Editoriali

Oltre la Terra: a cosa servono i viaggi nello spazio

di Franco Giuseppe Gobbato

Credo sia naturale per tutti noi esserci chiesti, almeno una volta nella vita, il motivo per il quale si investono montagne di denaro sullo spazio. In realtà le ragioni sono molteplici, curiose e, in un certo qual senso, vitali.


Innanzitutto, cosa impensata, l'investimento nello spazio rappresenta un motore economico globale ad altissimo rendimento che genera tecnologie rivoluzionarie, stimolando la New Space Economy verso un mercato in forte espansione basato su infrastrutture satellitari, capitali privati e nuove catene del valore. Questo settore promuove il ritorno economico e commerciale attraverso l'espansione del mercato spaziale globale, il potenziamento della connettività con migliaia di satelliti, il passaggio a un libero mercato e lo sviluppo di ambiti come il turismo suborbitale e la robotica lunare.


Le ricerche spaziali producono inoltre innovazioni applicate nella vita quotidiana fornendo GPS e telecomunicazioni per la logistica, dispositivi personali derivati dai sensori fotografici e Wi-Fi, e materiali avanzati. Parallelamente, le attività orbitanti garantiscono il monitoraggio del pianeta e la sicurezza attraverso satelliti efficaci contro i cambiamenti climatici, sistemi di previsione dei disastri in tempo reale e infrastrutture strategiche per la geopolitica e la difesa.


Inoltre, la ricerca scientifica e il futuro dell'umanità traggono beneficio dalla medicina in microgravità sulla Stazione Spaziale Internazionale per studiare l'invecchiamento cellulare e sviluppare nuovi farmaci, oltre a puntare sulla preservazione della specie contro le minacce cosmiche.


L'Agenzia Spaziale Europea gestisce un portafoglio di missioni all'avanguardia basato su dei pilastri strategici per invertire la rotta nei prossimi decenni e prevenire l'inabitabilità precoce del pianeta, coordinando programmi di punta come la sonda Hera verso l'asteroide Dimorphos per la difesa planetaria, BepiColombo per l'esplorazione di Mercurio e il telescopio Euclid per mappare l'universo oscuro. L'ESA supervisiona anche l'osservazione della Terra e il clima tramite il programma Copernicus e missioni dedicate come FLEX, Sentinel-3C e FORUM; oltre a curare infrastrutture, navigazione e autonomia con il programma Galileo e i vettori Ariane 6 e Vega-C, e a sostenere i voli abitati e la ricerca in microgravità con la missione εpsilon e i Moduli di Servizio Europei per la navicella Orion.


Inevitabile analizzare i tempi di inabitabilità della Terra che distinguono due scenari. Uno a breve termine legato alla tendenza antropica dei cambiamenti climatici, che tra poche centinaia di anni renderà il pianeta ostile a causa del superamento del limite della temperatura a bulbo umido, del collasso degli ecosistemi e dei punti di non ritorno. L’altro a lungo termine della fine astronomica della vita tra circa un miliardo di anni per l'aumento della luminosità solare, l'evaporazione degli oceani e la fine della fotosintesi.


Per mitigare questi impatti climatici, i modelli scientifici e gli Accordi di Parigi indicano la necessità di limitare il riscaldamento globale attuando la transizione energetica, riducendo le emissioni di metano, rimuovendo la CO2 dall'atmosfera e modificando i consumi tramite scenari socio-economici di riferimento. Questi ultimi sono il percorso sostenibile SSP1, con investimenti che si spostano verso tecnologie pulite, l'efficienza energetica e l'uguaglianza globale per emissioni che scenderanno a "Net Zero" intorno al 2050; la via di mezzo SSP2, con tendenze sociali ed economiche che seguono i modelli storici, pertanto la transizione avverrà ma a rilento e questo è il percorso più vicino alle attuali politiche dei governi mondiali; infine lo sviluppo fossile spinto SSP5, ossia uno sviluppo economico accelerato ma basato sull'uso intensivo di carbone e petrolio innescando l'inabitabilità di molte aree terrestri entro un paio di secoli.


Per garantire invece un futuro a lunghissimo termine, gli scienziati cercano esopianeti abitabili situati nelle zone più vicine alle proprie stelle utilizzando metodi di rilevamento indiretti come il transito e le velocità radiali, avvalendosi di strumenti come i vari telescopi in orbita, e dando la caccia a firme biologiche nei sistemi più promettenti. Per superare le enormi distanze interstellari, si studiano tecnologie teoriche di propulsione a velocità relativistiche come le vele solari laser e la propulsione nucleare a impulsi o a fusione, affiancate da metodi di preservazione dell'equipaggio umano come l'ibernazione e il torpore indotto o le navi generazionali.


Secondo gli studi attuali l'esodo spaziale avverrà gradualmente attraverso la fase interplanetaria con le basi lunari e le colonie su Marte nei prossimi decenni, seguita dall'industrializzazione del Sistema Solare e infine dal viaggio interstellare verso altri sistemi stellari dopo secoli.


Tuttavia, per vivere a lungo nello spazio occorre superare barriere biologiche critiche causate dalla microgravità, come il collasso muscolo-scheletrico e l'atrofia ossea, la sindrome neuro-oculare dovuta al ristagno di fluidi, l'atrofia cardiovascolare e l'anemia spaziale, il silenzio del sistema immunitario e l'esposizione alle radiazioni cosmiche, trovando una soluzione definitiva nello sviluppo di sistemi di gravità artificiale basati su moduli rotanti.


In poche parole, prima o poi l’uomo dovrà abbandonare l’amata Terra e, se riuscirà a farlo nel tempo necessario per non estinguersi come specie, dovrà essere grato agli sforzi che oggi si fanno in campo spaziale.

Ultimo aggiornamento: 11/10/2026 21:17