Editoriali

Oltre la violenza giovanile: cause, baby gang e sfide sociali nel dibattito italiano

di Franco Giuseppe Gobbato

La violenza giovanile si configura come un fenomeno complesso, sintomo di un profondo disagio emotivo, solitudine e di vuoti educativi e relazionali che spinge i giovani a ricercare aiuto e visibilità. Le cause principali risiedono nell'analfabetismo emotivo, che impedisce ai ragazzi di gestire la frustrazione e la rabbia repressa. Ma non solo anche nella fragilità e nei vuoti educativi dovuti alla crisi dei legami familiari e alla perdita di autorevolezza degli adulti, e, in ultima analisi, anche nell'impatto dei social media e degli algoritmi che esasperano l'isolamento monetizzando contenuti polarizzanti.
 

A ciò si aggiungono l'uso precoce di sostanze e di armi bianche come scudo contro le insicurezze, nonché la povertà educativa e la marginalità derivanti dalla mancanza di spazi sani e dall'abbandono scolastico. Le manifestazioni di tale violenza si articolano in forme decisamente diverse che sono fisiche come risse e bullismo, sono psicologiche e digitali come il cyberbullismo, sono atti contro il patrimonio e forme auto-dirette come l'autolesionismo e il ritiro sociale.
 

All'interno di questo scenario si inseriscono a pieno titolo le baby gang, gruppi fluidi e privi di una struttura gerarchica solida formati da minori e giovani adulti tra i 10 e i 22 anni. Secondo uno studio queste bande si distinguono per una struttura orizzontale basata sul bisogno di appartenenza, un'eterogeneità sociale che unisce contesti marginalizzati a famiglie benestanti, il controllo territoriale di piazze e zone della movida, e una cultura dell'esibizione finalizzata a ottenere un riconoscimento. Il legame con i social media agisce da cassa di risonanza attraverso la spettacolarizzazione della violenza, la ricerca di visualizzazioni e like come moneta di visibilità, e un reclutamento rapido tramite chat. I dati del Ministero e di Openpolis evidenziano un incremento di risse, lesioni, rapine, porto d'armi e vandalismo rispetto al periodo pre-pandemico, a cui le istituzioni hanno risposto con misure penali più severe introdotte dal decreto Caivano, sanzioni per la responsabilità genitoriale e controlli digitali.
 

Il dibattito politico e le soluzioni introdotte si suddividono tra interventi pratici immediati sul territorio, come il Daspo urbano, i presidi interforze, il controllo della movida e i patti per la sicurezza, e visioni contrapposte tra le forze politiche. Il centrodestra predilige un approccio basato sul rigore normativo, sull'inasprimento delle pene, sull'introduzione di reati specifici per il porto d'armi, sulle sanzioni penali per i genitori inadempienti e sulla sospensione dei sussidi per le famiglie in caso di abbandono scolastico. Al contrario, il centrosinistra punta sulla rimozione delle cause strutturali attraverso scuole aperte a tempo pieno, l'istituzione di uno psicologo scolastico e di base, l'impiego di educatori di strada e la riqualificazione delle periferie. Nel settore digitale, inoltre, si discute sull'introduzione di parental control obbligatori, sistemi di age verification tramite SPID o documenti per i minori di 14 anni e accordi per la rimozione rapida dei contenuti illeciti.
 

Un modello di recupero fondamentale è rappresentato dalla giustizia riparativa promossa in Europa, che mira a sostituire il carcere con percorsi educativi e lavori socialmente utili. L'Italia adotta la Messa alla Prova, uno strumento d'eccellenza che sospende il processo penale subordinandolo a studi, volontariato e lavori, pur risentendo di tempi burocratici più lunghi rispetto ai modelli nordeuropei.
 

Vale la pena sfatare o meglio chiarire anche un credo che serpeggia fra la gente e cioè che questa situazione veda quali protagonisti più stranieri che italiani. Dal punto di vista demografico, le denunce e gli arresti under 18 mostrano un sostanziale equilibrio numerico tra italiani e stranieri, attestandosi intorno al 50% ciascuno, sebbene i minori stranieri abbiano registrato una crescita del 75% dal 2010 al Centro-Nord e siano più frequentemente segnalati per reati di strada come furti e borseggi. Tale parità nelle denunce si rovescia all'interno degli Istituti Penali Minorili, dove i detenuti stranieri costituiscono il 60%-65% della popolazione carceraria a causa della mancanza di una rete familiare idonea a sostenere misure alternative e dell'impossibilità di accedere facilmente ai percorsi di Messa alla Prova.

Infine, la questione dei giovani italiani di seconda generazione. Tasto dolente che mette in luce una zona d'ombra giuridica e sociale, poiché tali ragazzi sono spesso catalogati come stranieri fino alla maggiore età pur essendo culturalmente italiani. Essi affrontano un forte conflitto identitario segnato da una doppia non-appartenenza. Vivono in una marginalizzazione percepita e inevitabilmente ricercano un riscatto sociale distorto tramite l'adesione alle baby gang, inserendosi in gruppi urbani misti insieme agli autoctoni. Questa vulnerabilità è aggravata da alti tassi di dispersione scolastica e isolamento urbanistico nelle periferie.
 

Il dibattito politico su tale tema vede il centrosinistra favorevole a una riforma della cittadinanza tramite lo Ius Scholae o lo Ius Soli temperato come misura di inclusione e prevenzione, mentre il centrodestra ritiene che la cittadinanza non sia una soluzione automatica al disagio, focalizzandosi invece sul primato della sicurezza, del rispetto delle leggi e del contrasto all'illegalità.

La vera svolta si avrà quando la politica prenderà una decisione che possa essere risolutiva e garantista.

Ultimo aggiornamento: 14/10/2026 19:54