Friuli V.G.

La Vita Cattolica, il settimanale diocesano festeggia i cento anni con un convegno

di Cristina Achucarro

UDINE - Ho partecipato al convegno organizzato ieri, sabato 24 gennaio, in occasione dei cent’anni del settimanale La Vita Cattolica, una ricorrenza che ha offerto non solo uno sguardo sulla storia di una testata, ma anche una riflessione ampia sul senso del fare informazione oggi.

La giornata si è aperta con la festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. All’Oratorio della Purità, in piazza Duomo, l’
arcivescovo di Udine, monsignor Riccardo Lamba, ha presieduto la Santa Messa per gli operatori dei media. Nella sua omelia ha invitato a tenere “lo sguardo in alto e il piede per terra”, ricordando che una comunicazione di speranza nasce da un ascolto quotidiano e da una lettura profonda della realtà.

Subito dopo, al Centro culturale Paolino d’Aquileia, si è svolto il convegno dal titolo L’informazione cattolica: storia di ieri e sfide di domani, primo appuntamento del calendario celebrativo per il centenario de La Vita Cattolica. Un momento partecipato, pensato non solo per ricordare il passato, ma per interrogarsi sul futuro del giornalismo cattolico.

Dopo i saluti istituzionali, il direttore don Daniele Antonello ha letto la lettera del vicepresidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Mario Anzil, che ha espresso l’augurio che l’informazione possa rimanere libera e responsabile. 

Marco Girardo, direttore di Avvenire, ha poi affrontato il tema del rapporto tra informazione cattolica e opinione pubblica, soffermandosi sulle difficoltà del tempo presente: la polarizzazione, la perdita di fiducia, la diffusione delle fake news e dei titoli fuorvianti. Ha ricordato le parole della premio Nobel Maria Ressa: “Un mondo senza fatti è un mondo senza verità e senza fiducia”, sottolineando l’importanza di precisione, gentilezza e responsabilità. Per Girardo, il giornale cattolico ha un’anima: nasce da scelte quotidiane, dal legame con una comunità e dall’attenzione agli ultimi.

Luigi “Gigio” Rancilio ha portato la riflessione sul terreno del digitale, definendolo una frontiera decisiva. Carta e nuovi media non sono in contrapposizione, ma chiamati a dialogare. Il cuore resta il contenuto di valore e il rapporto di fiducia con i lettori. Social, podcast, newsletter ed eventi dal vivo possono diventare luoghi di comunità, a patto di non ridurre l’informazione a puro spettacolo. Anche l’intelligenza artificiale interpella il giornalismo: per questo, ha detto Rancilio, occorre puntare su ciò che le macchine non possono dare, come il racconto delle persone e delle relazioni.

Infine, don Daniele Antonello ha ripercorso i cento anni de La Vita Cattolica, dalle origini nel 1924, in un contesto storico difficile, fino al ruolo svolto nel raccontare il Friuli, il terremoto, la nascita dell’università cattolica e la vita delle comunità. Un settimanale nato con pochi mezzi, ma con una chiara identità: stare sopra le parti, senza essere fuori dalla politica intesa come servizio al bene comune. Guardando al futuro, la sfida resta quella di rafforzare il legame con il territorio, curare le fonti, approfondire e costruire un giornalismo credibile e costruttivo.

Il convegno si è concluso con un pranzo condiviso, segno concreto di gratitudine e di comunità. Un modo semplice per ricordare che, ieri come oggi, l’informazione cattolica vive di relazioni, di ascolto e di responsabilità.

Cristina Achucarro

Ultimo aggiornamento: 10/07/2026 17:52