abbraccio ideale che comprende tutta la piazza e la borgata. Per l’edificio sacro fu eretto in stile neoclassico su disegno del prof. Francesco Lazzari da Venezia e l’esecuzione affidata all’impresario Lorenzo Armellin che a seguito della scomparsa del Prof.Lazzari assunse la direzione del cantiere. Si dice che le forme dell'edificio ricordino molto la chiesa di San Maurizio a Venezia e l'ipotesi sarebbe plausibile. Infatti la chiesa di San Maurizio fu disegnata dal patrizio veneziano Pietro Zaguri il cui fratello, Marco, fu nominato Vescovo di Ceneda nella seconda metà del XVIII secolo. Forse il disegno arrivò fino a Ceneda e fu scelto per dare forma all’erigenda chiesa che poi diverrà il centro religioso della contrada di Salsa. Tra varie vicissitudini (difficoltà finanziarie, eventi bellici etc..) la costruzione si protrasse per anni fino al 1854 quando fu inaugurata durante la festività dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre ma diventerà curazia solo due anni dopo.

All’interno mi ritrovo in un ambiente spazioso e leggermente illuminato, dove si percepisce chiaramente un'aura di sacralità che in quel momento dirige un raggio di sole proprio sulla pala d'altare dedicata all'Arcangelo Michele. Ricordiamo che la chiesa deve la sua intitolazione al fatto che un tempo alla cura materiale e spirituale della vecchia cappella provvedeva la confraternita chiamata "Scuola di San Michele", poi subentrò il Capitolo della cattedrale che la affidò ai propri cappellani e sacerdoti. Tutto conquista subito lo sguardo, gli interni del luogo sacro furono completati tra il 1863 ed il 1898, anno nel quale il vescovo Sigismondo Brandolini Rota. Descrivere tutto nel dettaglio sarebbe lungo tanto è ricca la chiesa di opere ad iniziare dalla pala d’altare eseguita dal pittore bellunese Giovanni De Min. Quando entrai quel mattino un raggio di sole colpiva il soggetto del dipinto, l’Arcangelo Michele, e notai subito quanto quei colori vividi esaltassero a giusta ragione la scena. L’Arcangelo caccia i demoni disperati, mentre in alto schiere d’angeli tra le nuvole inneggiano alla figura del Dio assiso in trono. Da notare la tonalità d’azzurro che caratterizza il manto dell’arcangelo, il colore preferito dell’artista, mentre brandisce la spada e la bilancia come previsto dall’iconografia classica. Ci sono due particolari tra sacro e profano: le ali dell’arcangelo hanno delle sfumature bianche, rosse e verdi ed il volto del Padre Eterno assomiglia a quello di Giuseppe Garibaldi. Altra curiosità: il dipinto un tempo era coperto da una tela di Giuseppe Modolo, donata poi alla chiesa di San Michele a Sacile.

Sopra la pala d’altare si nota la graziosa lunetta che narra l’episodio dell’Annunciazione, opera del pittore Paietta che realizzò altri due lavori per la chiesa: gli Evangelisti che compaiono nelle vele e gli angeli della cupola. Questi ultimi sono quattro ed emergono da uno splendido sfondo azzurro, due sembrano quasi invitare lo sguardo del fedele a spingersi oltre, facendo si che l’anima si innalzi verso il cielo.

Sicuramente non sfuggirà la statua del “Cristo deposto” sotto l’altare di destra, opera dello scultore Antonio Del Favero. Il volto di Cristo e la postura del corpo fanno trasparire la sofferenza ma in quell’abbandono alla morte si manifesta la certezza incrollabile in un amore assoluto che conduce alla resurrezione. Sopra l’altare c’è una statua di Sant'Antonio con il Bambino e ai piedi della stessa l'effige di Papa Giovanni paolo I. Ai lati dell'altare si apprezza la tenerezza che traspare da due tele, entrambe del 2008 e dipinte dall’artista Krystyna Godlewska. A sinistra potete ammirare “La Divina Misericordia” e a destra la “Regina della Pace e della Speranza”. Sull’altare di sinistra invece dedicato alla Madonna Pellegrina era stata posta una tela di Antonio Del Favero, la Beata Vergine delle Grazie con il Bambino accompagnata da due statue lignee opere dei fratelli Bocciner, Sant’Agata e S. Lucia che ora possiamo vedere ai lati dell’altare maggiore. Ora il dipinto si trova nel Museo Diocesano d’Arte Sacra.

Della vecchia chiesa restano due testimonianze: la piccola pala dedicata a San Michele e un’opera che raffigura il Cristo deposto adorato dalla Vergine Maria, Maria Maddalena e Maria di Cleofe. La seconda è stata restaurata qualche anno fa e posta sul lato sinistro del coro e rivela nelle tinte e nelle espressioni delle Tre Marie tutta la drammaticità di un momento di dolore che coinvolge emotivamente il visitatore.

Tanto ci sarebbe da raccontare su questa chiesa che tra le tante opere annovera un altare maggiore realizzato dal comm. Franco Forlati grazie ai contributi della popolazione e consacrato nel 1929 da Mons. Pizzinato. Rispettando l’idea iniziale l’altare fu dedicato alla memoria dei tanti giovani che perirono per la Patria durante il primo conflitto mondiale, come testimonia la scritta in latino incisa sul pavimento del coro. Molte di queste informazioni le ho trovate grazie ad un libro “San Michele di Salsa, storia religiosa e civile di una comunità” di Mario Uliana, acquistato all’ingresso della chiesa che mi ha permesso di conoscere meglio le vicende di "un piccolo mondo vivace" come recita un capitolo del volume.

Facendo un passo indietro anche la fontana di cui accennavo all’inizio avrebbe una storia da raccontare. Rifatta nel 1823 e di forma ottagonale è abbellita da una scultura femminile probabilmente proveniente dal giardino di una villa. Alla fontana è legato un episodio storico, infatti in occasione del battesimo della primogenita dei Principi di Piemonte, la principessa Maria Pia, l’acqua di questa fontana fu raccolta in una raffinata coppa di vetro di Murano ed inviata dall'allora podestà Camillo De Carlo affinché fosse usata per il rito religioso insieme all’acqua del fiume Giordano.

Prima di uscire un ultimo colpo d’occhio cerca di catturare l’immagine maestosa di San Michele, sicura che la sua protezione non mancherà mai nel momento del bisogno, soprattutto di questi tempi quando tutti cerchiamo in fondo quelle tracce che ci fanno sperare che quel luccichio della sua spada squarci la penombra della nostra epoca incerta per riportarci sulla via della luce.

Ultimo aggiornamento: 21/02/2024 21:14