Veneto

Prevenzione nei luoghi di lavoro: controlli gratuiti in alcune aziende venete

Ottobre riporta al centro dell’attenzione il tema della prevenzione e l’importanza dei controlli periodici per prendersi cura della propria salute. Un ambito in cui, nonostante una crescente sensibilizzazione, persistono ancora sfide significative. Secondo lo STADA Health Report 2025, in Italia la percentuale di persone che si sottopone a controlli preventivi è passata dal 57% del 2023 al 68% del 2025, superando leggermente la media dei 22 Paesi analizzati (66%). Tuttavia, quasi un italiano su tre (32%) dichiara di non effettuare alcun controllo medico. A frenare la partecipazione sono soprattutto i costi elevati (28%), la mancanza di informazioni su quali esami effettuare (24%) e le difficoltà di accesso ai servizi sanitari (20%). Un quadro che, pur evidenziando una maggiore attenzione al tema, richiama la necessità di rendere la prevenzione non soltanto una scelta consapevole, ma anche una possibilità concretamente accessibile.

Una risposta arriva dal
Veneto: 33 imprese associate a Confindustria Veneto Est offrono ai propri lavoratori controlli gratuiti direttamente in azienda, nell’ambito del “
Progetto pilota per la promozione della salute negli ambienti di lavoro” promosso dalla Regione del Veneto con Intesa Sanpaolo, Intesa Sanpaolo Protezione e Confindustria Veneto Est. Il progetto punta a individuare precocemente i fattori di rischio e a favorire una maggiore adesione agli screening oncologici e rafforzare il ruolo dei medici competenti, valorizzandone la funzione all’interno della rete della prevenzione.

A coordinare le attività di prevenzione sul territorio è International Care Company S.p.A. (ICC), società quotata su Euronext Growth Milan e PMI Innovativa, che attraverso la propria rete di fornitori sanitari specializzati organizza la presenza di camper ambulatoriali e personale medico e sanitario nelle aziende coinvolte. Le attività sono focalizzate principalmente su tre aree: prevenzione cardio-metabolica, prostatica e dermatologica, attraverso test ematochimici e visite specialistiche. Il programma include la valutazione del rischio cardiovascolare.

“La prevenzione non riguarda soltanto la disponibilità di servizi sanitari, ma anche la possibilità concreta per le persone di accedervi. Portare screening e controlli direttamente nei luoghi di lavoro significa intervenire anche sulla dimensione organizzativa dell’assistenza. In questo progetto mettiamo a disposizione la struttura della nostra rete sanitaria in tutta Italia e partner con cui collaboriamo, contribuendo alla realizzazione di un modello che avvicina la prevenzione ai lavoratori e ne favorisce l'integrazione nelle politiche di welfare aziendale”, dichiara Giorgia Ventura, Responsabile Business Development di International Care Company.

Il progetto si inserisce infatti in un contesto di crescente attenzione alla promozione della salute negli ambienti di lavoro. Il Ministero della Salute, nel documento di indirizzo dedicato ai luoghi di lavoro della Pubblica Amministrazione pubblicato a febbraio 2025[2], ha valorizzato l’approccio della Workplace Health Promotion, che considera il luogo di lavoro un contesto in cui favorire il benessere e l’adozione di comportamenti salutari. La fase sperimentale del progetto consentirà di verificarne la sostenibilità e la replicabilità, anche in vista di una possibile estensione sul territorio regionale.



Treviso

Centro della Famiglia di Treviso, giovani e comportamenti a rischio

ll presidente Adriano Bordignon richiama l’importanza di un’alleanza educativa tra famiglia, scuola e comunità per aiutare i giovani a riconoscere i rischi e a compiere scelte consapevoli

TREVISO - La grave vicenda avvenuta a Padernello di Paese, dove un giovane è rimasto gravemente ferito dopo essere precipitato dal tettuccio di un’auto mentre realizzava un video durante un raduno di street racing, riporta l’attenzione sul rapporto tra ricerca di visibilità, comportamenti a rischio e responsabilità educativa.

“
Di fronte a episodi come questo, il primo pensiero va al ragazzo coinvolto e alle persone che gli sono vicine. È una vicenda che ci richiama, con forza, al valore della vita e alla necessità di non sottovalutare le conseguenze delle proprie azioni. Quando il desiderio di stupire, ottenere approvazione o raccogliere visualizzazioni prende il sopravvento, il rischio è che il limite venga percepito come un ostacolo da superare anziché come una tutela per sé e per gli altri” dichiara Adriano Bordignon, presidente del Centro della Famiglia di Treviso.

“Non si tratta di puntare il dito contro i giovani, ma di interrogarci come adulti e come comunità. I ragazzi hanno bisogno di contesti in cui sentirsi riconosciuti per ciò che sono, non per quanto riescono a stupire; hanno bisogno di adulti capaci di ascoltare, dialogare e porre limiti chiari. Sono tanti i genitori che si rivolgono al Consultorio Familiare del Centro della Famiglia per chiedere supporto per affrontare le sfide della fase adolescenziale dei figli. Offrire ai giovani alternative e occasioni autentiche di riconoscimento dipende anche da noi adulti aiutandoli a sviluppare la capacità di scegliere con consapevolezza, anche quando questo comporta resistere alla pressione del gruppo o rinunciare a proposte effimere e pericolose che circolano sui social. Famiglia, scuola e luoghi di aggregazione possono contribuire insieme a costruire una cultura della responsabilità, nella quale il coraggio non coincida con la sfida al pericolo e il valore di una persona non dipenda dall’attenzione che riesce a ottenere online."

Treviso

Le Grand Marché, a Villa Verecondi Scortecci il Mercatino delle cose belle

COLLE UMBERTO - Sabato 17 e domenica 18 ottobre, dalle 10 alle 20, la storica Villa Verecondi Scortecci di Colle Umberto ospita una nuova edizione de “Le Grand Marché”, il mercatino dedicato alle cose belle, alla moda, alla casa e al benessere.

Sarà possibile passeggiare tra gli stand e andare alla ricerca di oggetti, idee e proposte per tutti i gusti. Ampia la scelta: dai bijoux all'abbigliamento, dalle borse agli accessori moda, dai pigiami alle vestaglie, dalle scarpe agli occhiali, fino alle idee per la casa.

Non mancheranno inoltre proposte dedicate al vintage, prodotti a base di creme naturali, articoli per il benessere e una selezione di vini, insieme a tante altre curiosità da scoprire durante la visita.

A rendere ancora più particolare l'appuntamento sarà la possibilità di conoscere da vicino la villa attraverso una visita guidata, disponibile esclusivamente su prenotazione al costo di 10 euro a persona.

Durante entrambe le giornate sarà inoltre attivo un punto food & drinks, pensato per accompagnare la visita con un aperitivo o uno spuntino.
L'ingresso al mercatino è libero e l'evento si svolgerà anche in caso di pioggia.
Per raggiungere Villa Verecondi Scortecci è disponibile il parcheggio a Colle Umberto, con accesso indicato in via Giovanni XXIII n. 6 oppure via Bonemi.

Un'occasione, dunque, per trascorrere qualche ora tra shopping, prodotti originali, sapori e atmosfera d'altri tempi, nella cornice di una delle ville storiche del territorio.
Politica, Conegliano

Gaiarine, chiusura del plesso scolastico di Gaiarine

GAIARINE (TV) - I modi, le tempistiche, l’assenza di comunicazione con i portatori di interesse, tutto ciò ha letteralmente lasciato a bocca aperta il consiglio comunale, ieri sera 12 ottobre a Gaiarine, sulla comunicazione del Sindaco e della maggioranza circa la chiusura del presso scolastico di Calderano adibito a scuola Secondaria di Primo Grado. Una doccia fredda che è arrivata grazie anche all’interrogazione presentata dal gruppo di opposizione “Gaiarine Obiettivo Comune” al quale è parte del corpo docenti alquanto preoccupati hanno segnalato la decisone presa dalla maggioranza e comunicata a loro solo giovedì scorso e data come una decisione già presa da mettere in atto dal prossimo anno scolastico cioè da settembre 2027.

Alla comunicazione di chiusura segue la nuova organizzazione degli edifici scolastici ovvero: la scuola media sarà trasferita presso la scuola elementare di Gaiarine e le scuole elementari raggruppate in un unico plesso presso la frazione di Francenigo. Dalle parole dell’Assessore all’Istruzione Pezzin emerge anche l’intenzione futura di fare stesso ragionamento anche per le due scuole materne comunali chiudendone una e lasciando solo una scuola materna pubblica nel comune.

Se per il Sindaco, che non ha ancora speso nessuna parola per il tema, nemmeno durante il consiglio comunale, gli scatoloni sono già pronti per il trasloco, l’opposizione è alquanto perplessa…la scuola secondaria di primo grado era la più recente costruzione scolastica del comune e quella che garantiva uno spazio interno ed esterno più ampio con annesse due grandi palestre. Come mai questa amministrazione non ha pensato, come sta avvenendo ormai nella maggior parte dei comuni, di raggruppare tutte le scuole lì e dar vita con qualche sistemazione ad un unico plesso scolastico e sportivo proprio a Calderano? Sarebbe stato molto più semplice ad esempio per i genitori con più figli portarli tutti nello stesso luogo e magari poi anche poterli lasciare direttamente uno sport nelle palestre annesse finite le lezioni. Questo avrebbe significato dare un servizio ed agevolare le famiglie!

Ci sarà la possibilità nel plesso di Gaiarine di garantire le aule laboratori, scienze, musica, arte ed una palestra consona ai ragazzi delle scuole secondarie? Parlando ora del traffico, vista la posizione centrale delle due scuole di Gaiarine e Francenigo, hanno adeguati parcheggi e spazi per docenti e utenti? Cosa ne sarà delle due palestre di Calderano? Rimarranno isolate e magari vicino a delle case per anziani e persone in difficoltà? Non aveva forse più senso pensare di adibire le scuole elementari a centri per anziani e co-housing visto che erano anche in centro del paese? La capogruppo della minoranza Elisa De Zan a nome suo e di tutti i consigliere del gruppo “Obiettivo Comune” afferma “la poca lungimiranza di questa amministrazione non ci stupisce, ci ha colpito la mancanza di comunicazione con gli utenti, una decisione così importante e stravolgente calata così dall’alto senza nessuna mediazione, senza sentire le necessità dei cittadini ed aprire ad un ragionamento comunitario. Per l’ennesima volta risultano poco credibili le parole del Sindaco Zanchetta che si professa il Sindaco di tutti i cittadini e che definisce la casa comunale aperta a tutti quando è proprio lui a voltare le spalle ai cittadini nelle decisioni importanti che riguardano uno dei servizi più importanti al cittadino”.

Conegliano

Refrontolo, educazione stradale alla scuola primaria con il progetto “Non chiudere gli occhi"

REFRONTOLO (TV) - Martedì 13 ottobre, la Scuola Primaria Tito Minniti di Refrontolo ha ospitato un pomeriggio dedicato all’educazione stradale nell’ambito del progetto “Non chiudere gli occhi”, promosso da Autostrade per l’Italia in collaborazione con la Polizia di Stato. L’iniziativa ha coinvolto gli alunni in un percorso di sensibilizzazione sui temi della sicurezza, della prevenzione e del rispetto delle regole, con l’obiettivo di promuovere comportamenti responsabili e contribuire alla costruzione di un futuro con zero incidenti stradali.

All’incontro hanno partecipato rappresentanti di Autostrade per l’Italia, della Polizia Stradale di Treviso e della Polizia Locale di Refrontolo. Sono intervenuti Giuseppe Della Porta, direttore di tronco, Roberta Fantuz, responsabile esercizio, e Simone Morello, vice questore aggiunto, che hanno condiviso la propria esperienza e professionalità con i più giovani. Presenti anche i rappresentanti dell’Amministrazione comunale: il sindaco Mauro Canal, il vicesindaco Matteo Corbanese, l’assessore Federica Meneghel e il consigliere Fabrizio Casagrande, organizzatore dell’iniziativa. Il vicesindaco Matteo Corbanese ha sottolineato il valore della scuola e delle opportunità formative che offre ai bambini: «La nostra scuola primaria è una bella realtà di cui essere orgogliosi: una scuola viva, attenta ai bambini e capace di offrire esperienze che vanno ben oltre la didattica. Un riconoscimento al lavoro quotidiano delle insegnanti e alla capacità della scuola di aprirsi al territorio, creando occasioni di incontro con istituzioni e professionisti».

Il sindaco Mauro Canal ha introdotto gli interventi ringraziando le insegnanti, gli alunni e tutti i soggetti coinvolti per la collaborazione, evidenziando l’importanza di una rete educativa che unisca scuola, istituzioni e territorio. «Esperienze come questa permettono ai bambini di acquisire consapevolezza su temi fondamentali per la loro crescita e di comprendere, fin da piccoli, che la sicurezza stradale è una responsabilità condivisa».

L’iniziativa conferma l’importanza della collaborazione tra scuola, istituzioni e realtà del territorio per accompagnare le nuove generazioni nella crescita e nella formazione di cittadini consapevoli, capaci di affrontare la strada con attenzione, rispetto e senso di responsabilità.
Cultura

Il Cinema incontra Pablo

La settima arte racconta il sogno e la veglia. Chi meglio di un cantastorie quindi per contrappuntarne le vicende narrate, per sottolineare le immagini, per impreziosire i titoli di coda? Il Cinema si è accorto di Pablo Perissinotto e il prossimo anno due suoi pezzi saranno parte della colonna sonora di altrettanti film. In uno dei quali, dedicato al processo Vajont - ne abbiamo parlato pochi giorni fa - lo stesso musicista friulano di Marca vi figura interpretando il giudice del tribunale. Nell’altro, Poetry Boy, un omaggio a Nanni Balestrini diretto da Nina di Majo, è stata inserita una sua canzone ancora, focalizzata sul tema. Sono legato in qualche modo a entrambi i lavori. Riguardo al primo avendo perso un compagno di oratorio, che studiava alla scuola artigiana di Motta, nella immane tragedia in quel di Longarone, Erto e Casso. In merito al secondo per gli ancor vivi ricordi di Nanni, specie in coppia col comune caro amico Primo Moroni, ai tempi della storica Libreria Calusca e di Potere Operaio. Pablo, faticando in fabbrica per oltre vent’anni, ha ben conosciuto l’ambiente, trasferendolo in un brano, anzi, in più d’uno: pensiamo a uno tra i recenti, composto richiamando le lotte dell’Electrolux.

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Sopra: un frame da Fiore di sasso, video uscito in anteprima, col mixing e la regia di Luca Gigante, anch’egli fra le comparse dell’opera firmata da Piergiorgio Grizzo. Rabbia nel testo e dolcezza melarmonica, come ha scritto Elena Grassi, giornalista e docente, guarda il caso, di cinematografia)
Conegliano

Gaiarine, l' Amministrazione presenta la riorganizzazione dei plessi

GAIARINE (TV) - L’Amministrazione comunale ha illustrato in Consiglio comunale la decisione di riorganizzare l’offerta scolastica sul territorio: i due plessi delle scuole primarie a Francenigo e Gaiarine saranno accorpati a Francenigo, mentre la scuola secondaria di primo grado sarà collocata a Gaiarine.
 
Il plesso a Calderano, attualmente sede della secondaria, sarà destinato a una finalità sociale, con l’ipotesi di una struttura residenziale per persone in situazione di fragilità e solitudine.

La riorganizzazione nasce dalla necessità di rispondere al calo demografico e di garantire servizi scolastici sostenibili, efficienti e di qualità. Negli ultimi anni, l’Amministrazione ha investito nelle strutture a Francenigo e Gaiarine per renderle più sicure, funzionali ed efficienti dal punto di vista energetico.
Il nuovo assetto consente di valorizzare meglio questi investimenti, utilizzando gli spazi in modo più razionale e concentrando le risorse dove possono produrre maggiori benefici per gli alunni, sempre al centro dei pensieri dell’Amministrazione.

L’obiettivo, sottolinea l’Amministrazione, non è svuotare le frazioni, ma preservarne la vitalità. La presenza della scuola primaria a Francenigo e della secondaria a Gaiarine manterrà infatti una significativa funzione scolastica in entrambe le località, a sostegno della vita della comunità.

«Non è una decisione che abbiamo preso con leggerezza” dichiara il Sindaco Diego Zanchetta “È una scelta difficile, ma responsabile, dettata dal calo demografico e dalla necessità di garantire un servizio scolastico di qualità; accorpare le primarie a Francenigo e collocare la secondaria a Gaiarine significa mantenere una presenza scolastica importante in entrambe le frazioni e organizzare il territorio in modo sostenibile. Sappiamo bene che una frazione senza scuola perde attrattività e vivacità” prosegue il Sindaco “Per questo la nostra priorità è stata mantenere la scuola come centro della comunità, evitando che il calo demografico si trasformi in un ulteriore indebolimento del nostro territorio e nel contempo pensare concretamente ai nuovi bisogni del paese, come anziani, e quindi solitudine, e fragilità, altro tema che non possiamo fare finta che non esista. Stiamo dialogando con diverse figure professionali, in tempi record abbiamo presentato l’idea anche in Regione; se c’è una cosa che non ci manca è la perseveranza: rispondere alle esigenze deve essere una priorità che contraddistingue un buon amministratore».

Anche l’Assessore Valentina Pezzin ha ribadito la natura graduale e ponderata del percorso che ha portato alla decisione. «Questa non è una scelta improvvisata” afferma l’Assessore
“Era una riflessione che stava maturando da tempo, anche grazie al dialogo avviato con la scuola su questi temi più di un anno fa. L’opportunità emersa per il plesso a Calderano ha accelerato i tempi e reso naturale una strada che era già stata tracciata. Il finanziamento recente ha cambiato l’ordine delle carte in tavola” spiega l’Assessore “ L’idea iniziale era procedere gradualmente, a partire dalle scuole dell’infanzia, ma l’opportunità emersa per Calderano consente di avviare un importante percorso di trasformazione con risorse significative per il territorio».

L’Amministrazione riconosce che la scelta può generare preoccupazione e non essere condivisa da tutti. Tuttavia, ritiene che non sia più possibile rimanere fermi davanti ai cambiamenti demografici, economici e organizzativi che interessano il territorio. «
La nostra decisione nasce dalla volontà di preservare la vitalità delle frazioni, garantendo servizi scolastici sostenibili e di qualità” conclude l’Assessore.
Italia, Belluno

Longarone, una sala gremita per la 76ª Giornata nazionale delle vittime sul lavoro

Dalle testimonianze delle famiglie delle vittime all’appello della presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta Chiara Gribaudo: una giornata partecipata, intensa e ricca di significati. Al centro, la dignità delle persone, la prevenzione e la responsabilità condivisa di fermare le morti sul lavoro.

LONGARONE - Domenica scorsa, 11 ottobre si è svolta a Longarone la 76ª Giornata nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, promossa dall’ANMIL a Longarone, all’insegna di una partecipazione significativa e di una forte intensità emotiva, confermando quanto sia necessario mantenere alta l’attenzione su una delle emergenze più dolorose del nostro Paese.

L’afflusso di pubblico e la presenza di rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle amministrazioni locali e del mondo del lavoro hanno dato alla giornata un valore che va oltre la commemorazione. In sala erano presenti anche i sindaci di Belluno, Longarone e Feltre, insieme a numerosi rappresentanti del territorio. Significativa, inoltre, la presenza della CNA, espressione del mondo delle imprese, che è stato un elemento particolarmente importante in una manifestazione dedicata alla sicurezza, perché la prevenzione richiede il coinvolgimento di tutte le componenti del sistema produttivo.

La giornata, ospitata in un territorio segnato dalla memoria della tragedia del Vajont, ha richiamato con forza il valore della memoria come responsabilità verso il presente. Ricordare chi ha perso la vita lavorando significa, infatti, interrogarsi sulle cause degli incidenti, sulle condizioni in cui si lavora e sulle scelte necessarie per impedire che altre famiglie siano costrette ad affrontare lo stesso dolore.

Tra i momenti più intensi della manifestazione, quello in cui Monica Michelin ha letto un racconto tratto dal libro Crimini della sicurezza della scrittrice e poetessa Yuleisy Cruz Lezcano. Le parole hanno riportato al centro la storia di Mattia Battistetti, morto a soli 23 anni in un infortunio sul lavoro a Montebelluna. La lettura ha rappresentato uno dei passaggi più toccanti della giornata, capace di dare voce a un dolore che nessuna statistica può restituire fino in fondo. Dietro ogni numero c’è una persona, una vita interrotta, una famiglia privata dei propri affetti e un futuro che non potrà più realizzarsi.
Attraverso la scrittura di Cruz Lezcano e l’interpretazione di Michelin, la memoria di Mattia è diventata un richiamo collettivo alla responsabilità. Non un semplice momento commemorativo, ma un invito a guardare agli infortuni sul lavoro attraverso le storie di chi li ha vissuti e delle famiglie che continuano a portarne le conseguenze.

Il tema dell’empatia, richiamato anche nel corso degli interventi, ha attraversato la manifestazione: riconoscere la sofferenza degli altri, ascoltare i familiari e dare spazio alle loro testimonianze significa restituire umanità a un dibattito che troppo spesso rischia di essere ridotto a percentuali, statistiche e adempimenti burocratici.

Particolarmente significativo l’intervento della dottoressa Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.
Il suo contributo ha richiamato l’importanza della presenza accanto alle vittime e ai loro familiari, sottolineando che anche esserci è una scelta. Una scelta che assume un valore preciso quando si ricoprono incarichi istituzionali: partecipare a giornate come questa significa ascoltare, riconoscere il dolore e assumersi la responsabilità di trasformare le testimonianze in azioni concrete.
Nel corso del suo mandato, Gribaudo ha ricordato di aver voluto avere sempre al proprio fianco i familiari delle vittime, perché chi opera nelle istituzioni deve saper entrare in empatia con le persone coinvolte. Le vittime non sono numeri, ma persone con una storia, una famiglia, affetti e progetti. Per questo, le loro vicende devono incidere sulle decisioni politiche e sulle scelte legislative.

La presidente ha richiamato anche le parole coraggiose pronunciate dal presidente nazionale ANMIL, Amedeo Bozzer, riconoscendo il valore di un discorso che ha posto al centro la responsabilità collettiva e la necessità di non abituarsi alle morti sul lavoro.
Il riferimento a casi recenti, come quello di Salvatore Calignano in Campania, ha reso ancora più evidente quanto sia urgente superare una narrazione impersonale degli infortuni. Quando una persona muore lavorando, non si verifica soltanto un evento da registrare: viene spezzata una vita e una famiglia perde per sempre qualcuno che non tornerà a casa.

Nel suo intervento, Gribaudo ha ricordato il lavoro svolto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta nel corso della XIX legislatura, istituita su iniziativa parlamentare con una proposta presentata il 26 ottobre 2022. La Commissione è stata chiamata a occuparsi delle condizioni di lavoro, dello sfruttamento e della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.

La presidente ha sottolineato che, nei tre anni di attività richiamati nel suo intervento, la Commissione ha visitato diverse realtà italiane, raccogliendo testimonianze e osservando da vicino problemi e criticità. Un percorso che, secondo quanto evidenziato, conferma la necessità di non fermarsi alle dichiarazioni di principio.
Gribaudo ha ricordato come una Commissione parlamentare d’inchiesta su questi temi sia tornata a operare in questa legislatura dopo una lunga assenza. La sua attività, tuttavia, si confronta con una realtà nella quale gli infortuni, le morti sul lavoro e le malattie professionali continuano a rappresentare una grave emergenza.

Il quadro descritto nel corso della giornata ha richiamato anche la frammentazione degli organismi ispettivi e la necessità di migliorare il coordinamento dei controlli. Le criticità esistono e, ha sottolineato la presidente, non bisogna fingere che non ci siano: occorre riconoscerle, dirsele con chiarezza e lavorare per superarle.
Il richiamo è stato netto: non basta affermare che le norme sono migliorate o moltiplicare gli adempimenti burocratici. Le regole devono tradursi in condizioni di lavoro realmente più sicure. La prevenzione non può essere ridotta a una pratica da completare o a un documento da archiviare.
Uno dei passaggi più rilevanti dell’intervento ha riguardato i limiti dei dati disponibili sugli infortuni sul lavoro. Gribaudo ha invitato a prestare attenzione quando si descrive il fenomeno facendo riferimento esclusivamente alle statistiche INAIL, perché non tutti gli episodi vengono denunciati e registrati.

La precarietà, la frammentazione del lavoro, la paura di perdere l’occupazione e le condizioni di ricattabilità possono impedire a molti lavoratori di denunciare quanto accade. Di conseguenza, i dati ufficiali sono indispensabili, ma non sempre restituiscono l’intera dimensione del fenomeno.
Nel suo intervento, la presidente ha richiamato anche situazioni estreme nelle quali, dopo un infortunio mortale, sarebbero state esercitate pressioni per ricondurre l’accaduto a una dinamica diversa da quella reale, con conseguenze sulle tutele e sulle responsabilità.
L’invito rivolto alle istituzioni e agli interlocutori presenti è stato quello di abbandonare la superficialità e di affrontare la questione nella sua complessità. La sicurezza non può essere considerata un tema da affrontare soltanto nelle ricorrenze ufficiali, deve diventare una priorità quotidiana.

Un altro punto centrale ha riguardato la formazione. La presidente ha richiamato l’attenzione sui limiti di percorsi formativi che rischiano di trasformarsi in semplici adempimenti, con corsi online seguiti superficialmente e attestati ottenuti senza un’effettiva acquisizione delle competenze necessarie.
La formazione sulla sicurezza deve essere concreta, adeguata ai rischi e capace di preparare realmente le persone ad affrontare le situazioni lavorative. Particolarmente preoccupante è il caso dei giovani e dei lavoratori che vengono impiegati in mansioni pericolose senza una preparazione sufficiente, senza adeguate tutele o senza un riconoscimento coerente con il lavoro svolto.

La prevenzione deve partire prima che si verifichi l'incidente. Occorre investire nell’educazione alla sicurezza, nella qualità della formazione, nei controlli e nella responsabilità di chi organizza il lavoro. Nessun lavoratore dovrebbe essere mandato a svolgere un’attività rischiosa senza sapere come affrontarla e senza disporre delle necessarie protezioni.
Nel suo intervento, Gribaudo ha insistito sulla necessità di mettere attorno allo stesso tavolo tutte le componenti coinvolte: chi rappresenta le imprese, chi organizza il lavoro, chi rappresenta i lavoratori e i lavoratori stessi.
La presenza della CNA alla manifestazione ha assunto, in questo senso, un significato particolare. Il confronto tra le diverse rappresentanze è essenziale per costruire un sistema nel quale la sicurezza non venga percepita come un ostacolo produttivo o un costo da contenere, ma come una condizione 
fondamentale del lavoro.

L’obiettivo è promuovere un modello di benessere lavorativo che coinvolga tutte le parti, con un impegno condiviso per la prevenzione e il rispetto della dignità delle persone.
Quando la sicurezza viene meno, a perdere sono innanzitutto i lavoratori e le famiglie, che possono non vedere più tornare a casa i propri cari. Ma perde anche l’impresa, in termini di credibilità, responsabilità e, soprattutto, umanità.
È proprio questa consapevolezza che deve guidare il confronto tra le parti sociali: la tutela della vita non può essere delegata a un solo soggetto, ma richiede uno sforzo comune, costante e verificabile.
Tra i momenti significativi della manifestazione si è svolta la consegna dei brevetti e dei distintivi agli invalidi del lavoro aventi diritto, a cura della Direzione regionale INAIL Veneto, con il coinvolgimento delle strutture territoriali di Belluno e Treviso.

La cerimonia ha rappresentato un passaggio importante nel riconoscimento delle persone che hanno subito le conseguenze di un infortunio lavorativo. Un gesto istituzionale che ha dato spazio non soltanto alla memoria delle vittime, ma anche alla dignità di chi continua a convivere con le conseguenze fisiche e personali di un evento che ha cambiato la propria esistenza.
Ricordare chi è morto sul lavoro e riconoscere chi è rimasto invalido sono due aspetti della stessa responsabilità: fare in modo che ogni persona sia tutelata, ascoltata e rispettata.

Nel corso della giornata ha avuto un ruolo centrale anche l’intervento del presidente nazionale ANMIL, Amedeo Bozzer, che ha richiamato la necessità di non assuefarsi alle morti sul lavoro e di considerare ogni vittima come una persona, non come una cifra.
Il suo discorso ha posto al centro la responsabilità di tutti coloro che possono contribuire a prevenire gli infortuni e ha ricordato quanto sia importante mantenere viva l’attenzione anche quando i riflettori della cronaca si spengono.
Il valore delle parole pronunciate a Longarone sta proprio nel rifiuto della normalizzazione: nessuna morte sul lavoro può essere considerata inevitabile, nessuna famiglia dovrebbe essere lasciata sola e nessuna criticità può essere ignorata soltanto perché affrontarla richiede cambiamenti organizzativi, investimenti o assunzione di responsabilità.

La giornata ha inoltre richiamato l’attenzione sul messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che da tempo sottolinea la gravità della piaga degli incidenti sul lavoro e la necessità di un impegno costante per fermarla.
La 76ª Giornata nazionale ANMIL di Longarone si è conclusa lasciando il segno per la partecipazione, la qualità degli interventi e l’intensità dei momenti di memoria.
Salute

Ricordo di Franco Basaglia e dintorni

Ero uno sgangherato studente universitario fuori corso a Trieste quando il celebre psichiatra, o meglio antipsichiatra, Franco Basaglia stava marciando gloriosamente, in modo indomito e inesorabile, verso una delle riforme più fantastiche e memorabili della storia italiana: LA CHIUSURA DEI MANICOMI.

Ho provato a chiedere all’intelligenza artificiale, più per curiosità che per vanità, se tra il percorso socioculturale e sanitario di Basaglia e quello di Eugenio Morelli, ossia il sottoscritto, vi siano o vi siano state delle affinità. La risposta è stata a dir poco sorprendente, e se ne può verificare il contenuto. Di fatto, i due percorsi di vita hanno una risonanza ben diversa, com’è giusto che sia, per ragioni oggettive legate alla memoria e alla visibilità di Basaglia rispetto a me. Tuttavia, mi compiaccio indubbiamente del riconoscimento di un accostamento tra i due vissuti.

Il problema da me posto è però un altro ed è forse oggettivamente preoccupante. Una riforma, per quanto storica e grandiosa, non può durare a lungo se non vi sono l’impegno e la volontà di mantenerla in vita.

Il punto critico è proprio questo, e forse lo stesso psichiatra, ormai scomparso, mi avrebbe dato apertamente e pubblicamente ragione: l’attuale tessuto sociale è inquinato da soggettività, tensioni interiori e incertezze, elementi ben poco compatibili con quella coesione popolare e istituzionale necessaria a mantenere concretamente in vita la riforma in questione.

L’assistenza territoriale, infatti, non pare adeguata né sufficiente per contrastare efficacemente i disturbi psichici provocati dall’attuale tsunami tecnocratico-capitalista, con i suoi pseudobisogni, la dipendenza dal denaro, l’egoismo e l’indifferenza, tanto corporativa quanto individuale.

Basaglia sosteneva che la malattia mentale dovesse essere affrontata nel contesto popolare e sociale in cui era nata. Eppure, pare che oggi accada il contrario, a causa della diffusa tendenza a delegare al sistema sanitario la gestione di problematiche che richiedono un impegno umano sempre maggiore, fatto di solidarietà, comprensione e amorevole condivisione delle difficoltà quotidiane che ciascuno deve affrontare per andare avanti dignitosamente. Anziani o no.
Mondo, Economia, Veneto

La missione Unioncamere Veneto a Bruxelles

VENEZIA - Un dialogo rafforzato con le istituzioni europee attraverso incontri bilateriali con EISMEA, l’Agenzia esecutiva della Commissione Europea per l’innovazione e delle PMI, e i legislatori europei, l’attenzione alle esigenze delle imprese venete e la mappatura degli strumenti e modelli di collaborazione per la crescita del territorio sono i risultati del viaggio istituzionale a Bruxelles promosso e coordinato da Unioncamere del Veneto come capofila del sistema imprenditoriale e di rappresentanza della regione, con tre giornate di incontri a Bruxelles e Anversa.

Alla missione istituzionale guidata dal presidente Antonio Santocono hanno partecipato i rappresentanti delle Camere di Commercio di Padova, Treviso-Belluno, Venezia-Rovigo, Vicenza e Verona, insieme a esponenti di InfoCamere, Venicepromex e t2i, delle associazioni imprenditoriali Confcommercio, Confindustria, CIA Veneto e CONFAPI Veneto, una vera e propria sintesi del "Sistema Veneto".

Uno dei momenti centrali è stato l’incontro con la Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione europea. La delegazione di Unioncamere Veneto ha poi avuto un proficuo incontro presso il Parlamento Europeo, con l'incontro con gli onorevoli Giorgio Gori, Cristina Guarda, Alessandra Moretti e Alessandro Zan.

Sono state affrontate le priorità del sistema produttivo regionale: la doppia transizione verde e digitale, la semplificazione normativa e il Mercato Unico, l’innovazione e internazionalizzazione, l’accesso al credito e alla finanza alternativa.

“Di cosa necessita oggi il nostro tessuto produttivo? Di affiancamento concreto e visione – ha ricordato il Presidente di Unioncamere del Veneto Antonio Santocono. – Il valore di questa missione istituzionale è non solo accompagnare le imprese verso l'Europa, ma portare a Bruxelles la voce di chi produce, investe e crea occupazione nei nostri territori, creando un confronto diretto sulle questioni che maggiormente interessano il nostro tessuto economico, dalla semplificazione alla sostenibilità, dall'intelligenza artificiale fino alle conseguenze delle attuali tensioni geopolitiche. Le aziende chiedono di essere accompagnate attraverso le grandi transizioni in atto da strutture moderne, dinamiche e aperte al contesto internazionale. Questa visita istituzionale è un'esperienza che si rinnova ormai da tre anni: un percorso che consolida il ruolo di Unioncamere del Veneto come raccordo tra il sistema economico regionale e le istituzioni europee, con l’obiettivo di tradurre il confronto e la conoscenza delle politiche dell’Unione in opportunità concrete per il territorio, che prenderanno forma nei prossimi mesi attraverso la prosecuzione dei tavoli di lavoro con i nostri eurodeputati a livello locale”.

Rispetto alle esigenze espresse sulle PMI e, nello specifico passaggio generazionale, reti d'impresa e accesso al credito, gli Eurodeputati hanno mostrato forte convergenza sulla necessità di difendere il tessuto produttivo veneto che sta pagando un costo troppo alto a causa degli ostacoli strutturali, sottolineando il ruolo strategico di Unioncamere regionale nel fare sistema e intercettare le competenze locali. Urgono certezza normativa per pianificare gli investimenti, tutele per la continuità d'impresa e un accesso più semplice al credito, a fondi per l'innovazione e il ricambio generazionale e a forme di finanziamento delle reti per rafforzare la competitività territoriale.

Sul fronte della Twin Transition e dell'Intelligenza Artificiale c’è stato un forte richiamo al pragmatismo: la decarbonizzazione è ineludibile, ma serve flessibilità per non penalizzare l'industria. Per garantire la sovranità digitale europea, è emersa l’idea di una rete pubblica di calcolo con accesso sostenibile per le PMI, valutando attentamente il consumo di acqua e suolo dei Data Center.

Anche l’incontro in Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'UE ha offerto riscontri operativi molto allineati ai temi anticipati. Per quanto riguarda l'accesso al credito e alla finanza, è stata confermata l'esistenza di strumenti concreti come InvestEU, con il richiamo a un pacchetto da 2,9 miliardi di euro di capacità aggiuntiva di garanzia dal bilancio dell’UE volto ad agevolare l'accesso alla liquidità per le PMI. Sulla semplificazione, si è confermato l’obiettivo politico di “sburocratizzare” le norme europee e l’esigenza di ascoltare da vicino gli stakeholder. Nei negoziati per il Fondo europeo per la competitività si sta spingendo perché diventi uno strumento realmente accessibile alle piccole e medie imprese.

Rispondendo ai timori sugli oneri del Green Deal, è stata ribadita la strategia italiana basata sulla "neutralità tecnologica" portando come esempio il settore automotive, per evitare di imporre un'unica tecnologia senza rispettare i tempi del mercato. Infine, per quanto concerne le infrastrutture digitali, le AI Factory e la gestione dei dati, è stata condivisa la necessità di incrementare le attuali capacità di calcolo e di analisi dei dati. Sono stati illustrati gli obiettivi e le prospettive legate al "Cloud and AI Development Act" (CADA) che mira a triplicare l'infrastruttura dei Data Center per l'intera Unione nell’ambito dell’autonomia strategica.

La missione ha inoltre fatto tappa all’EISMEA, l’Agenzia esecutiva della Commissione Europea per l’innovazione delle PMI, dove è stata presentata una mappatura degli strumenti europei per la competitività, l’internazionalizzazione e l’innovazione: dal sostegno ai cluster, all’Erasmus per imprenditori, da Enterprise Europe Network agli investimenti interregionali e al Consiglio europeo per l’innovazione. Ha completato il confronto l’approfondimento della Direzione generale Commercio della Commissione europea sulla sicurezza economica e sulle relazioni commerciali.

Altro focus della missione è stato il rapporto tra ricerca, imprese e sviluppo territoriale. La visita ai laboratori IMEC presso la Vrije Universiteit Brussel ha permesso di approfondire applicazioni di microelettronica, intelligenza artificiale e robotica.

La delegazione ha visitato il Porto di Anversa-Bruges, con un focus su logistica, transizione energetica ed economia circolare, incontrando poi, presso l’innovation hub The Beacon, i rappresentanti dell’ecosistema dell’innovazione, della Camera di Commercio Voka Anversa-Waasland e di IMEC, uno dei principali centri indipendenti di ricerca e sviluppo al mondo e riferimento europeo nel campo della nanoelettronica e dei semiconduttori.
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Ultimo aggiornamento: 14/10/2026 19:54