Friuli V.G.

Un raggio di sole a Isernico, 101

di Monia Andri

RIVIGNANO TEOR - 101. Un raggio di sole nel Bosco incantato di Flambruzzo. Un universo a sé dove il tempo e lo spazio sembra essere sospeso.

C’era una volta, una località denominata il Bosco. Si trovava nei pressi di un fiume di risorgiva, l’Anaxum. Ad accompagnarci in questo mondo quasi magico sarà proprio 101.

101 è un possente cavallo norico
Il nome fa riferimento ovviamente al film d’animazione “La carica dei cento e uno” del 1961. Un classico di Walt Disney che ha incantato il pubblico per generazioni. Un nome appropriato, se non altro per il suo originale mantello maculato. “E’ nato il 10 giugno 2005 ed è arrivato a “Isernico” da un noto allevamento di San Daniele del Friuli intorno al 2014. Subito lo si attaccò e subito si comportò bene. Sarebbe stato impegnato nelle passeggiate in carrozza da abbinare alla gita in barca con lo “Sbordon” nel contesto dell’Anaxum.” E così è stato.
Ovviamente il “cocchiere” aveva seguito un corso di guida per la carrozza nel lontano 2012 a Palmanova, corso con tanto di attestato finale. 101 da giovane è stato un pochino effervescente ma fin da subito spiccava per la sua intelligenza. Molte le passeggiate organizzate verso i biotipi, ad esempio di Flambro e Virco.
Ogni percorso è una passeggiata esperienziale, immersiva. Un procedere lento e riflessivo. Si può godere di un paesaggio eccezionale, ascoltare la natura che si manifesta a noi nelle sue molteplici sfaccettature, conoscere storie e personaggi fantastici.
Essenzialmente su questo mezzo di altri tempi “i ragazzi attivano o meglio ri-attivano i sensi, come l’udito quando da dietro la struttura medievale si va verso il Bosco, dal movimento delle ruote sull’asfalto al contatto con il ferro dello zoccolo del cavallo. Un sincronismo melodico. Poi quando si soggiunge sulla strada bianca iniziano le vibrazioni che dal terreno salgono fin sulla struttura. Da meditare poi gli atti esecutivi ancestrali del cavallo domato, una sonorità arrivata fino a noi. E poi il profumo del cavallo stesso.”
Quando lo vidi affacciarsi per la prima volta dalla scuderia mi apparve subito possente, fiero ma dal piglio socievole. Chiesi al proprietario se avesse mai contato effettivamente le macchie sul suo bellissimo mantello. Con fare serio rispose che non l’aveva ancora fatto.
Sinceramente però osservandolo poi galoppare anche giocoso all’interno del recinto sui prati stabili al tramonto, era palese, affettuosamente per me sarebbe stato, il Raggio di sole su “Isernico”, anche nell’angolo più buio delle notti invernali e fra le nebbie dei cuori.
Ho incontrato 101 in primavera. Ho imparato a conoscerlo i mesi successivi. Ho scoperto che a lui piacciono le zucchine e le carote e che a volte all’imbrunire ancora un guizzo indomito lo porta a manifestare qualche capriccetto per essere costretto a rientrare. Lavoratore certosino, amato dunque da adulti e piccini, accompagna in carrozza i viandanti nelle terre di risorgiva costeggiando l’Anaxum. Un’ oasi di biodiversità con numerose specie vegetali e animali.
 
La carrozza
Per un animale così speciale occorreva una carrozza straordinaria. “La carrozza ha un rapporto uno a 8. Non è un attacco singolo ma un attacco duplice con 101 a destra. Si tratta di un pezzo unico, artigianale. E’ soggiunta 12 anni fa, conosciuta tramite gli amici di AFAC, ovvero l’Associazione Friulana Appassionati Carrozze.
Omologata per sei persone posteriore e due davanti di cui una, la “guida” che narra sulle peculiarità locali e l’altra il “cocchiere”.

La passeggiata
Siamo qui ad un incrocio protostorico che collegava antiche vie, frequentato da genti di ogni dove, ricco di storia locale che si ingarbuglia con le Storie con la S maiuscola. Testimoniato come tale in diversi documenti e mappe, oggi non ci soffermiamo su dove ci troviamo ma su dove siamo diretti.
Varchiamo dunque questa soglia fra incanto e realtà, rispettosamente quasi in una sorta di timore reverenziale, verso il misterioso mondo di 101. E’ una grande emozione. E ci prepariamo ad una esperienza senz’altro suggestiva che combina l’amore per la natura e il territorio, la passione per la storia e le testimonianze di una arcaica dedizione per antichi mestieri. Coraggiosamente saliamo in carrozza con la curiosità di chi è avido di volerne saperne di più.

E’ tempo di vendemmia
101 ci porta da quello che rimane di un antico borgo medievale ad un adiacente secolare vigneto. L’erbetta tagliata da poco qui ha un sapore inebriante. Il chiaro scuro fra il fogliame è una sottile vibrante appena percepibile energia aurea. L’incedere sicuro e armonioso di 101 è rassicurante. E poi il bisbiglio del vento, le olle che gorgogliano e le ultime cicale che stridono… flora e fauna in un’orchestra che suona all’unisono. Qualcuno si mette in mostra, è un giovane inesperto capriolo. E poi ecco i filari. Una vigna curata da sapienti mani, dalla saggezza di generazioni altre e sopravvissuta fino a noi. Tuttora preservata e valorizzata. Rappresenta un patrimonio di valore inestimabile, custode silenziosa dell'evoluzione della viticoltura. Accanto dunque alla struttura medievale è arrivato fino a noi uno stupendo vigneto composto da secolari varietà autoctone, di inizio '900 da 0,3 ettari.
Viene citato sia in libri dedicati come in ENOS COSTANTINI, CLAUDIO MATTALONI E CARLO PETRUSSI, La vite nella storia e nella cultura del Friuli, Udine, Forum editrice, 2007, Vol I, p. 45 e sia censito tutt’oggi nelle migliori riviste del settore, ad esempio in BEPI PUCCIARELLI, Le monografie di Civiltà del bere. Censimento delle Vecchie Vigne, Milano, Editoriale Lariana Srl, 2024, p. 29.
Desidero riportare qui questa frase significativa tratta proprio da La vite nella storia e nella cultura del Friuli che rende l’idea dell’importanza cruciale di questi ambiti: “Le vecchie vigne vanno pertanto individuate e salvaguardate, anche per fini genetici, in quanto sono spesso costituite da antiche varietà autoctone…”

Lavorare fra i filari in questo vigneto è “avere la fortuna di essere isolati nel mezzo della natura con piante che trasudano storia, ogni pianta ha una sua conformazione geometrica diversa. Si spera sempre che la pianta non venga a mancare. Oggi in un’epoca diversa, nelle nuove generazioni si hanno forme semplicemente quadrate e monotone. Qui bisogna applicare un’altra metodologia di potatura che va pensata nella sua interezza dalle radici, alla pianta, ai grappoli d’ uva. Anche la linfa che scorre va equilibrata.”

Ecco allora che la vendemmia assume un significato preciso “si ha la consapevolezza di raccogliere grappoli da un vitigno antico, paragonandolo alle persone, con un DNA anziano, la resa è relativamente esigua ma importante qualitativamente. Specialmente i rossi autoctoni vendemmiati a settembre hanno una qualità particolare data proprio dal microclima del contesto del fiume Stella. E’ una vendemmia fatta con delicatezza. Si aspetta proprio l’autunno per entrare nel vigneto e poi la potatura va fatta con la massima attenzione. La complessità di aromi e sapori che trasuda questo vino, è peculiare.”

Una conferma che si tratti di una terra, certo che richiede dedizione e impegno, ma da sempre generosa, lo apprendiamo da fonti storiche, come ripreso anche in BARBARA CINAUSERO HOFER, ERMANNO DENTESANO, Isernico: ipotesi di localizzazione, Latisana, La Bassa, 2014, p. 18 specificatamente attraverso questo passaggio relativo al Catastico del 1681 “E’ posta la villa di Isernich appresso il Stato Veneto in confin del fiume Stella sotto la Giurisdiz, dell’Ill. mo sig.re Fran.co Codroipo, fa biade, et vini buoni, risi et fieni”.
 
Proseguendo l’itinerario
“Si possono osservare queste caratteristiche naturalistiche tipiche della pianura padana tra Flambro, Sterpo e Flambruzzo, ma con qualcosa di più; un sito eccezionale con piccoli appezzamenti di terreno con testimonianze residue di centuriazione romana, un brillante verde con toni oggi autunnali fra i boschi planiziali ripariali.” E ancora “le giovani piante che hanno implementato il Parco Comunale dello Stella che si mescolano con le autoctone, un gioco di forme e colori sugli appezzamenti terrieri”… - che ipnotizzano. “Le falde acquifere in cui si specchiano narcisi l’ontano, e ancora i platani, i roveri, i faggi e i salici piangenti. Dietro questa dimora storica verso i paddocks, fino alla fine degli anni 80, tutto era composto da seminativo e poi è stato trasformato in prati stabili. I prati stabili e la frescura degli alberi vigorosi con le falde di risorgive anche in estate permettono alla terra di non soffrire la calura come in altre zone.”
Scendendo dalla carrozza si prosegue poi a piedi nel Bosco. E “ancora lungo lo Stella ci sono degli avvallamenti geometrici inerenti al recupero d’argilla dell’antica Fornace Romana. Un’area dai confini antichissimi con ancora questo boschetto integro. Alcune documentazioni indicherebbero anche la presenza di strutture religiose.”
Un patrimonio naturalistico, paesaggistico e non solo, semplicemente da amare.

Termine del percorso
Rientrando, ancora uno sguardo indietro, quasi a voler catturare l’attimo, la magia. Ma il saggio 101 sa che deve procedere, deve rincasare dalla sua Regina del Bosco. A 101 una carezza; un incantesimo. Alla prossima passeggiata, Raggio di sole!

Con stima si ringrazia per la gentile collaborazione, l’appassionato di storia locale, Cristian Bernardi.

Monia Andri

Ultimo aggiornamento: 07/12/2025 19:41