Editoriali

Oltre le Barricate: viaggio nella galassia tra anarchismo e movimenti antagonisti

di Franco Giuseppe Gobbato

Gli ultimi eventi, oltre a tutti quelli che già abbiamo vissuto ad ogni manifestazione pubblica di importanza nazionale o di protesta, mi hanno incuriosito e quasi obbligato ad approfondire la galassia frammentata dell'anarchismo contemporaneo e dei movimenti antagonisti, cercando di comprenderne le correnti, le pratiche quotidiane, le mobilitazioni di piazza e i sistemi di autofinanziamento. Innanzitutto, il mondo anarchico e quello antagonista non costituiscono un blocco unico, bensì galassie suddivise in diverse correnti ideologiche e operative.
 
In cosa credono? Gli anarchici, com'è storicamente risaputo, rifiutano ogni forma di autorità statale, gerarchia e istituzione politica, promuovendo l'autodeterminazione, l'autogoverno dal basso e la cooperazione volontaria.

L'anarchismo contemporaneo si divide fondamentalmente in due grandi aree. Da un lato vi è l'area sociale e istituzionale degli "organizzativi", che rifiuta la violenza clandestina e punta sul dialogo sociale, sull'educazione, sulla propaganda e sul sindacalismo di base. Questa frangia comprende gli anarco-comunisti e i socialisti libertari, rappresentati in Italia dalla Federazione Anarchica Italiana, che promuove la gestione collettiva dei mezzi di produzione tramite strutture federative aperte e gli anarco-sindacalisti, attivi con sindacati autogestiti come l'USI e focalizzati sulla lotta sul posto di lavoro mediante scioperi e azione diretta.
 

Dall'altro lato vi è l'area insurrezionalista e individualista degli "anti-organizzatori", che rifiuta le strutture formali, i partiti e i sindacati, organizzandosi in gruppi di affinità informali e temporanei. Di questa area fanno parte: gli anarco-insurrezionalisti, convinti che la rivoluzione si prepari distruggendo subito le strutture del potere come banche, caserme e istituzioni, i quali, a loro volta, includono frange violente come la Federazione Anarchica Informale e il Fronte Rivoluzionario Internazionale, legati anche alle vicende di Alfredo Cospito; gli ecologisti radicali o eco-anarchici, opposti al capitalismo industriale, alle grandi opere e alla distruzione ambientale; e, su un versante economico opposto, gli anarco-capitalisti, corrente filosofico-economica che rifiuta lo Stato esaltando la proprietà privata e il libero mercato assoluto, con un riferimento internazionale rintracciabile in figure come Javier Milei.

Si tratta di un mondo complesso che si differenzia, come si accennava, da quello degli antagonisti.
 

Gli antagonisti costituiscono un'area politica più vasta, fluida e radicata in un'opposizione sistemica al modello capitalista, neoliberista e istituzionale occidentale, rifacendosi a ideologie marxiste, comuniste-leniniste, operaiste o della sinistra radicale extraparlamentare. La loro presenza si articola attraverso una molteplicità di realtà territoriali: i centri sociali occupati e autogestiti, che fungono da quartier generale per attività culturali, politiche, palestre popolari e concerti; i collettivi studenteschi e universitari, che costituiscono la base giovanile delle proteste di piazza contro le riforme scolastiche, la precarietà e le politiche governative; i movimenti per la casa, impegnati nell'occupazione di stabili sfitti a favore di famiglie svantaggiate e migranti, nonché nella resistenza attiva agli sfratti; i movimenti territoriali, impegnati in battaglie locali contro grandi opere o installazioni militari, in forte sinergia con le comunità e la cittadinanza.
 
Le pratiche quotidiane e le mobilitazioni si muovono tra una dimensione visibile e sociale incentrata sulla gestione dei centri sociali per eventi, concerti e mercatini biologici, sulla produzione editoriale e di controinformazione tramite fanzine e web, e sull'offerta di servizi di mutuo soccorso come la distribuzione di cibo, i doposcuola popolari e i picchetti antisfratto e una dimensione più radicale. Questa seconda anima si spinge fino alle mobilitazioni di piazza, con la partecipazione a cortei internazionali e pacifisti o l'adozione di tattiche radicali come il blocco nero per colpire obiettivi mirati, con conseguenti scontri con le forze dell'ordine e barricate contro gli sgomberi, e all'azione diretta clandestina, praticata in via esclusiva dagli insurrezionalisti tramite sabotaggi industriali e infrastrutturali alle linee ferroviarie o ai ripetitori, attacchi notturni ai simboli del potere e campagne di solidarietà per i prigionieri contro il carcere duro.
 
Infine, per completare il quadro con l’aspetto economico, il sistema di autofinanziamento garantisce l'indipendenza finanziaria tramite il rifiuto totale di fondi pubblici, partiti o sponsorizzazioni aziendali. Tale sistema si articola diversamente tra le varie anime: l'area sociale e i centri sociali si basano su un'economia interna circolare e prevalentemente in contanti, fatta di serate musicali a sottoscrizione, bar, ristorazione, corsi, palestre popolari, editoria indipendente e gadget; l'area insurrezionalista e clandestina ricorre invece a casse di solidarietà per le spese legali e i detenuti, a contributi derivanti dal lavoro precario o autonomo dei militanti, a occasionali attività illegali di autofinanziamento occulto secondo quanto rilevato dall'antiterrorismo, a collette online, all'uso delle criptovalute per l'anonimato e a circuiti di supporto con reti europee affini.
 
A fronte di quanto enunciato in questo articolo, nel tentativo di fare chiarezza in una parte di mondo decisamente complessa, resta lo sconcerto profondo di una cittadinanza che credo, come il sottoscritto, rimanga attonita: assistere al ripetersi di derive violente che calpestando le istituzioni democratiche e devastando i beni pubblici, patrimonio comune di tutta la collettività, finiscono per negare il valore stesso del confronto civile e della democrazia.

Ultimo aggiornamento: 13/08/2026 23:39