Opitergino Mott.

Vent'anni al servizio di Ponte di Piave: il Consiglio comunale rende omaggio al Luogotenente C.S. Vitorio Degiglio

PONTE DI PIAVE (TV) - Un applauso lungo vent'anni. Così si è aperto ieri sera il Consiglio comunale di Ponte di Piave, che ha voluto rendere omaggio al Luogotenente Carica Speciale Vitorio Degiglio, comandante della locale Stazione dei Carabinieri, che il 30 ottobre concluderà il suo servizio dopo due decenni trascorsi alla guida della caserma del paese.

Il Sindaco Matteo Buso gli ha consegnato una targa di riconoscimento a nome dell'intera Amministrazione e del Consiglio comunale. Il riconoscimento è stato volutamente consegnato in aula consiliare, il luogo che rappresenta tutta la cittadinanza, perché fosse un ringraziamento dell'intera comunità.

Alla cerimonia erano presenti il comandante della Compagnia Carabinieri di Conegliano, Tenente Colonnello Gianluca Muscatello, il comandante della Polizia Locale di Ponte di Piave, Giuseppe Davide, e l'Associazione Nazionale Carabinieri in congedo di Ponte di Piave–Salgareda.

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Per vent'anni il Luogotenente Degiglio è stato un pilastro di Ponte di Piave e un punto di riferimento per la legalità», ha dichiarato il Sindaco Ma>eo Buso. «Non solo un comandante, ma una presenza costante e rassicurante: una persona a cui i cittadini sapevano di potersi rivolgere, sempre. Abbiamo voluto ringraziarlo tutto insieme, in Consiglio comunale, perché è l'intera comunità a dovergli qualcosa. Ora potrà finalmente dedicarsi a sé stesso e alla sua famiglia, con il tempo che in questi anni ha regalato a noi. A lui va il nostro grazie più sincero e l'augurio di vivere al meglio questo nuovo capitolo: la nostra comunità gli sarà sempre grata.»

L'Amministrazione comunale rinnova al Luogotenente Degiglio e alla sua famiglia i più sinceri auguri per il futuro.
Belluno

Unidolomiti inaugura l'anno accademico 2026/2027

SEDICO (BL) - Trattenere i giovani nel territorio, offrire loro opportunità di formazione universitaria qualificata e contribuire alla crescita culturale, sociale ed economica della provincia di Belluno. È stato inaugurato oggi pomeriggio l’anno accademico 2026/2027 di Unidolomiti, nell’Aula Magna del Polo territoriale di Sedico, presso la sede del Centro Consorzi. L’appuntamento ha rappresentato un nuovo passaggio nel percorso di sviluppo di Unidolomiti e un’occasione per ribadire il ruolo strategico del Centro Consorzi, ente gestore del Polo, nella costruzione di un’offerta formativa radicata in provincia, capace di dialogare con le imprese e di rispondere alle aspirazioni delle nuove generazioni.

«L’obiettivo di questa realtà è trattenere i giovani», sottolinea Michele Talo, direttore del Centro Consorzi e presidente del Polo. «Vogliamo essere un polo di prossimità, vicino alle persone e alle loro esigenze, offrendo la possibilità di studiare senza dover necessariamente lasciare il territorio. Investire nella formazione significa anche mantenere vivi i legami sociali, rafforzare la comunità e creare nuove opportunità per le imprese locali».

L’inaugurazione è stata anche l’occasione per presentare i nuovi spazi didattici realizzati a Sedico, con tre nuove aule e un’aula studio dedicata agli studenti: un investimento concreto per migliorare l’esperienza universitaria e consolidare la presenza del Polo sul territorio. Il percorso triennale in Scienze della Mediazione Linguistica, classe L-12, proposto attraverso il Polo territoriale della SSML/Istituto di grado universitario “San Domenico” di Roma, integra lo studio delle lingue con competenze applicabili in diversi ambiti professionali, dall’area criminologica a quella diplomatico-internazionale, fino al marketing e allo sviluppo turistico ed enogastronomico.

«Il valore aggiunto del nostro percorso è la possibilità di applicare concretamente le competenze linguistiche in contesti professionali specifici», ha spiegato Francesca Ferrazza, referente e coordinatrice didattica di Unidolomiti. «Non basta conoscere le lingue: è importante saperle utilizzare nel marketing, nelle relazioni internazionali, nelle istituzioni e in altri settori specialistici. Stiamo inoltre lavorando, in prospettiva dell’anno accademico 2027/2028, al progetto di un biennio magistrale in Mediazione linguistica, classe LM-94».

Il collegamento tra formazione e mondo del lavoro costituisce un altro elemento centrale del progetto. «Molti dei nostri studenti sono già inseriti professionalmente e abbiamo avviato stage significativi con aziende del territorio», ha evidenziato Daniele Trabucco, docente stabile di Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico Comparato presso laSSML/Istituto di grado universitario “San Domenico” di Roma. «Vogliamo rafforzare ulteriormente il rapporto con le imprese e ampliare le opportunità per gli studenti, affinché le competenze acquisite possano tradursi in concrete prospettive professionali».

La cerimonia è stata arricchita da due lectio magistralis dedicate a temi di grande attualità. Sergio De Nicola, sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Cagliari, è intervenuto da remoto sul tema della mediazione penale nel processo minorile e la rieducazione, mentre Don Roberto Caria ha affrontato invece il tema della giustizia tra le generazioni nell’era del dominio tecnocratico; la scelta dei temi si collega direttamente all’indirizzo criminologico, uno dei tre indirizzi proposti da Unidolomiti, che approfondisce le forme della devianza e le loro implicazioni giuridiche, sociali e filosofiche. La giustizia riparativa offre in questo contesto un’importante chiave di lettura, ponendo al centro la responsabilizzazione del minore, la ricomposizione dei conflitti e la possibilità dire inserimento nella comunità, in una prospettiva che affianca alla dimensione sanzionatoria quella educativa e riparativa. L’Ordine degli Avvocati del Foro di Belluno ha riconosciuto tre crediti formativi per l’iniziativa. Alla cerimonia sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni regionali e locali, del mondo accademico e delle professioni. Tra gli altri i consiglieri regionali Silvia Calligaro, Davide Lovat e Stefano Valdegamberi.
Italia

“Il volto pubblico della maternità”

La maternità non è soltanto un’esperienza privata, ma una realtà che interpella la società, la Chiesa e la riflessione teologica. È questo il tema al centro dell’incontro Il volto pubblico della maternità, in programma sabato 31 ottobre, dalle 15 alle 16.30, al Centro della Famiglia, con la partecipazione della teologa cilena Claudia Leal, docente al Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia di Roma e neo membro della Commissione Teologica Internazionale nominata da Papa Leone XIV. L’appuntamento offrirà un’occasione per approfondire il significato della maternità e, più in generale, del lavoro di cura che attraversa la vita delle famiglie. Un impegno quotidiano, spesso poco visibile, che coinvolge madri, padri e nonni nell’accompagnamento dei bambini e degli anziani e che contribuisce in modo decisivo al benessere delle persone e della comunità.

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Non è più possibile escludere dalla ricerca teologica l’impegno di tante mamme, di tanti genitori, ma anche di tanti nonni che spendono la vita per accompagnare soprattutto bambini e anziani”, sottolinea Claudia Leal, richiamando la necessità di riconoscere il valore di chi si prende cura degli altri. “Eppure sono proprio questi caregiver familiari che spesso determinano il successo della nostra vita, come individui e come società”. Il percorso di ricerca della teologa si concentra proprio sul rapporto tra maternità, famiglia e società. La scorsa settimana Papa Leone XIV ha nominato Claudia Leal Membro della Commissione Teologica Internazionale, organismo consultivo che contribuisce all’approfondimento delle principali questioni dottrinali della Chiesa. La nomina è arrivata poco giorni dopo la sua partecipazione, in qualità di Esperta, all’incontro internazionale “A dieci anni da Amoris laetitia: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi”, svoltosi in Vaticano dal 7 al 14 ottobre scorsi, voluto da papa Leone per fare un bilancio e rilanciare l’esortazione apostolica pubblicata da papa Francesco nel 2016 dedicata all’amore nella famiglia e alle questioni pastorali e teologiche legate alla vita familiare. La presenza di Claudia Leal al Centro della Famiglia si inserisce in una riflessione che riconosce nella cura e nelle relazioni familiari luoghi di valore umano, sociale e spirituale. “La strada da fare è ancora lunga – osserva Leal – ma iniziare un percorso a partire dalla maternità promette percorsi generativi per la Chiesa e per il mondo. Ora anche pastorale e teologia se ne stanno accorgendo. Ed è una buona notizia”.

L’incontro è libero e aperto a tutta la cittadinanza. Per partecipare è richiesta la segnalazione della propria presenza, indicando anche l’eventuale necessità di assistenza per i figli, al numero 0422 582367 o alla mail pastorale@centrodellafamiglia.it







Conegliano

Come affrontare l’Intelligenza Artificiale

Martedì 27 ottobre alle ore 18:30 Giorgio De Nardi sarà il relatore del primo dei tre incontri promossi da Cantiere Culturale Talenti Veneti al ristorante ‘Giovi’ di Ponte della Priula. Al centro dell’incontro, il modo di affrontare l’Intelligenza Artificiale: un dibattito che oscilla tra timori di distruzione di massa, sconvolgimenti finanziari e promesse di enormi potenzialità di sviluppo. Orientarsi non è semplice: De Nardi proporrà una via per affrontare questa trasformazione.

La sua visione mette al centro il rapporto tra tecnologia e qualità umane: “Il futuro per cui sto lavorando in Aton? Un’AI che sostenga e potenzi le qualità umane”, ha detto, “ci sollevi da molte attività pericolose, noiose e abbruttenti, liberi tempo e risorse per le relazioni di qualità, ci consenta di tornare ad avere cura e fiducia per noi stessi, per il nostro paese e per il futuro dei nostri figli”. De Nardi è convinto che non sarà l’AI a distruggere l’umanità: il rischio, come nel caso dell’atomica, potrebbe derivare dall’uso che ne farà qualche scellerato. Ritiene inoltre che l’AI non cancellerà i posti di lavoro, ma li trasformerà, migliorandone le condizioni.

“Intelligenza Artificiale, come affrontarla” è, appunto, il tema del suo intervento di martedì. Talento veneto, De Nardi ritiene che l’Italia e il nostro territorio guardino soprattutto con timore alla trasformazione digitale e all’AI, trascurandone le gigantesche opportunità. A suo giudizio, questo atteggiamento equivale a una rinuncia collettiva al futuro e ai nostri giovani migliori, che se ne stanno andando sempre più numerosi

Giorgio De Nardi è fondatore e presidente di Aton, B Corp tech, sede a Villorba, che opera nella digitalizzazione dei processi commerciali attraverso soluzioni potenziate dall’Intelligenza Artificiale. L’azienda è a capo di un gruppo internazionale con un fatturato di oltre 26 milioni di euro e conta 280 collaboratori di 19 nazionalità, in equilibrio tra generazioni ed età diverse.

Il progetto di Cantiere Culturale Talenti Veneti nasce per valorizzare le persone di scienza e competenza presenti nel nostro territorio e la loro disponibilità a fare cultura. Per affrontare i temi di più stringente attualità, infatti, non è sempre necessario cercare specialisti al di fuori dei confini della Marca o del Veneto: le competenze possono essere già tra noi.

E così, il secondo incontro, in programma martedì 10 novembre, avrà come relatore Riccardo Girotto, giovane consulente del lavoro, partner dello Studio Cattarin & Associati di Treviso e conferenziere attivo in tutta la Penisola. Il suo intervento sarà dedicato a “L’intelligenza Artigianale: l’altra faccia. Nutrirà il lavoro del futuro”. A chiudere il ciclo autunnale sarà don Alessio Magoga, teologo e direttore della Comunicazione della diocesi di Vittorio Veneto e già direttore responsabile del settimanale L’Azione, con un intervento su “Etica e AI. La prospettiva di Papa Leone XIV”.

Il progetto Cantiere Culturale gode del patrocinio del Comune di Susegana e del sostegno del Gruppo Grigolin. Anche il ristoratore Guido Albertini darà il proprio contributo di talento veneto: oltre a mettere a disposizione i locali del ristorante Giovi, offrirà a tutti i partecipanti il Risotto della Casa, per concludere l’incontro e proseguire il dialogo in un clima amichevole.

Ingresso libero con prenotazione.

Cultura

Malessere di gioventù

Perlopiù la forma-canzone viene plasmata su una linea melodica cui si aggiungono, ben cadenzate, le parole. Tanti suoni sillabici quante sono le note in partitura (della parte vocale naturalmente). Stavolta Pablo Perissinotto è partito dal testo, già metricato, rivestendolo con una musica densa di notturne atmosfere. Un’apparente calma ritmica a sottolineare quella melanconia di una post-adolescenza ormai lasciata alle spalle; che ogni tanto tuttavia si riaffaccia, guardando all’incerto futuro, pensando ai figli, scardinando le sensazioni del proprio io-bambino. Vent’anni. Una condizione temporale radiosa, eppure travagliata. Un tratto del percorso esistenziale nel quale sovente non ci si riconosce, si annaspa e magari ci si perde, macinando perfino idee malsane in seguito a una piccola grande delusione d’amore. Io sono stato fortunato in tal senso. Nella prima stagione deteen-agerizzata - benché all’epoca si restasse ancor minorenni - ho visto in tivù lo sbarco sulla luna, ho gioito con Woodstock, incontrato De André e Battisti; ero nel cast del Controfestival di Sanremo presentato da Mike Bongiorno e in quello di OffOff, confluenza di esperienze nel teatro, 50 artisti in scena; in quello stesso arco magico mi esibivo al leggendario Derby Club con Bindi e Paoli, scherzavo con Walter Chiari e Primo Moroni, capitanavo il Complesso dei Norman Popels, baciavo Laura e Beatrice (molto attratto dai nomi letterari)... Insomma non avevo modo di crogiolarmi nello spleen giovanile. Il conto l’ho comunque pagato successivamente. Pertanto comprendo ogni verso composto da Pablo, ogni passaggio di questo sincero, intimista, e in fondo universale affresco retrospettivo. Supportato dalle orchestrazioni digitali di Luca Gigante in seno all’attenta produzione di GL Radio, garanzia altresì per il video correlato in fase di realizzazione.
Belluno

L’artigianato autentico ad Arredamont 2026

LONGARONE (BL) - Far conoscere l’artigianato attraverso l’esperienza diretta, dando voce alle imprese e mostrando il valore delle competenze che si nascondono dietro ogni prodotto. È questo l’obiettivo di “Artigiano Autentico in Fiera 2026”, l’iniziativa promossa da Appia CNA in occasione di Arredamont dal 31 ottobre all’8 novembre a Longarone Fiere Dolomiti (Padiglione B, Corsia B/D).

Sulla scia del successo delle prime due edizioni, prosegue dunque il progetto – supportato da EBAV - di valorizzazione dell’artigianato di qualità con la novità, per questa edizione, di un maggiore spazio dedicato al racconto dei mestieri attraverso talk, interviste audio e video allo stand e ad approfondimenti e workshop su innovazione, sostenibilità e competitività delle imprese. Per nove giorni, lo spazio associativo ospiterà realtà di diversi settori, con dimostrazioni pratiche, laboratori, esposizioni e momenti di approfondimento. 

Dal design e arredo alla ceramica, dalla sartoria alla lattoneria, fino alle applicazioni innovative per lo sport, la tecnologia e il food, i visitatori potranno incontrare gli artigiani, conoscere materiali e tecniche e scoprire come tradizione e innovazione contribuiscano alla qualità delle produzioni locali. «L’artigianato è un patrimonio di conoscenze, creatività e professionalità che merita di essere conosciuto e riconosciuto. Con questa iniziativa vogliamo mettere al centro le persone e il loro lavoro, mostrando al pubblico il valore che ogni impresa porta con sé e il legame profondo tra artigianato e territorio. Arredamont è un’importante occasione per far vivere queste competenze in modo diretto e coinvolgente», dichiara Andrea Cerentin, presidente di Appia CNA Belluno.

Accanto alle dimostrazioni, il programma affronterà anche temi strategici per il futuro delle imprese, dalla sostenibilità alla competitività, fino al welfare e alla valorizzazione delle filiere. Sabato 31 ottobre, dalle 15.30 alle 17.00, in Sala Congressi, è in programma il convegno “Artigiano Autentico: dialogo con le imprese artigiane sul futuro del lavoro”, moderato dal coach e formatore Alessandro Polce .«Vogliamo offrire alle imprese un’occasione concreta per raccontarsi, valorizzare le proprie competenze e incontrare nuovi pubblici. Rendere visibile il processo produttivo significa far comprendere meglio la qualità del lavoro artigiano e la sua capacità di evolversi. Allo stesso
tempo, gli approfondimenti saranno un’opportunità per riflettere su strumenti e strategie utili a rafforzare lo sviluppo e la competitività delle nostre PMI
», sottolinea Cristian Sacchet, direttore di APPIA CNA Belluno. Il programma si aprirà sabato 31 ottobre con una giornata dedicata adesign, arredo e food experience, tra Home Staging, design e arredi, degustazioni di sakè, oltre al già citato live talk “Autentico Artigiano”.

Domenica 1° novembre i protagonisti saranno la ceramica e il tessile, con dimostrazioni pratiche e lavorazioni artigianali. Spazio all’approfondimento martedì 3 con il seminario incentrato sulle modalità di finanziamento e sulle opportunità d’investimento per le micro e piccole imprese attraverso i bandi del GAL Alto Bellunese. Mercoledì 4 si parlerà di welfare e bilateralità, con un focus sui servizi e sulle opportunità per imprese e lavoratori offerti da Solidarietà Veneto, Sani. In Veneto ed EBAV, in un appuntamento a cura di Appia CNABelluno. Altre realtà aziendali saranno invece coinvolte venerdì 6, stavolta con la lattoneria, tra tecnica, innovazione ed esposizioni di lavorazioni.

Sabato 7 il tema sarà l’incontro tra sport e artigianato, con pareti attrezzate per l’arrampicata e nuove applicazioni nell’interior design.

Domenica 8 la rassegna si concluderà con una giornata dedicata a territorio, tecnologia e creatività, tra montagne 3D in miniatura, occhiali con elementi naturali o ispirati alla natura, dimostrazioni e degustazioni di gelato artigianale.
Cultura

Conti senza l'oste. Con cucina e fucina a vista.

Milano. Piazza Duomo. Un uovo gigante sul sagrato, adagiato come nel mezzo di un ampio piatto della nouvelle cuisine ormai un po’ fané. Ricetta occhio di bue, naturale richiamo al riflettore puntato sulla scena; che in questo caso è calcata dal gesto di Pasqualino Conti, altresì pittore, photographer, performer. Autore della succitata installazione urbana, minimale break-action contestuale alla sua solitaria corrente prefigurativa. Artepresaingiro, sia nell’accezione canzonatoria sia in quella altrettanto dissacrante ispirata al ready-made, specie on the road. C’è poi il risvolto più strettamente legato alle pedane del teatro-cabaret, scandito da reading, stand-up. pièces esilaranti dove il registro comunicativo non si discosta mica tanto dalle liriche letture di una beat generation non ancor del tutto sopita; ciò grazie a quegli animali da palco e da atelier come lo stesso Conti, il quale fin da ragazzo coltiva idee, progetti, provocazioni sopra, sotto e fra le righe. A partire - addirittura in antecedenza - dallo storico sciopero degli artisti nel ‘90: un vero e proprio Non pensiero day insieme a Palamara, Kodra, i fratelli Festa, il sottoscritto e molti altri esponenti delle varie discipline creative. Da quella dimostrazione di gruppo a un godibile Showpero, in coppia con Flavio Pirini, passando per il Collettivo Scaldasole (realtà del ticinese a cavallo tra due millenni, trampolino per Geppi Cucciari, Katia & Valeria, Pali e Dispari...). In funzione di uno sguardo meno accademico, attraverso un meccanismo espressivo disposto ad affermare: Hey, gente di musei, di gallerie, di militanza critica... pure stavolta la frittata è fatta! 
Cultura, Vittorio Veneto

Vittorio Veneto, al Museo della Battaglia incontro con il colonello Lorenzo Cadeddu

Alle 15.30 un nuovo appuntamento della rassegna «Incontri al Museo – Domeniche con la Storia». Verranno ripercorse le vicende del Milite Ignoto attraverso i luoghi simbolo della memoria nazionale, da Aquileia a Redipuglia fino all'Altare della Patria. Ingresso libero e gratuito.

VITTORIO VENETO (TV) - Chi era il soldato sconosciuto che dal 1921 riposa all'Altare della Patria, a Roma? Come nacque la decisione di dedicargli un monumento nazionale e quale significato assunse quella sepoltura per un Paese profondamente segnato dalla Prima Guerra Mondiale?

Sono alcuni degli interrogativi al centro del libro «Alla ricerca del Milite Ignoto. Aquileia, Redipuglia, Altare della Patria, i luoghi della memoria e dell'identità italiana», dello storico militare Lorenzo Cadeddu, che sarà presentato domenica 25 ottobre 2026, alle ore 15.30, al Museo della Battaglia di Vittorio Veneto.

L'iniziativa rientra nella rassegna «Incontri al Museo – Domeniche con la Storia», dedicata all'approfondimento di vicende e protagonisti della storia contemporanea, con particolare attenzione alla Grande Guerra e alla conservazione della memoria. Il volume ricostruisce, attraverso un'ampia documentazione storica e fotografica, le vicende che portarono alla scelta del Milite Ignoto e alla sua tumulazione nel monumento al Vittoriano, il 4 novembre 1921.

La ricerca di Cadeddu si sviluppa attorno a tre luoghi fondamentali della memoria italiana: Aquileia, dove avvenne la scelta della salma destinata a rappresentare tutti i caduti senza nome; Redipuglia, luogo simbolo del sacrificio dei combattenti sul fronte dell'Isonzo e del Carso; e l'Altare della Patria, dove il Milite Ignoto divenne il simbolo del ricordo collettivo dei caduti della Grande Guerra.

Attraverso la ricostruzione degli avvenimenti, l'analisi delle testimonianze e lo studio dei luoghi, l'autore affronta una questione che va oltre la semplice narrazione storica: come si costruisce la memoria di una nazione e perché determinati eventi, personaggi e monumenti diventano elementi fondamentali della sua identità. Particolare attenzione è dedicata alla vicenda degli undici soldati sconosciuti le cui salme furono raccolte dai diversi settori del fronte italiano e tra le quali, nella Basilica di Aquileia, Maria Bergamas, madre di un combattente disperso, scelse quella destinata a essere trasferita a Roma.

Il libro ripercorre così una delle pagine più significative della memoria pubblica italiana del Novecento, restituendo una dimensione storica e umana a una vicenda che continua a occupare un posto centrale nelle commemorazioni nazionali. Lorenzo Cadeddu, colonnello della riserva, scrittore e ricercatore di storia militare, è presidente del Centro Studi Storico Militari sulla Grande Guerra «Piero Pieri» di Vittorio Veneto. Autore di numerose pubblicazioni dedicate alla Prima Guerra Mondiale, ha approfondito in particolare le vicende dell'Esercito italiano, le operazioni militari e i protagonisti del conflitto.

La presentazione assume un significato particolare proprio a Vittorio Veneto, città il cui nome è indissolubilmente legato agli avvenimenti conclusivi della Grande Guerra e che, attraverso il Museo della Battaglia, custodisce e promuove un patrimonio documentario e culturale di rilievo nazionale.

L'appuntamento offrirà al pubblico l'opportunità di approfondire, direttamente con l'autore, la storia del Milite Ignoto e di riflettere sul significato della memoria dei caduti, a pochi giorni dalle celebrazioni del 4 novembre, Giorno dell'Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate. 

L'incontro si terrà domenica 25 ottobre, alle ore 15.30, al Museo della Battaglia di Vittorio Veneto. L'ingresso è libero e gratuito. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.
Conegliano

San Vendemiano, nasce il giardino terapeutico dove natura e arte si alleano per il benessere dell’anima

SAN VENDEMIANO (TV) – Giovedì 22 settembre 2026 in Via Europa 43 è stato inaugurato il “Giardino terapeutico”, all’interno della villa dove sono ospitate le sorelle che hanno dato vita all’”Associazione 100 volte Melius”.
L’idea, il progetto e la realizzazione sono il frutto di una stretta quanto proficua collaborazione tra suor Aline Pereira Ghammachi, le sorelle, Terra Fertile, la Ulss2, persone, enti e associazioni che si sono adoperati per dare forma a un sogno che, in una magnifica mattinata d’ottobre, si è svelato con orgoglio in tutta la sua bellezza.

Alla cerimonia di inaugurazione erano presenti autorità civili e istituzioni, in particolare l’Assessore Regionale Paola Roma e il Consigliere Regionale Sonia Brescacin; in rappresentanza del Comune di San Vendemiano erano presenti il sindaco Guido Dussin e il vicesindaco Renzo Zanchetta.

La presentazione del giardino è stata introdotta da suor Aline, poi è seguito l’intervento del presidente di Terra Fertile Massimo Ciacchi il quale ha espresso la sua soddisfazione nonché la gratitudine verso quanti hanno sostenuto l’impegno, atto a concretizzare un’ idea volta a dare ampio respiro ad un desiderio nato per offrire giovamento a quanti soffrono interiormente. Qui potranno trovare sollievo e godere dell’armonia a diretto contatto con la natura. 

E’ stata letta una lettera del Presidente della Regione Veneto Alberto Stefani con la quale ha fatto giungere “il suo apprezzamento per questo impegno corale che consente di affrontare una tematica che mi sta particolarmente a cuore. In un tempo caratterizzato da ritmi frenetici e difficoltà sempre più diffuse, offrire uno spazio di ascolto, incontro e contatto con la natura significa donare un’opportunità per ritrovare serenità, equilibrio e speranza”. “Questa iniziativa”, continua il Presidente Stefani “dal grande valore umano e sociale, capace di rispondere con sensibilità al crescente bisogno di benessere psicologico ed emotivo, sottolinea l’importanza della cura della persona, valorizzando non solo la salute fisica ma anche quella interiore”. “Sono certo che questo luogo sarà un prezioso punto di riferimento per il territorio in cui le fragilità trovano accoglienza e ciascuno può sentirsi sostenuto e meno solo. E’ questo il senso autentico di comunità, non lasciare indietro nessuno”.

Un grande attestato di stima e un immenso ringraziamento è stato rivolto squadra di giardinieri di Luca Cazziolati, preziosi e straordinari collaboratori.

E’ stato poi il turno di Andrea Mati, vivaista e umanista, originario di Pistoia e titolare del Vivaio Mati. Non nascondendo la palpabile emozione nitidamente espressa dalle sue parole, ha spiegato il concetto alla base del giardino terapeutico. E’ un giardino di cura, nato da un’esperienza personale e concepito con la cooperazione di psicologi e psichiatri; un percorso nel verde che contribuisce a trovare nella sintonia con la bellezza della natura la via verso la salvezza. Dietro ogni suo giardino c’è infatti un pensiero straordinario che si attua sempre con l’aiuto fattivo di validi collaboratori e, grato al gruppo di lavoro, ha voluto esprimere la sua riconoscenza anche “alla comunità che gli è stata affianco in maniera incredibile” proprio a San Vendemiano.

L’assessore Paola Roma ha sottolineato quanto “In un momento come questo è opportuno lavorare con il territorio e credo questo sia un luogo dove fermarsi e sentirsi accolti.” Ringraziando per quanto è stato fatto, ha posto l’accento sul benessere che qui le persone di tutte le età possono sperimentare, dai giovani agli anziani. Proprio a questi ultimi va offerta l’opportunità di essere ascoltati, aprendo loro le porte per sentirsi accolti, ha rimarcato l’assessore Paola Roma.

Il Sindaco Guido Dussin ha specificato quanto questo luogo “donato dalla signora Fanton, abbia sempre avuto un ruolo storicamente centrale. Ora questa centralità è stata riportata qui, con queste funzioni e con questa bellezza che ho visto e che tutti possiamo ammirare “, poi ha proseguito “Mi associo ovviamente alle parole del Presidente della regione Veneto e dell’assessore Paola Roma per quel che riguarda invece la finalità dell’opera” e ha poi continuato evidenziando la soddisfazione nel vedere tanti giovani adoperarsi per la realizzazione del giardino, dimostrando quanto sia importante dare vita a nuove opportunità attraverso una rilevante sinergia che può nascere nel territorio.

“Oggi, più che mai sentiamo queste esigenze utili a tutti i quanti noi, dobbiamo far scorrere al nostro interno una comunicazione che manca, perché gli egoismi in questo periodo sono invece la parte prevalente.” Il primo cittadino sottolinea l’importanza della donazione di quest’area, atto che ha contribuito in maniera significativa a far sorgere qualcosa di essenziale che riporta l’individuo a giuste condizioni di vita. Un dono che ora si è trasformato in un punto rilevante nella vita comunitaria.

Sono seguiti altri interventi da parte della rappresentanza della Ulss2 che ha ripreso una celebre frase “Se vuoi essere felice un giorno organizza una festa, se vuoi essere felice per una settimana organizza un viaggio, ma se vuoi essere felice tutta la vita impegnati in un giardino”.

Il giardino sarà teatro di laboratori, facendo così esperienza diretta con le piante, la terra, e nel contempo esprimere la propria creatività. Non mancheranno i prodotti che contribuiscono al benessere psicofisico, ma soprattutto ci saranno spazi dedicati all’ascolto, al confronto, al dialogo e alla lettura; un ruolo preminente sarà riservato alla lettura di poesie e psicopoesie, ma ci sarà spazio anche per altre forme d’arte in maniera che ogni espressività possa trovare voce in un’atmosfera di assoluta pace.

Nel giardino trovano spazio piante autoctone e altre provenienti dall’Amazzonia, tutte pronte ad abbracciare chiunque varchi la soglia del giardino o passeggi sul ponte del piccolo laghetto, oppure quando ci si concede una sosta per leggere o ascoltare una lettura, inebriato dalla meraviglia, dai colori e dalle fragranze.

Dopo i discorsi c’è stato lo spazio per l’incontro e la festa la visita al giardino, le foto e lo scambio di opinioni , nonché qualche suggerimento e ispirazione per rendere questo posto così magnifico un lembo di paradiso, dove la quiete e il ritrovarsi a tu per tu con l’ambiente e le persone giuste diventi stimolo per affrancarsi dal dolore e abbracciare la rinascita di sé stessi, ricominciando una nuova vita.

Dagli sguardi accesi di gioia che sfioravano ogni angolo del giardino oserei dire che l’obiettivo è stato raggiunto e oramai esso ha conquistato l’anima dei presenti che non mancheranno di promuovere l’esistenza di questa nuova realtà a disposizione di tutti. I miracoli esistono e si compiono, nascono da intuizioni apparentemente semplici, ma la grandezza che pulsa nel nucleo dell’idea infonde nelle persone il coraggio di portarle avanti. E’ dalle piccole cose che le grandi imprese si rivelano e così il bene nasce da uno zampillo d’acqua fresca le cui note ridondano dolcemente, fino a far maturare nell’anima la volontà di unire le forze delle persone di buona volontà; ecco che allora dal buio una mano si tende verso il prossimo e si intravede la luce tessere una rete indissolubile di autentica solidarietà.

Monia Pin


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Ultimo aggiornamento: 28/10/2026 21:19