Treviso, Opitergino Mott., Veneto

La riapertura della chiesa dell'Ospedale di Motta di Livenza

di Monia Pin

MOTTA DI LIVENZA - Recarsi nella cittadina di Motta di Livenza è sempre un piacere, mi riporta alla mente le visite al Santuario che io e la mia famiglia compivamo regolarmente di domenica. Non che abbia smesso, la memoria di quei momenti condivisi di preghiera e serenità mi spingono ancora a visitare questo luogo di quiete e spiritualità, dove l’eco delle preghiere del passato si fonde alle invocazioni del presente ritmate armoniosamente dai passi dei fedeli.

È un sabato mattina di agosto ed accogliendo il cortese invito dello scrittore Emilio Del Bel Belluz raggiungo la chiesetta del vicino Ospedale di Motta, ora importante Centro Riabilitativo di Alta Specializzazione. Ebbene lì, come in molti altri nosocomi c’è un edificio religioso che purtroppo negli ultimi due anni, a causa del Covid, è rimasto chiuso privando così pazienti e familiari dei degenti di un luogo sacro dove trovare nel silenzio il conforto necessario per affrontare il dolore e la sofferenza. Riaperto solo recentemente e per un breve periodo in modo da poter organizzare un progetto riabilitativo è stato di nuovo chiuso al pubblico ma ora questo luogo di culto ha potuto riaprire le porte ed accogliere i fedeli grazie all’impegno e alla dedizione dello scrittore mottense Emilio Del Bel Belluz e al supporto del consigliere comunale Stefania Buran.
 
Non perdendosi mai d’animo e risoluto a salvare questo luogo di culto molto caro a chi cerca il sollievo di una preghiera, ha preso carta e penna scrivendo a Papa Francesco, al Vescovo Corrado Pizziolo ed al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, sensibilizzandoli sul tema e richiedendo da parte loro il giusto interessamento perché la chiesa fosse nuovamente accessibile a tutti.

E così è stato. Il 5 agosto alle 10 è stata finalmente celebrata la prima funzione religiosa, con una partecipazione molto sentita e una leggera commozione che ha sicuramente attraversato il cuore di ogni presente, soprattutto di chi ha creduto fino in fondo al sogno di vedere questa chiesa di nuovo pronta ad accogliere chi, soprattutto nel momento del bisogno, cerca solo un momento di silenzio e di contemplazione che getti una luce di speranza in un periodo buio della propria vita.

L’importanza di questa piccola chiesa compresa nell’area di un ospedale non vanta maggiore importanza del duomo e del santuario vicini ma è la sua funzione a rendere significativa la sua presenza, quelle porte aperte che sembrano una metafora del cielo e alleggeriscono il cuore dagli affanni, le figure sacre sembrano abbracciare le persone in un impeto di consolazione ed il tabernacolo che fa sentire viva la presenza di Gesù Cristo e dello Spirito Santo, ricordandoci il Mistero della Redenzione al quale tutti siamo destinati. Per i fedeli o per chi vinto dalla disperazione si affida ad una preghiera, essa diventa un vero rimedio spirituale, rinfocolando quella fede che aiuta a superare ogni tempesta, a vincere ogni sconforto e a curare ogni male.

D’altronde non dobbiamo dimenticare quel che diceva San Leopoldo Mandić e che non dovrebbe mai essere dimenticato: “Dio è medico e medicina”. Lui, patrono dei malati oncologici , è mancato da questa vita terrena ottant’anni fa dopo una vita dedicata al prossimo ma purtroppo la memoria del suo passaggio terrestre lastricato di sacrificio e dedizione verso il prossimo non è stato ricordato. Così come manca la sua immagine che un tempo si trovava all’interno dell’edificio religioso ed alla quale ci si rivolgeva per chiedere una grazia o supplicare la misericordia durante la malattia.
 
Quindi dovremmo essere grati a chi non si è risparmiato e ha percorso ogni strada per veder realizzato il desiderio di salvare questo spazio sacro, dimostrando quella sensibilità verso le sofferenze del prossimo che dovrebbe diventare una delle regole su cui dovrebbe poggiare la società futura. Onore quindi a Emilio Del Bel Belluz, ai consiglieri comunali Stefania Buran e Pierpaolo Tonon che lo hanno sostenuto e a quanti lo hanno aiutato ed appoggiato, persone che in questi tempi scarsi di valori hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte. Loro hanno guardato attentamente negli occhi del prossimo ed immedesimandosi nei bisogni e nelle tribolazioni del prossimo hanno voluto e saputo accendere un piccolo ma indispensabile lume che piano potrà aprire una breccia, lasciando entrare nei cuori una ventata di rinnovata fiducia nella vittoria di un amore assoluto.

Ultimo aggiornamento: 15/07/2024 17:34