Dai lettori, Venezia, Pordenone, Friuli V.G.

La gita a Caorle del 24 maggio: quando la comunione abbatte i campanilismi e la fede si fa testimonianza viva

Gentile Direttore,

Le scrivo con il cuore colmo di gratitudine e con il desiderio profondo di condividere l’esperienza di un viaggio che è stato molto più di una semplice giornata di svago. È stata una provocazione benefica e gioiosa, un gesto concreto nato per risvegliare quelle coscienze più ritrose e chiuse che spesso, per abitudine o timore, appesantiscono le nostre comunità con continui e sterili "no".

Il 24 maggio scorso, i fedeli cattolici della Diocesi di Udine si sono uniti a quelli della Diocesi di Concordia-Pordenone per una gita a Caorle. Abbiamo scelto intenzionalmente di osare: abbiamo messo insieme le anime più nobili e sensibili delle due realtà diocesane per dimostrare, con i fatti, che i localismi e i campanilismi che ancora resistono in certe zone del Friuli sono solo limitazioni al libero arbitrio, alla verità cristiana e alla sana convivenza. Laddove la mentalità rischia di restare arroccata per una tradizione malintesa, noi abbiamo risposto cercando la concordia, per diventare in armonia un corpo unico e un’anima sola.

Scrivo per custodire la gioia di chi c’era, ma anche come invito affettuoso per chi ama ed esalta soltanto il proprio piccolo recinto originario, rinunciando a condividere la bellezza di vivere situazioni diverse insieme, pur in zone differenti della nostra splendida regione.

A Caorle abbiamo contemplato una realtà viva, accogliente e senza tempo, di una bellezza che toglie il fiato. Abbiamo navigato piano tra le barene e i canneti della laguna, ammirando una storia millenaria che si respira in ogni angolo: il Duomo di Santo Stefano con il suo campanile cilindrico, unico al mondo, che da mille anni vigila sul mare; la suggestiva Chiesetta della Madonna dell’Angelo, incastonata sulla spiaggia e sorretta dalla fede incrollabile dei pescatori; e la Scogliera Viva, dove i massi frangiflutti sono diventati capolavori scolpiti. Posti veri, intrisi di spiritualità, non semplici vetrine turistiche.

Siamo partiti in tanti da Prati Nuovi con l'amico Diego, vivendo momenti di straordinaria e fraterna generosità. Dallo spuntino prelibato alla locanda "Divino" a base di pesce di laguna, interamente incluso con spirito di condivisione nella quota, fino alla calorosa accoglienza di Rina e Walter nei loro Casoni di San Michele al Tagliamento-Caorle, abbiamo toccato con mano un senso di casa autentico. E il tramonto unico, ammirato costeggiando l'Isola della Madonna, ha letteralmente fermato il tempo negli occhi di tutti.

Eravamo gente normale. Alcuni con acciacchi, preoccupazioni, esami medici imminenti. Io stesso non stavo bene, ma siamo partiti lo stesso, muovendoci con umiltà e alzando lo sguardo per brindare alla vita. Diego non ha voluto alcun compenso per la barca, suggellando con un semplice "mi arrangio con Giancarlo" lo spirito puro di questa giornata.

In questa cornice di comunione, sento il dovere e la gioia altissima di testimoniare la delicatezza e la potenza del Signore attraverso una realtà che continua a esistere e operare: il piccolo, grande miracolo di San Carlo Acutis. Sono partito affrontando una situazione di salute drammatica, accompagnato dalle preghiere di molti amici. Ebbene, al rientro, i medici mi hanno sottoposto a quattro prelievi, quattro elettrocardiogrammi, due radiografie e ripetute visite: il risultato scientifico è un netto e inspiegabile miglioramento rispetto a tutte le analisi precedenti. Inoltre, il centro ambulatorio scompenso cardiaco di Udine, controllando il pacemaker, ha confermato la totale assenza di aritmie.

Contro ogni evidenza medica precedente, questa è una grazia straordinaria. Dio c’è, e il giovane San Carlo Acutis ha intercesso per me presso Gesù. Nelle mostre sui Miracoli Eucaristici che promuovo sul territorio lo evidenzio sempre, e non smetterò mai di farlo: Carlo, se invocato dal Paradiso, provvede sempre, e la mia salute ne è la prova vivente.

Questo miracolo dello spirito e del corpo ci lascia un insegnamento chiaro, lo stesso che Carlo testimoniava: il cristiano ha un rapporto diretto con Dio e deve attivarsi in prima persona, con umiltà e coraggio, senza attendere continuamente il consenso o il parere altrui, siano essi associazioni o strutture ecclesiastiche. Bisogna fidarsi dei carismi che il Cielo ci propone, guardando avanti. Come diceva Carlo: "Non io, ma Dio".

Nessun giudizio severo per chi preferisce restare fermo nelle proprie certezze o dietro le quinte: il Signore rispetta i passi di tutti. Chi non è voluto venire rimanga pure fermo lì, se ritiene di star bene dove sta. Ma a chi resta chiuso nei propri steccati vorremmo dire, con grande bonarietà ed evangelica fraternità, che fuori c'è un mondo splendido, ricco di mille colori, che aspetta solo di essere vissuto e gustato insieme, superando ogni sterile chiusura morale.

Un ringraziamento di cuore a quanti hanno partecipato e a chi mi è stato vicino. Alla prossima, uniti in quella conviviale accomunanza che ci sostiene sempre.

Con stima e cordiali saluti,
dr. Giancarlo Stival
Promotore della Mostra dei Miracoli Eucaristici di San Carlo Acutis
Cordovado (PN)

Ultimo aggiornamento: 13/08/2026 23:39