Editoriali

La magia del Natale nella scatola di cartone

di Monia Pin

È una breve storia natalizia, di quelle semplici e sincere che si snodano sui viottoli ancora deserti di un freddo mattino invernale. C'era il solito pettirosso a vegliare sui rami della magnolia, ogni tanto si permettevano i merli di sostare sul vecchio pino, attorno solo la brina e qualche imperterrita margherita aspettava un timido sole. Accadde che durante la Vigilia una bimba sentisse forte il classico desiderio infantile di avere un dono, ma non uno qualsiasi. Lei voleva un bel presepe! La classica capanna e qualche bella statuina ad abbellire la scena, pecore e palme e una stella così bella e scintillante che i Magi non avrebbero ignorato, ma seguito fino al cospetto del Salvatore. 

Aveva otto anni quella bambina e guardava sempre dalla finestra con l'auspicio che lassù qualcuno ascoltasse il suo desiderio e lo facesse avverare, lei ci credeva con tutto il cuore. La mattina di Natale, dentro una scatola di cartone infiocchettata a dovere la sua speranza diventò realtà. C'erano tutti in quella bella capanna di legno meravigliosamente lavorata! Maria e Giuseppe e nel mezzo il Salvatore che sprigionava dal sorriso una gioia intensa e contagiosa, mentre il bue e l'asinello scaldavano l'ambiente dove presto sarebbero arrivati pastori e viandanti. All’interno della scatola c’erano donne che pregavano e altre affaccendate nel portare frutta e legna, uomini impegnati nei loro mestieri quotidiani, mentre un gregge di pecore avrebbe completato quel piccolo miracolo che la bambina felice vedeva materializzarsi sotto ai propri occhi. Si sarebbero aggiunte statuine dei tempi passati, quelle in gesso salvate miracolosamente dalla mamma che l'aiutava trasmettendole quella tradizione familiare di fede, mentre con la famiglia avrebbe aggiunto di anno in anno nuove figure rendendo la Natività un po' affollata ma colma di entusiasmo, tutto nel nome di quella gloriosa nascita di Gesù che portò la luce nel mondo, diventando la nostra salvezza e fonte i vita eterna.

Passano gli anni, ma il presepe a Natale non manca. Il pettirosso arriva ancora e si alterna con i merli su è giù per il gelso, qualche codirosso compare sul corniolo o si avventura nel sostare sul cotogno ancora così impavido, con i suoi petali color fuoco che sembravano accendere il paesaggio di nuova vitalità. Ma la casa è diversa, la vita è cambiata, alcuni volti e voci sono vivi solo nel cuore, ma la Natività è rappresentata sempre, seppur più modestamente.

Certo, molto è cambiato, ma c'è quella vecchia scatola di cartone da dove esce ogni anno una capanna che rappresenta ogni famiglia, pure la mia che si trovava davanti ad essa ogni anno. Non è nostalgia, né attaccamento al passato, ma anzi desiderio di guardare verso al futuro. Quel regalo fu un dono di vita da chi mi ama e mi amò resta il migliore che abbia mai ricevuto; ma l’amore sappiamo che si coniuga sempre all'infinito come Il Cristo ci ha insegnato. E quando dentro la culla appare il bimbo la meraviglia è la stessa. Il presepe è una preghiera che unisce molte anime, è una tradizione che trasmette un messaggio sempre attuale di pace, serenità, salvezza, misericordia e amore. Quel fermarsi insieme davanti a Gesù Bambino non è arrendersi ma comprendere, assumere la consapevolezza che un'energia più forte ci guida chiamandoci ad avere fede, ad essere coraggiosi, ad amare nonostante tutto e tutti, ad avere tenerezza ed audacia allo stesso tempo, soprattutto nell’affermare la verità.
 
Ecco il tempo scompare dentro l'eternità e tutto è solo Amore che si irradia ovunque. Fuori fa freddo, i merli attendono la fine del tramonto, altre ali si sono dileguate prima che scendesse il sole verso la montagna. Apro il coperchio e tutto ha inizio, l’odore del muschio prende il sopravvento su una lieve malinconia e si mescola al profumo del calicanto. La scena prende forma riflettendo ogni sentimento del cuore, tra ricordi e speranze che si materializzano nella dolcezza del volto di Maria, e la memoria rimanda a quel desiderio di un tempo divenuto realtà, a quel tepore che avvolge il mio cuore disponendo ogni statuina con gli occhi raggianti di quand’ero bambina. Si, perché quella bimba di otto anni che desiderava di avere in dono un presepe ero io, e da allora non ho mai smesso di credere nella speranza che il Signore mi ascolti, così porto in me ogni giorno il riflesso d’amore del Natale.

Monia Pin

Ultimo aggiornamento: 14/02/2026 18:26