Friuli V.G.

Mosè Zamarian. Uno scrittore in divenire, un tratto dalle mille sfaccettature

di Monia Andri

CORDOVADO - Mosè Zamarian. Uno scrittore in divenire, un tratto dalle mille sfaccettature.
 
Questa volta non è stato un caffè ad approfondire la conoscenza culturale di questo giovane autore talentoso ma la passione di entrambi per la moto.
Mosè presentati liberamente ai miei lettori.
“Sono nato e cresciuto nella cosiddetta bassa friulana. I miei studi sono stati perlopiù indirizzati al tecnico sebbene da sempre coltivassi un interesse per la scrittura, forse derivante dal mio incontenibile desiderio d’inventare storie (anche per scherzo). Sono da sempre stato attratto dalla velocità e per questo le moto mi sono sempre piaciute, ma contemporaneamente ne avevo anche timore conoscendo la mia vena un po’ pazza, e quindi mi sono avvicinato a questo mondo solo dopo i trent’anni e poi di lì non mi sono più fermato; sono arrivato a cambiare fino a 7 moto in 10 anni pur non essendo di certo benestante…è proprio legato alla passione. Ora possiedo una BMW F 900 XR e devo dire che la trovo il giusto compromesso per divertirmi e non rischiare di farmi male.”
 
Cresciuto a Mussons con scuole a Morsano al Tagliamento. Vivi a Cordovado. Radici o una finestra aperta sul mondo?
“Innanzitutto mi piace sempre chiarire che mi sento originario di Mussons (anche se i miei sono tutt’ora residenti a Villanova della Cartera, ma per una questione di confine di soli 100 metri). Sono cresciuto in questo piccolo paese che mi ha dato ed insegnato tanto, con la fortuna d’avere il Tagliamento ad un solo chilometro in linea d’aria, che è stata la mia palestra naturale.
Il mio lavoro ed il mio desiderio di scoprire mi hanno spinto a viaggiare molto, quindi ho visto una bella fetta di mondo; ma alla fine, per quel che mi riguarda, si vuol sempre tornare a casa.”
Iniziamo da una delle tue ultime creazioni “Il senso del vuoto.”
 
Parlaci di questa fatica letteraria.
“Per me scrivere non è mai una fatica, è una passione e come tale (come la moto) mi viene naturale. Quello che non mi piace (e non farei mai) è legarmi ad un genere. Scrivo quello che mi va di scrivere quando mi va di scrivere, e questo vuol dire spaziare in vari generi così come avviene per le mie letture. Ma quasi tutti i miei libri sono incentrati sull’egoismo umano, che a mio modesto parere è la principale spinta che ha guidato l’uomo alle sue conquiste, buone o cattive che si vogliano considerare. Certo non è possibile identificarlo come un valore, eticamente parlando, ma qui la questione si complica e non è semplice spiegarsi in poche parole. Leggendo i miei libri, invece, si possono trovare esempi efficaci al riguardo.”
 
“Il senso del vuoto.” Ambientato nel post II dopo guerra ma attualissimo.
“E’ stato cronologicamente ambientato in quel contesto in quanto mi occorreva qualcosa di globalmente traumatico per spiegare qualcosa che in realtà può succedere in ogni tempo ed in ogni luogo. Ossia la mancanza di una guida durante la fase di crescita di un qualsiasi individuo. Sono infatti convinto che non sia una questione d’indole, né del luogo o del tempo dove si è nati. Se non si ha la fortuna d’avere un’adeguata famiglia che ti educhi correttamente o la frequentazione di un’onesta amicizia, qualsiasi individuo può prendere una brutta strada. Non è nostra unica scelta, non lo è mai. Siamo tutti quanti figli delle esperienze vissute e da queste, nolenti o dolenti, dipendiamo.”
 
Cos’è per te la scrittura? Come la definiresti?
“Senso di libertà innanzitutto, perché quando scrivi davvero puoi fare ed essere qualsiasi cosa, senza fare del male a nessuno. Attenzione, non è che non mi senta libero nella vita, anzi, ho sempre fatto quel cavolo che ho voluto. Ma quando si scrive si può molto di più, oltre qualsiasi legge scritta o non scritta e si può diventare qualsiasi personalità: dalla più sconosciuta, alla più importante del mondo. Poi, oltre al contenuto, c’è l’importanza della stesura. Per me scrivere è dare importanza ad ogni parola. Ogni parola ha un suo peso ed un suo suono (anche se rimane solo nella testa) che va contestualizzata ed armonizzata, così come immagino si crei una melodia.”
 
La maggior parte dei tuoi libri sono belli corposi. Parliamo anche dalle 300 alle 400 pagine. Hai tanto da raccontare. Una scrittura di getto o riflessiva?
“Il mio metodo è molto semplice e spontaneo. La storia nasce da sola, da situazioni che vedo svolgersi attorno a me anche solo come spettatore. Poi creo una sinossi relativamente breve, che però contiene inizio, svolgimento e conclusione. Dopodiché inizio a scrivere e, sembrerà impossibile, ma il romanzo si completa e si estende da solo. Non faccio nulla per arrivare a quelle 300 o 400 pagine, lo diviene da sé.”
 
Potrebbe spaventare il lettore medio e invece è la storia stessa che lo accompagna quasi ad andare sempre avanti, ad andare oltre. In tempo di comunicazione liquida e a volte sterile, questo è una capacita scrittoria brillante, non indifferente.
“Non bisogna fermarsi all’apparenza. E’ come quando dico che l’umanità è incentrata sull’egoismo. Più di qualcuno si potrebbe offendere e dire: cosa vuole questo, come si permette di darmi dell’egoista? Io non do dell’egoista a nessuno, non conosco ogni singola persona nel mondo. Ma vedo come si muove il mondo e dove spinge la marea, poi se una goccia nel mare si muove contro la marea non dirò mai che non è vero. L’importante è spiegare con logica un concetto, poi se qualcuno non lo condivide ci sta e dev’essere così.”
 
Ti ricordi, qual è stato il tuo primo scritto?
“Il primissimo non saprei, se ci si vuole spingere con la memoria anche alle poesie che si scriveva da piccoli. So solo che mi è sempre piaciuto scrivere, ma ho una pessima calligrafia e quindi per scrivere il mio primo romanzo – Il Sorriso del Diavolo - ho atteso di potermi permettere l’acquisto di un computer. Per dare un’idea era un romanzo che nella testa l’avevo scritto a soli 19 anni, ma l’ho messo su carta solo a 27 anni, avendo iniziato a scriverlo a 25. Una volta ero molto più lento, ora se sono in vena un romanzo da 300 pagine lo scrivo anche in tre settimane (vedi Il Droghiere).”
 
La condivisione di questa tua arte scrittoria con il pubblico?
“Molto, molto difficile. Ci sarebbe da spiegare per ore le difficoltà che affronta un aspirante scrittore nel trovare un serio editore, ma d’altro canto capisco anche gli editori che si trovano migliaia di manoscritti che gli piombano sulle scrivanie ogni settimana. Come fanno a leggerli tutti? Impossibile. Questo è il grande limite. Io ho avuto la fortuna d’essere pubblicato, gratuitamente (da non sottovalutare), da un editore romano: la Arduino Sacco, per il mio secondo romanzo Occhio Bianco. Purtroppo però si tratta di una realtà piccolina che non ha la forza pubblicitaria di una Mondadori (per fare un esempio). Quindi si finisce che ti leggono solo quelli che ti conoscono personalmente. Dopodiché mi sono auto pubblicato attraverso un noto e-commerce, ma manca sempre la spinta pubblicitaria: perché (si chiede per certo il lettore) dovrei acquistare questo qui? Chi è, e cosa mi può dare rispetto ad un altro (famoso)?"

Usi dunque le piattaforme social per la pubblicazione dei tuoi libri. Come mai? E perché non una edizione cartacea?
“Uso un noto e-commerce che ad ogni modo permette d’acquistare anche l’edizione cartacea. Rimane il fatto che è una bella fatica, soprattutto perché ti devi fare tutto, ma proprio tutto, da solo. Copertina, editing, pubblicità, tutto. Per l’editing non è un problema, anzi, personalmente mi vanto che i miei romanzi, belli o brutti che vengano giudicati, sono miei al 100%. Il resto, sono sincero, mi pesa un po’. Non è il mio pane.”
 
Quanti libri hai pubblicato finora?
“Siamo a quota nove. Di vari generi che spaziano dall’avventura, al formativo, all’horror, thriller, noir, fantasy e ancora.”
 
Siamo di fronte ad uno scrittore prolifico. Hai una musa ispiratrice? Quanto di biografico entra nelle tue opere?
“La mia musa ispiratrice è la società che mi sta attorno, mi piace osservare ed ascoltare e per questo spesso mi muovo da solo ed in posti dove magari non mi conoscono altrimenti quello che parla sono io, che sono un chiacchierone. Di biografico non c’è nulla, ma mi piacciono gli aneddoti. Spesso, a tradimento, magari inserisco episodi di vita personale successi (ma solo quelli simpatici) e allora chi mi conosce, magari i miei amici o la mia famiglia, li riconoscono.”
 
E in cantiere?
“Ho diverse sinossi pronte; e storie in sé, senza presunzione, potrei dire che me ne escono a centinaia ogni giorno. Il problema è il tempo. Ho la fortuna d’aver sempre lavorato per mantenermi ma contestualmente mi limita del tempo libero per questa passione.”
 
Quale fra le tue fatiche letterarie consiglieresti e perché?
“Io stesso non saprei scegliere. Sono appassionato di musica ed ascolto ogni genere. E penso si possa ascoltare una traccia diversa secondo il contesto e l’emozione che si sta vivendo in un determinato periodo. Questo vale per la musica ed anche per i libri. In questo senso, come detto, scrivo vari generi e quindi si possono ben integrare all’attitudine del momento.”
E io prossimamente vorrei leggere anche “Il Sorriso Del Diavolo”. Come da promo “Il racconto è ambientato in un passato indefinibile, ma non poi molto lontano per avvenimenti e pensieri al quotidiano. Il protagonista, William, racconta se stesso presentandosi come l’emblema della mediocrità.” E poi sopraggiunge … “una verità sconcertante…”. Accattivante già dalla prima impressione.
 
Cosa ne pensi? Ho scelto bene?
“E’ il mio primo romanzo e vale quanto ho dichiarato poc’anzi: se senti che è quello giusto, va bene. E’, tra l’altro, quello che giudico come più “completo” e non aggiungo altro…”
 
Poi ora che ti ho scoperto proseguirò senz’altro nella lettura degli altri e dei prossimi.
Oltre alla scrittura, l’interesse anche per la pittura. Da sempre o una scoperta recente?
“Mi ritengo una persona obiettiva anche se posso sembrare arrogante alle volte, e ti posso dire senza dubbio d’essere un pessimo pittore (mentre ritengo d’essere un discreto scrittore, avendo letto anche molto è quindi ho il comparativo). Ma anche qui si tratta di una valvola di sfogo per la mia fantasia, credo di averne oltre 40 di quadri.”
 
Cosa ti regala di diverso o in più il tratto su tela dallo scrivere?
“Non lo so, forse i colori anche se esistono in senso astratto anche nella scrittura o forse l’impetuosità e l’istantaneità (vedi il piacere della velocità descritto per le moto) che trovo nella pittura. Difficilmente impiego più di mezz’ora nella realizzazione di un quadro. Per un romanzo ci vuole molto di più, soprattutto per la parte relativa alle correzioni ed anche perché sono un perfezionista nella scrittura.”
 
Manager e artista a questo punto. Concludo l’intervista riprendendo da dove abbiamo iniziato. Il protagonista Silvio de “Il senso del vuoto” è spesso ad un bivio. Ma Mosè Zamarian ha deciso che cosa farà da grande?
“Ma magari…a parte gli scherzi, penso che pochi lo sappiano e sinceramente non m’interessa. Ho sempre vissuto alla giornata, che per molti può apparire come un’attitudine superficiale, ma non per me. L’importante è vivere al meglio seguendo le proprie pulsioni, senza rompere le scatole a nessuno. Io ci provo, per quanto possibile.”
 
Mandi Mosè e “Buona lettura” a tutti.
 
Monia Andri




Ultimo aggiornamento: 08/12/2025 15:02