Belluno

Nel cuore del Cadore: viaggio nel distretto degli occhiali tra orgoglio, crisi e resistenza artigiana

di Enrico Popolo

Questa settimana ho voluto visitare una delle realtà simbolo del nostro territorio per conoscere da vicino le sue potenzialità e le sue criticità: la filiera dell’occhiale cadorino. Come candidato consigliere regionale dei Popolari per il Veneto per la provincia di Belluno, ritengo fondamentale ascoltare chi ogni giorno tiene in vita l’economia delle nostre vallate e affronta in prima persona le sfide della montagna produttiva.

Il distretto degli occhiali del Cadore rappresenta da decenni il cuore pulsante di questa identità: un’eccellenza che ha creato lavoro, competenze, innovazione e un marchio riconosciuto nel mondo. Un patrimonio che, però, negli ultimi anni ha dovuto affrontare una flessione significativa, con ricadute profonde sul tessuto sociale e professionale delle nostre comunità.

La mia visita si è concentrata sull’azienda di Benvenuto Traina, imprenditore e artigiano di Lozzo di Cadore, figura storica e molto conosciuta. La sua realtà produttiva incarna al meglio la cultura del saper fare cadorino: un’azienda autenticamente artigiana, radicata nel territorio e a conduzione prevalentemente familiare, dove ogni fase della lavorazione dell’occhiale viene eseguita interamente in loco.

Un modello che si distingue nettamente da quelle aziende che hanno scelto di esternalizzare la manodopera in Paesi asiatici, soprattutto in Cina, per poi riportare il prodotto in Italia e marchiarlo come eccellenza locale — pur avendo perso quasi ogni legame con il territorio, tranne l’etichetta.

La testimonianza di Traina restituisce un quadro chiaro delle sfide quotidiane: una concorrenza internazionale sempre più aggressiva, la pressione della manodopera a basso costo, la difficoltà di mantenere quegli standard qualitativi che per decenni hanno reso grande il nome del Cadore.

Ascoltare queste realtà significa comprendere bisogni autentici e criticità reali. Significa ribadire che il Cadore merita politiche serie, concrete, pensate per difendere il lavoro locale, sostenere chi produce qualità e rilanciare un comparto che non è solo un settore economico, ma parte viva della nostra identità montana.

Il futuro del Cadore passa dalla capacità di riconoscere, valorizzare e difendere il talento che qui è nato. Ma servono scelte chiare, non slogan. Per questo ritengo necessario mettere in campo misure concrete: incentivi regionali per le aziende che producono davvero in loco, una certificazione trasparente “Prodotto in Cadore” per distinguere l’autentica artigianalità dalla semplice etichettatura, percorsi di formazione tecnica per trattenere e creare nuova manodopera qualificata, agevolazioni mirate per chi opera in montagna e un accesso facilitato ai fondi europei per innovare i processi produttivi.

Sono interventi essenziali per dare fiato alle nostre imprese e garantire un futuro al distretto. Perché il Cadore non chiede assistenza: chiede strumenti per continuare a essere una terra che crea valore, lavoro e identità.

Ultimo aggiornamento: 07/12/2025 19:41