Tra le tante password in circolazione, una in particolare, se disponibile, lascerebbe quantomeno un po' perplessi: quella che consentisse l'accesso a una dimensione dell'essere completamente opposta alla nostra abituale, cioè a una quotidianità fatta di speranze e delusioni, soddisfazioni e contrarietà, meriti ed errori, benessere e malattia.
In poche parole, una dimensione dell'essere fatta di felicità, quiete e immortalità, uniforme, totale e senza esclusione alcuna.
Qualcuno farebbe una scelta impulsiva per avventurarsi nella novità di un'emozione singolare e inaspettata, ma forse altri vi rinuncerebbero, nel timore di perdere la propria individualità, anche se costellata di limiti, sbagli, contraddizioni e sofferenza.
Non siamo esercitati, né addestrati a una felicità ininterrotta, senza limiti, senza inizio e senza fine. Non mancherebbe, quindi, la perplessità di ricorrere a una password molto impegnativa, che solo una fede in Dio, congenita e acquisita, consentirebbe di utilizzare a ragion veduta e senza dubbi di sorta.