TREVISO – Chiarezza legislativa, una campagna informativa sui rischi dell’esposizione precoce, attività di sensibilizzazione genitoriale fin dai corsi pre-parto e destinazione di risorse per lo sviluppo di nuovi Patti Digitali di Comunità: queste in sintesi le istanze presentate dalla nascente rete dei Patti Digitali della provincia di Treviso, che ha incontrato il 19 settembre scorso presso il Centro della Famiglia le Istituzioni locali, in primis il presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani.
Dopo una presentazione sul contesto e sulle prospettive dello sviluppo tecnologico da parte di Michele Geronazzo, professore di Ingegneria Informatica presso Università degli Studi di Padova, si è tenuta una tavola rotonda alla quale hanno partecipato la Regione del Veneto, con il presidente Stefani; l'Ordine degli Psicologi del Veneto, con dott. Luca Pezzullo; la Federazione Medici Pediatri del Veneto, con il dott. Mattia Doria; la Conferenza dei Sindaci, con l’assessora Francesca Caccin. L’incontro è stato moderato dal dott. Marco Grollo, di MEC, presidente di Associazione MEC - Media Educazione Comunità e vice presidente della Fondazione Patti Digitali.
Le richieste
La rete dei Patti Digitali della provincia di Treviso ha presentato ai relatori una serie di istanze e proposte, frutto di un lavoro di coordinamento e confronto tra i 15 Patti attivi in provincia di Treviso.
Tra le proposte, in primis quella di istituire una campagna informativa regionale, che coinvolga tutte le famiglie del Veneto per rendere noti i rischi dell’esposizione precoce dei bambini ai device. In questo giocherebbero un ruolo fondamentale i pediatri in quanto presidio sul territorio fin dai primi giorni di vita: gli appuntamenti obbligatori dei bilanci di salute, sono infatti occasioni preferenziali per verificare la sensibilità verso l’educazione digitale, raggiungendo in modo capillare tutte le famiglie.
L'attenzione è stata anche allargata agli adulti e anziani, che viene suggerito di coinvolgere in modo adeguato con incontri e campagne informative ad hoc: il tema del digitale, infatti, non riguarda soltanto le famiglie e il contrasto alle dipendenze, ma anche la formazione e l'aggiornamento costante rispetto all'evoluzione dell'ambiente.
Sul tavolo anche la proposta di iniziare la sensibilizzazione fin dai corsi pre-parto, al fine di disincentivare comportamenti che interferiscono sulla relazione madre-figlio, come l’utilizzo dei device durante il momento dell’allattamento.
La rete dei Patti Digitali chiede anche che vengano destinate risorse specifiche per la creazione di nuovi Patti Digitali di Comunità, nonché di istituire una rete specifica di sostegno per le situazioni di fragilità da dipendenza, con personale adeguatamente formato. L'obiettivo sarebbe consentire di individuare rapidamente i servizi territoriali e le associazioni competenti, evitando che i genitori debbano cercare autonomamente a chi rivolgersi in caso di difficoltà legate alla gestione del digitale con i propri figli.
Le dichiarazioni
“Sono cresciuto nella generazione di mezzo tra i millennials e gli zeta: ho assistito al cambiamento del modo di vivere e di relazionarsi dei giovani in pochissimo tempo. La pervasività del digitale e dei social ha segnato in modo netto un prima e un dopo” – commenta Alberto Stefani, presidente della Regione del Veneto - “Le nuove generazioni vivono ora completamente immerse nella realtà del digitale, perché è il loro oggi. Parlano sempre meno tra di loro, delegando spesso le grandi domande alle macchine: non è un caso se l'esplosione del disagio giovanile, come la violenza e i disturbi alimentari, è proporzionale alla crescita della pervasività dei social network. I bambini di 10 anni non hanno la maturità per affrontare da soli il mondo digitale e la politica deve assumersi le responsabilità per questa sfida: le Istituzioni devono lavorare insieme a famiglie e scuola, nel nome di una reale sussidiarietà. Solo la conoscenza può generare una reazione: per questo la Regione metterà a disposizione dei fondi per la formazione e la sensibilizzazione su questo importante tema, che deve essere affrontato in modo interistituzionale e capillare su tutto il territorio regionale. È una sfida di sistema, che si può vincere con la conoscenza e non solo con i divieti: organizzeremo degli incontri in tutti i territori su questi temi”
“Siamo molto grati al presidente Stefani per la sua presenza e attenzione – commentano gli organizzatori – auspichiamo che la proposta di legge trovi presto una concretezza a livello regionale e nazionale, in linea anche con il recente Kids Act dell’Unione Europea. Suggeriamo anche l'introduzione di un aspetto che chiarisca in modo netto la responsabilità dei genitori rispetto all'esposizione precoce dei minori ai device: questo aiuterebbe tutti a comprendere la responsabilità educativa della famiglia rispetto al tema del digitale, eliminando una volta per tutte la pressione sociale e commerciale che gravita intorno a questo argomento. Vietare e basta non è certo la soluzione, ma aiuta in modo netto a prendere posizione”
Mattia Doria, segretario generale Federazione Italiana Medici Pediatri: “Il primo influencer del bambino non si trova sui social. È l’adulto che gli vive accanto. Prima di chiedere ai bambini di cambiare, dobbiamo avere il coraggio di osservare le abitudini digitali degli adulti. La prevenzione digitale comincia molto prima della consegna del primo smartphone. Il pediatra di famiglia può aprire questo dialogo fin dalla nascita nei Bilanci di Salute, ma occorre una vera alleanza tra pediatri, famiglie, scuola, istituzioni e comunità.”
Luca Pezzullo, presidente Ordine degli Psicologi del Veneto: "È fondamentale proteggere lo sviluppo psicologico dei ragazzi nelle fasi in cui capacità di attenzione, autoregolazione emotiva e identità sono ancora in costruzione. Non conta solo quanto tempo passano davanti allo schermo, ma come e cosa quello schermo sostituisce: sonno, relazioni, gioco, capacità di tollerare noia e frustrazione? I limiti sono utili se accompagnati da una valida educazione digitale, e da una responsabilità condivisa tra famiglie, scuola e comunità: gli adulti non devono evitare ai ragazzi un futuro digitale, ma metterli nelle condizioni di abitarlo correttamente".
Marco Grollo, presidente di MEC, presidente di Associazione MEC - Media Educatori di Comunità e vice presidente della Fondazione Patti Digitali, moderatore dell’incontro: “La Fondazione Patti Digitali accoglie con molto entusiasmo la unità di intenti che hanno espresso questa mattina le varie componenti della comunità educante presenti: molto significativo che i pediatri del Veneto siano così disponibili ad occuparsi di educazione digitale, così come l'ordine degli psicologi, gli assessori e i comuni presenti e anche il Presidente della Regione Veneto. Accompagneremo questi percorsi sia di educazione digitale sia di costruzione di nuovi patti Digitali collaborando con tutti gli attori e i particolare con i genitori che sono il motore di questa iniziativa”.
Francesca Caccin, delegata per la Conferenza dei Sindaci: “L'educazione digitale dei nostri ragazzi non si governa con i divieti né lasciando i genitori da soli davanti agli schermi. I Patti Digitali non sono una formalità burocratica, ma un’alleanza di comunità. É ora di superare l'allarmismo ed entrare nella dimensione della responsabilità collettiva: la presenza simultanea di istituzioni, pediatri, psicologi e università dimostra che la provincia di Treviso sceglie di fare rete per non delegare il futuro dei nostri figli agli algoritmi. Noi, come Conferenza dei Sindaci, vogliamo fare da ponte tra famiglie, scuola e mondo della salute per costruire regole condivise e restituire ai giovani un tempo di crescita sano e reale”.
Cosa sono i Patti Digitali
Un Patto Digitale è un accordo informale tra famiglie che, per darsi reciproco sostegno educativo, scelgono di seguire nella quotidianità le stesse prassi con lo scopo di promuovere un utilizzo sicuro, attivo, creativo e consapevole della tecnologia. A che età consegnare il primo smartphone? Quante ore può stare un minore sui device? Social da quando e come? Alle feste facciamo lasciare a tutti i ragazzi i telefoni a casa? Questi sono solo alcuni dei punti sui quali si trova un accordo e si sigla un patto di corresponsabilità per l’educazione digitale che, partendo dalle famiglie, si apre alla cooperazione con gli altri soggetti del proprio territorio coinvolti nell’educazione dei giovani.
Nella provincia di Treviso, il primo Patto Digitale di comunità è stato avviato nel territorio di Silea nel 2022, coinvolgendo l’Amministrazione Comunale e l’Istituto Comprensivo. Con il passaparola e la condivisione, i Patti avviati ad oggi a Treviso sono ben 15 (Casier, Cordignano e Orsago, Mareno di Piave e Vazzola, Mogliano Veneto, Oderzo, Quinto e Morgano, Resana, Riese Pio X, San Polo di Piave – Cimadolmo – Ormelle, Segusino, Silea, Trevico IC3, Treviso IC Serena, Vidor, Zero Branco) con almeno altri 5 in partenza.
Crescere bene insieme nel digitale: gli incontri
Il primo appuntamento, svoltosi sabato 5 settembre, ha visto uno scambio di buone pratiche fra i vari Patti già attivi nella provincia: hanno partecipato i genitori coinvolti nelle diverse esperienze, che si confronteranno tra loro per far emergere le istanze da presentare ai successivi incontri.
Il prossimo incontro, in agenda per sabato 3 ottobre, sarà dedicato al contesto scolastico, con i Dirigenti e altri stakeholder del mondo educativo. Prevista la presenza della dott.ssa Chiara Respi, ricercatrice in Sociologia dell'Università di Milano-Bicocca e membro della Fondazione Patti Digitali ETS; il dott. Letterio Saverio Costa, direttore Tecnico Capo della Polizia di Stato; la prof.ssa Luisa Celeghin per l’Ufficio Scolastico Territoriale di Treviso.