Editoriali

Riflessioni sul 25 aprile

di Emilio Del Bel Belluz

In questi giorni, riordinando la mia biblioteca, ho rivisto alcuni articoli, riposti in un libro, che trattavano della seconda guerra mondiale. Un testo che mio padre mi aveva donato e al quale ero molto legato. Si trattava del libro di Giorgio Pisanò La generazione che non si arrende

Uno di questi articoli era di Franco Pagliano che recensiva un libro scritto da un reduce della guerra, in cui si raccoglievano le sue esperienze più importanti di quel periodo, come la sua scelta di combattere dopo l’8 settembre 1943 con quelli della Repubblica di Salò. L’autore del testo Marcello Zanfagna scriveva: “Avevo vent’anni: e pensavo che una guerra si può anche perdere, ma che si deve perderla con onore ; che non si passa da una trincea all’altra dall’oggi al domani; che non si tradiscono i morti per ingraziarsi i vivi che vincono; che non si tradisce la parola data; che non si può dire a chi ha creduto in una causa e per essa si è battuto: abbiamo scherzato, mettiamoci da quest’altra parte”.

Marcello Zanfagna nato a Napoli il 16 agosto 1922, aveva la stessa età di mio padre e non aveva rinnegato la sua scelta, non si era lasciato andare a scuse, il suo desiderio di combattere per il Duce e per la costituita Repubblica Sociale era stato sincero. E non bisogna dimenticare che furono migliaia di uomini e donne che avevano creduto che questa fosse la scelta più giusta e allo stesso tempo avevano capito che la strada da percorrere non era in discesa. Quello che avevano nel cuore era la volontà di rispettare i loro ideali. Era stata una guerra che aveva portato a tanti lutti, e che era continuata anche dopo la fine. Furono tante le vendette dei partigiani su uomini che avevano come unica colpa quella di vestire la divisa della RSI. 

Qualche volta ne avevo parlato con mio padre che, dopo l’8 settembre 1943, era stato fatto prigioniero dai tedeschi e aveva trascorso due anni in Prussia. Mio padre che diventava malinconico, pensando alla guerra, non smetteva mai di dire che era stato fortunato. La sua fortuna mi diceva consisteva nel fatto che, se non fosse stato fatto prigioniero dei tedeschi, lo avrebbe aspettato la guerra partigiana. Ripeteva che non aveva mai fatto del male a nessuno, aveva preferito subirlo, perché chi commette il male non ha la coscienza a posto. Queste sue parole si riferivano ad alcuni partigiani che aveva conosciuto, e che dopo la guerra avevano vissuto in modo inquieto, tormentato e senza pace. La morte per molti di loro fu atroce, il male che si fa ti torna indietro. Sono passati molti anni da allora e, pare impossibile, ma quei camerati uccisi da partigiani non possono venire ricordati neppure con una Santa Messa. Certi sacerdoti temono di prendere posizione avversa al pensiero dominante. 

L’autore del libro Marcello Zanfagna scrisse la sintesi del suo pensiero con queste parole: “Io considero miei fratelli i soldati che si batterono sull’altra barricata; parlo di soldati e non di delinquenti comuni, che non sono mancati né da una parte né dall’altra. Con gli altri, sia ben chiaro, con quelli che banchettarono ieri, come ancora oggi banchettano sulle sciagure della Patria, non abbiamo niente in comune” . Il mio pensiero va a tanti che sono caduti con onore e nono vengono ricordati nemmeno con un fiore. Non hanno mai avuto una croce sopra la loro tomba, ma il buon Dio non fa distinzioni e li ha accolti. La guerra della sinistra non finirà mai e c’è una destra impaurita e silenziosa che non sa onorare quei caduti che hanno combattuto un tempo per la stesso movimento politico. 

Davanti a me ho uno scritto che ho trovato in una rivista di un tempo che recita: “Il Cristo delle Ande è l’altissima statua che sorge su una montagna alla frontiera tra il Cile e l’Argentina, è un simbolo di pace tra i due Paesi. Per rafforzare questa idea, la statua è stata fusa con il bronzo ricavato dai cannoni usati dai soldati cileni e argentini”. Nella mia terra mi piacerebbe mettere una grande croce che toccasse il cielo, e che potesse rappresentare finalmente la parola pacificazione.
Emilio Del Bel Belluz

Ultimo aggiornamento: 27/02/2024 18:01