Salute

La rimozione consapevole e inconscia del proprio io interiore 

di Eugenio Morelli

È esperienza comune di tutti noi tentare di rimuovere, cioè ignorare, gli aspetti negativi e spiacevoli della quotidianità, concentrando invece il pensiero e l’azione su ciò che può dare un qualche valore alla propria vita.

Come ciascuno ha una propria soglia del dolore fisico, ossia una diversa capacità di sopportazione, allo stesso modo non si può escludere l’esistenza di una resistenza personale e individuale nell’“inghiottire rospi sgradevoli”. Nel senso che, a un certo punto, previsto o meno, ciò che è stato rimosso, come un’eruzione vulcanica più o meno intensa, erompe all’esterno, quando la saturazione interiore è giunta al limite.

Ed è allora che può accadere ciò che non si vorrebbe mai: un impulso incontrollabile che, in alcuni casi, può sfociare in episodi tragici.
Poi, quando lo sfogo si è esaurito e il peso interiore viene meno, si ritorna alla consueta normalità, sorpresi e quasi stupefatti di quanto è accaduto magari soltanto poco prima.

Forse è una presunzione considerare ciascuno di noi come un contenitore di moti interiori, impulsi, ricordi e dubbi che, paradossalmente, la nostra stessa fisiologia prima o poi porta a “scaricare”, nel tentativo di ritrovare il proprio equilibrio e tornare alla consueta normalità.

Poi il ciclo continua.
E, al contrario, un capitale interiore di autostima potrebbe permettere di trasformare quella stessa energia non in disgrazie o tragedie, ma in atti e imprese di inaudito coraggio e di autentico valore civile.
Lasciando, questa volta, una scia memorabile e consapevole del proprio, giusto e onorevole, percorso di vita.

Ultimo aggiornamento: 14/10/2026 19:54