Editoriali

Vivere in movimento: come ripensare le città e i piccoli comuni per evitare il declino

di Franco Giuseppe Gobbato

L'immobilismo rappresenta un costo e un pericolo profondo che coinvolge la sfera economica, professionale, personale, finanziaria e aziendale, poiché restare fermi in un contesto globale in rapida evoluzione genera inevitabilmente un inesorabile declino. Il movimento, l'aggiornamento continuo delle competenze e l'adattamento costante costituiscono le uniche reali garanzie per la sostenibilità a lungo termine, superando la forma mentis statica che vede gli ostacoli come limiti insormontabili.
 
Nel business e nelle aziende l'incapacità di innovare i processi o di gestire correttamente la fiscalità e le holding porta alla rapida soccombenza rispetto alla concorrenza più agile. Questo principio di inevitabile decadimento si applica specularmente anche alle città, dove l'assenza di evoluzione e la mancanza di investimenti trasformano i centri urbani in spazi marginalizzati o in musei a cielo aperto afflitti dalla fuga dei cervelli, dal progressivo invecchiamento demografico, dal degrado delle infrastrutture e da una spirale di recessione commerciale.
 

Per invertire questa tendenza regressiva, la pianificazione urbanistica contemporanea e i Piani di Governo del Territorio hanno smesso di essere semplici strumenti normativi per edificare, trasformandosi in vere e proprie strategie economiche e sociali basate su cinque leve fondamentali.

In primo luogo, si predilige la rigenerazione urbana anziché l'espansione e il consumo di suolo, attuando il riuso adattivo di aree dismesse come ex scali ferroviari e fabbriche abbandonate attraverso bonifiche fiscali e incentivi al recupero dell'esistente. In secondo luogo, viene promossa la transizione verso la città dei quindici minuti, un modello che garantisce la prossimità dei servizi essenziali a piedi o in bicicletta, decentra le funzioni produttive e culturali nelle periferie e riduce drasticamente il traffico privato e l'inquinamento. La terza leva sfrutta le infrastrutture digitali e le smart cities o città intelligenti, avvalendosi di gemelli digitali in 3D per simulare l'impatto di nuove opere e reti di sensori IoT (sono dispositivi elettronici intelligenti che raccolgono dati fisici dall'ambiente e li inviano via internet ad altri sistemi o al cloud) per attrarre nomadi digitali e aziende tecnologiche. 

La quarta leva si fonda sui partenariati pubblico-privati, che utilizzano incentivi volumetrici e interventi di urbanistica tattica a basso costo per testare pedonalizzazioni e riqualificazioni prima di renderle definitive. Infine, la quinta leva punta sulla resilienza climatica tramite corridoi ecologici, tetti verdi e infrastrutture blu e verdi in grado di mitigare i rischi idrogeologici e valorizzare il mercato immobiliare circostante.

Nelle grandi realtà metropolitane, un esempio concreto dell'applicazione di queste strategie è rappresentato dal Piano di Governo del Territorio di Milano, che ha saputo sfruttare la pianificazione come leva di marketing territoriale ed economico. Vari gli interventi messi a punto con la logica sopra descritta (Accordo Scali, Atlante dei Quartieri, ecc. ecc.).
 

Nei comuni di ridotte dimensioni, caratterizzati da una popolazione inferiore ai trentamila abitanti e sprovvisti dei budget multimilionari o dell'attrattività internazionale delle grandi metropoli, la lotta contro lo spopolamento e la staticità economica richiede l'adozione di soluzioni basate su creatività, reti territoriali e micro-incentivi. Per superare la carenza di personale tecnico e uffici sottodimensionati, i piccoli enti scelgono la pianificazione associata mediante l'Unione dei Comuni, dividendo i costi di consulenza e presentandosi uniti per ottenere punteggi più alti nei bandi regionali ed europei. 

In assenza di fondi propri di bilancio, l'urbanistica di questi borghi attinge ai finanziamenti dedicati del Piano Borghi del PNRR per restaurare castelli o palazzi storici e trasformarli in poli culturali e spazi di co-working per professionisti esterni. Per rianimare il mercato immobiliare e contrastare l'abbandono, i comuni modificano i propri strumenti urbanistici offrendo l'azzeramento dell'IMU per alcuni anni o l'esenzione totale dagli oneri di urbanizzazione per i cambi di destinazione d'uso, affiancando iniziative di successo come le case a un euro per mettere in contatto proprietari di ruderi e acquirenti disposti a ristrutturare.

A completare il quadro intervengono l'urbanistica della prossimità e della bellezza attraverso il modello dell'albergo diffuso e di pedonalizzazioni soft nei fine settimana, nonché i contratti di fiume e di paesaggio, con cui gli enti locali stipulano patti di manutenzione del territorio con gli agricoltori per prevenire il dissesto idrogeologico e curare il paesaggio agrario.
 
Il futuro di un comune non si misura in base al numero dei suoi abitanti, ma nella capacità della sua comunità di scegliere il movimento anziché l'attesa: ogni comune piccolo o medio ha l'opportunità di smettere di essere solo un custode del passato e trasformarsi in un laboratorio vivente d'innovazione, dimostrando che la vitalità non è un privilegio delle metropoli, ma una conquista di chi ha il coraggio di cambiare.

Ultimo aggiornamento: 10/09/2026 07:47