Sport

Finale Coppa Italia Nextpro Skiroll 2026

Domenica 25 ottobre 2026 si è tenuta, per il secondo anno consecutivo nel territorio di Caneva (Pn), l’ultima tappa della Coppa Italia Nextpro di Skiroll, organizzata dallo storico Sci Club Orsago.
Questa rappresentava l’ultima prova delle 16 svoltesi, nella stagione 2026, attraverso tutto lo stivale da Sud (Sicilia) al Trentino, passando per la Liguria, l’Abruzzo, il Molise, l’ Emilia per finire tra Veneto (Valdobbiadene) e Friuli Venezia Giulia.

Questo sport, nato inizialmente come preparazione estiva allo sci di fondo, poiché ne simula il gesto, è diventato una disciplina vera e propria vantando appunto un campionato italiano ad esso dedicato.
La gara, svoltasi sulle ripide salite del Gaiardin, ha visto sfidarsi oltre 300 partecipanti provenienti da tutta l’Italia, in una giornata fredda e ventosa, che ha messo a dura prova atleti e tifosi lungo il percorso e sull'impervia dirittura d'arrivo, collocata sopra la Malga dal “ Titti.”

La cronoscalata ha fatto seguito alla gara sprint svoltasi il giorno precedente tra le colline di Valdobbiadene.
Tra gli atleti che si sono distinti nella gara di domenica dello sci club trevigiano troviamo Giada Faraon classificata 2^ tra le under 12 mentre, nella classifica generale di stagione della coppa Italia, abbiamo visto premiati Margherita Gaiotto 1^ negli under 10, Geremia Gaiotto 3° negli under 12.

Lo sci club ospitante ha così saputo aggiudicarsi, grazie al contributo dei suoi numerosi e tenaci atleti, il terzo posto nella classifica squadre, preceduto solo dal triestino Asd Mladina e la squadra abruzzese del Subiaco.
La giornata si è conclusa in un clima di gioiosa condivisione e festa tra atleti, volontari impegnati nell’ organizzazione della manifestazione, autorità locali e sponsor con l’auspicio, soprattutto per i tanti piccoli e appassionati atleti partecipanti, che possa essere la seconda di una lunga serie. 
Treviso

Domenica 8 novembre la 26esima edizione di “Frutto di un sostegno sociale"

La 26esima edizione di “Frutto di un sostegno sociale”, il progetto di solidarietà durante il quale vengono distribuite le cassette di mele biodinamiche Osiris per aiutare i più fragili, si svolgerà domenica 8novembre in 220 piazze di 74 comuni della provincia di Treviso. Il ricavato sarà destinato a iniziative che supportano persone con disabilità e le loro famiglie .“Frutto di un sostegno sociale” è nato nel 2000, sulla base dell’istanza rivolta al Consorzio Pro LocoQuartier del Piave da un gruppo di genitori con figli disabili, preoccupati del futuro, del “dopo di noi”. Da allora, il Consorzio Pro Loco QdP e una rete di collaboratori si impegnano nell’organizzazione dell’iniziativa, ogni anno la seconda domenica di novembre, coinvolgendo 160 associazioni e 800 volontari.

L’edizione 2026 segna un passaggio significativo nella storia della manifestazione: è infatti la prima che si svolge senza Roberto Franceschet, promotore dell’iniziativa, scomparso nell’agosto scorso: la sua intuizione e il suo impegno hanno contribuito a dare vita a un appuntamento che si è consolidato come una grande rete di solidarietà sul territorio e che oggi – grazie all’opera di numerose persone, coordinate daMaria Elena Filippi - prosegue nel solco del suo insegnamento. Le cassette di mele biologiche provengono della cooperativa Osiris di Postal (Bz): a fronte di un contributo (Euro 12 a cassetta), si potrà sostenere la Fondazione Il Nostro Domani ETS, che accoglie persone con disabilità in comunità-alloggio, gruppi appartamento e co-housing del territorio provinciale.

In ventisei anni sono stati raccolti oltre 2 milioni di euro: nel segno della trasparenza che contraddistingue il progetto, tutti i risultati vengono resi pubblici nel corso di una serata conclusiva di gratitudine ai collaboratori nel mese di dicembre. Proprio sulle radici dell’iniziativa “Frutto di un sostegno sociale”, nel 2012 una rete di enti ed associazioni ha istituito la Giornata provinciale della disabilità, consolidando l’obiettivo primario di sostenere la vita e le attività di queste persone, rimaste senza familiari o che non possono più vivere in famiglia.

Anche quest’anno è stata confermata la possibilità di aderire all’iniziativa in modalità “delivery”: prenotando le cassette di mele al numero 349 8651082 sarà possibile riceverle direttamente a casa. Sono state aperte anche altre modalità di raccolta fondi, con il versamento, oppure donando il 5 per mille. Organizzata dal Consorzio Pro Loco Quartier del Piave, l’iniziativa ha il patrocinio della Regione del Veneto, della Provincia di Treviso, dell’Ulss 2 Marca Trevigiana e dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana. Collabora con Volontarinsieme CSV Treviso, Unpli Treviso, Direzione Servizi Sociali Ulss 2,Coordinamento Provinciale Associazioni Disabili. Gode del sostegno di Banca Prealpi SanBiagio, Eclisse srl, Automobili Trevisol snc, coop Osiris, Naturasì, Taffarello spa, Cantina Produttori Valdobbiadene, Vald’Oca, Grafiche Bronca.

Le comunità alloggio, i gruppi appartamento e co-housing Comunità alloggio per disabili, che ospitano persone con disabilità rimaste orfane o con genitori anziani che non sono più in gradi di accudirli: Casa “Spigariol-Minatel” a Breda di Piave, RSA “Atlantis” a Castelfranco Veneto, “Una casa tra le case” a Soligo di Farra di Soligo, Comunità alloggio “Il Girasole” ad Orsago; Casa “Codato” a Preganziol, Casa “Maria Giovanna De Rossi” a Cavriè a San Biagio di Callalta, Comunità alloggio “Zaina – Bernardi – Piccolo Rifugio” a Ponte della Priula di Susegana, Comunità Alloggio “Quadrifoglio” a Treviso, Casa “dei Giacinti” a Volpago del Montello, Casa “Handy Hope” a Vazzola, Casa “Maria Adelaide Da Sacco” a Vidor.

Gruppi appartamento destinati a persone con disabilità alle quali viene data la possibilità di diventare più autonomi, cucinando, gestendosi l’appartamento, andando a lavorare con i mezzi pubblici: “Sganciamoci” a Montebelluna, “Acero Rosso” a Postioma di Paese, “Dove Due O Tre” a San Polo di Piave, “Bambù” a Spresiano, “Casa di Carla” a Valdobbiadene, “Insieme per domani” a Vittorio Veneto, “Piccolo Rifugio” a Vittorio Veneto, “Gruppo appartamento dei Giacinti” a Volpago del Montello. 
Per l’elenco di tutte le piazze e le associazioni coinvolte:https://fruttosostegnosociale.jimdofree.com/home/le-piazze/
Italia

L'azienda che vorrei, il libro di Caterina Boschetti

Ho avuto la possibilità di leggere il testo di Caterina Boschetti, intitolato L’azienda che vorrei (come dire addio a boss tossici e vivere felici). Raggiunta per una breve intervista, le ho chiesto da dove nascesse questo suo interesse per il benessere delle persone in ambito aziendale.

«Il mio obiettivo», dice Caterina, «è aiutare aziende e personale a incontrarsi su di un piano condiviso fatto di empatia e crescita comune».
 
Caterina, che è Chief Marketing Officer di MAW, è una fucina d’iniziative: per esempio è la creatrice del blog Becomeen, nel quale viene analizzato il mondo del lavoro e le sue evoluzioni, con contributi specifici per il comparto HR (Risorse Umane). È anche cofondatrice di Ethica HR, che ha l’obiettivo di creare un registro per le risorse umane. Il libro in questione rappresenta una sorta di manuale che riassume una serie di strategie elaborate da Caterina nel corso del suo percorso lavorativo e di vita. È riuscita a trasformare certe esperienze emotivamente forti in qualcosa che ha rappresentato lo slancio per il lavoro attuale.

Quale può essere la difficoltà nel proporre alle aziende un’impostazione etica attenta al benessere dei lavoratori?
 
«Le aziende con un turnover alto vedono aumentare i loro costi», afferma Caterina, «a causa del personale neoassunto da formare continuamente. È dimostrato che applicare una maggiore attenzione alla qualità dell’ambiente lavorativo diminuisce i costi aziendali. Le nuove generazioni, ma anche i millennials, sono poco disposte ad accettare una permanenza lavorativa presso aziende che non diano loro la possibilità di esprimersi. Un’azienda che vuole performare necessita di collaboratori di qualità, ma tale personale, in virtù della consapevolezza del proprio valore, non è disposto ad accettare ambienti lavorativi tossici».
 
Il testo suggerisce come superare la paura del giudizio, mantenendo un dialogo sereno nell’aiutare i colleghi. Viene anche spiegato come trasformare le eventuali imperfezioni in risorse che indicano quali aspetti migliorare, anziché concentrare l’attenzione nella ricerca del responsabile.

«Le aziende che riescono a performare più di altre sono quelle in cui il personale non ha timore di confrontarsi con il proprio errore, ammettendolo apertamente».
 
Il modus operandi di Caterina è proprio di quei “cuori puri” che hanno come obiettivo il benessere diffuso tra aziende e personale. Questo fine nobile lo applica quotidianamente nel suo lavoro, ma lo ha trasferito, sotto forma di consigli pratici, anche nel suo testo, ordinabile su Amazon.
Italia

Morire lavorando e storie che interrogano i tribunali

Dalla tragedia di Mestre alla morte di Pietro Zantonini nei cantieri olimpici: tra patteggiamenti, richieste di archiviazione e risarcimenti che non arrivano, le famiglie continuano a chiedere verità e responsabilità.
Due vicende diverse, accomunate da una domanda: quanto vale la vita di un lavoratore quando la tragedia finisce nelle aule giudiziarie? Le storie di Alberto Rizzotto e Pietro Zantonini riaccendono i riflettori sulle difficoltà che incontrano le famiglie delle vittime per ottenere giustizia. Da una parte patteggiamenti e responsabilità che restano senza un pieno accertamento dibattimentale, dall'altra una richiesta di archiviazione contestata dai familiari. Nel mezzo, il diritto alla verità e al risarcimento.

Il problema non riguarda soltanto il procedimento penale, ma anche le conseguenze sul piano civile. Quando le responsabilità non vengono accertate in modo completo, quando arrivano prescrizioni o quando le indagini si chiudono senza un processo, le famiglie possono ritrovarsi costrette ad affrontare ulteriori cause, con tempi e costi che si aggiungono al dolore della perdita.
Alberto Rizzotto aveva 40 anni, era dipendente della società La Linea e guidava il pullman elettrico precipitato da un cavalcavia a Mestre il 3 ottobre 2023. Nell'incidente morirono 21 turisti e lo stesso conducente. Le perizie hanno individuato nella rottura di un bullone dello sterzo la causa della tragedia, mentre il guardrail, non a norma e addirittura mancante nel punto della caduta, avrebbe avuto un ruolo non secondario.
Una vicenda che solleva interrogativi sulle responsabilità relative alla manutenzione del mezzo e alla sicurezza dell'infrastruttura. Il pullman era di costruzione cinese, mentre lo sterzo era di fabbricazione tedesca. Secondo le contestazioni, la Procura di Venezia avrebbe rinunciato ad approfondire attraverso rogatorie internazionali tutte le possibili cause legate ai componenti meccanici.

Sette dipendenti coinvolti a vario titolo hanno patteggiato pene inferiori ai due anni, senza un ordinario dibattimento che consentisse un pieno accertamento pubblico delle responsabilità. La posizione dell'amministratore delegato di La Linea è stata archiviata. Anche la condizione del guardrail, rimasta a lungo irregolare, è uno degli aspetti che continuano ad alimentare le domande dei familiari.

Sul fronte dei risarcimenti emerge un'altra disparità. Allianz ha liquidato alle famiglie dei passeggeri circa venti milioni di euro e intende rivalersi sul Comune di Venezia, per conto del quale il pullman era in servizio. Per i familiari di Rizzotto, invece, la situazione è diversa: Alberto non era un terzo trasportato e Unipol, chiamata a rispondere per la copertura assicurativa del lavoratore, non avrebbe ancora versato alcun risarcimento. Anche la posizione dei Lloyd, assicuratori del Comune, resta una questione aperta. Ai genitori e al fratello di Alberto rimane la strada della causa civile. Dopo aver perso un figlio e un fratello, sono costretti a intraprendere un'altra battaglia per ottenere il riconoscimento dei propri diritti.

L'altra vicenda riguarda Pietro Zantonini, vigilante di 55 anni, morto nella notte dell'8 gennaio 2026 mentre svolgeva il proprio turno di sorveglianza nei cantieri delle Olimpiadi Milano-Cortina. Lavorava in condizioni climatiche estreme, con temperature che raggiungevano i 16 gradi sottozero. Si riparava in un container riscaldato da una stufetta portatile, dal quale usciva periodicamente per effettuare i controlli. Durante il turno si sentì male, chiese aiuto a un collega, ma i soccorsi non riuscirono a salvarlo.
La Procura di Belluno ha chiesto l'archiviazione del procedimento aperto nei confronti del legale rappresentante della società di vigilanza SS Security & Bodyguard. Secondo il rapporto medico-legale, non sarebbe emerso un nesso causale tra il decesso e le condizioni di lavoro. 

Una conclusione che la moglie e il fratello del vigilante contestano, annunciando opposizione alla richiesta di archiviazione e ricordando le numerose denunce presentate dallo stesso Zantonini sulle difficili condizioni in cui era costretto a lavorare.
La richiesta del pubblico ministero non è una decisione definitiva, sarà il giudice a valutare se accoglierla o disporre ulteriori approfondimenti. Resta però una domanda fondamentale: le segnalazioni del lavoratore sulle condizioni del servizio sono state adeguatamente considerate nell'accertamento delle circostanze della sua morte?

Le due vicende riportano al centro una questione che riguarda l'intero sistema di tutela dei lavoratori. Troppo spesso le famiglie devono affrontare percorsi giudiziari lunghi e complessi, senza avere la certezza di arrivare a una ricostruzione completa dei fatti e a un risarcimento. E quando il procedimento penale si conclude con un patteggiamento, una prescrizione o un'archiviazione, la possibilità di ottenere giustizia sul piano civile può diventare un ulteriore percorso difficile.
Non si tratta di chiedere condanne preventive o di mettere in discussione l'autonomia della magistratura. Si tratta di pretendere indagini approfondite, accertamenti rigorosi e responsabilità valutate a tutti i livelli dell'organizzazione del lavoro, quando emergono elementi che lo giustificano.
La vicenda Eternit Bagnoli, con la dichiarazione di prescrizione del reato da parte della Corte d'Assise d'Appello di Napoli, rappresenta un ulteriore esempio di quanto il trascorrere del tempo possa incidere sulla possibilità di ottenere una risposta penale.

Diventa quindi urgente aprire una discussione sull'introduzione nel codice penale di specifiche fattispecie di omicidio sul lavoro e lesioni gravissime sul lavoro. Una riforma che dovrà accompagnarsi a maggiori controlli, prevenzione effettiva e tutela concreta delle persone offese e dei loro familiari.
Economia, Treviso

CNA Treviso : "Servono misure strutturali per rendere sostenibili le assunzioni"

TREVISO - Garantire a un giovane lavoratore 24.000 euro netti all’anno può costare a una piccola impresa italiana oltre 43.000 euro, considerando retribuzione, imposte, contributi previdenziali e TFR. In pratica, per ogni 100 euro netti che arrivano in busta paga, l’azienda può arrivare a sostenerne un costo superiore a 180 euro: il livello più elevato tra i principali Paesi europei analizzati dalla CNA. È quanto emerge da una simulazione effettuata dagli studi CNA sul costo del lavoro giovanile in 6 Paesi europei, prendendo come riferimento una piccola impresa con cinque addetti che assume a tempo indeterminato un giovane di 25 anni, single e senza figli. L’analisi considera il costo ordinario del rapporto di lavoro una volta esauriti gli incentivi all’assunzione.

Le differenze tra i sistemi nazionali
Il confronto evidenzia differenze significative tra i sistemi nazionali. Per garantire 100 euro netti al lavoratore, il costo aziendale arriva a 178 euro in Germania, 171 in Portogallo, 170 in Spagna, 166 in Francia e 127 in Irlanda. Per assicurare una retribuzione netta annua di 24.000 euro, la spesa complessiva stimata per l’impresa italiana supera i 43.500 euro, contro i 42.800 euro della Germania, i 41.100 del Portogallo, i 40.700 della Spagna, i 39.900 della Francia e circa 30.400 euro dell’Irlanda.

Il problema, sottolinea CNA Treviso, non riguarda soltanto l’entità del costo del lavoro, ma anche la sua prevedibilità nel tempo. Ipotizzando un esonero contributivo di 6.000 euro annui per i primi due anni, il costo per l’impresa italiana passa da circa 37.500 euro durante il periodo agevolato a oltre 43.500 euro al termine dell’incentivo. Si tratta di un aumento nell’ordine del 16%, senza alcun incremento della retribuzione netta del lavoratore. Su un orizzonte di cinque anni, mantenendo costante il reddito netto annuo di 24.000 euro e ipotizzando il pieno utilizzo del bonus biennale, il costo complessivo per l’impresa supera i 200.000 euro, a fronte di 120.000 mila euro netti percepiti dal giovane.

Una dinamica che rende più complessa la programmazione delle assunzioni, soprattutto per le micro e piccole imprese, che devono poter contare su costi sostenibili e su un quadro normativo stabile per pianificare gli investimenti, organizzare il lavoro e accompagnare la crescita professionale dei nuovi assunti.

Gli strumenti europei per sostenere l'occupazione
L’analisi CNA evidenzia come in Europa esistano strumenti differenti per sostenere l’occupazione giovanile. In Francia, ad esempio, è prevista una riduzione strutturale e decrescente dei contributi a carico delle imprese per le retribuzioni inferiori a tre volte il salario minimo. In Portogallo, alle misure a sostegno delle assunzioni si affiancano agevolazioni fiscali per i giovani fino a 35 anni attraverso il regime IRS Jovem, con benefici distribuiti su un periodo che può arrivare a dieci anni. In Irlanda, invece, la previdenza integrativa MyFutureFund viene introdotta gradualmente, con aliquote a carico di lavoratori e imprese destinate a crescere nel tempo.

Esperienze diverse che riportano al centro una questione fondamentale: le politiche per l’occupazione giovanile devono favorire non soltanto l’ingresso nel mercato del lavoro, ma anche la continuità dei rapporti di lavoro e la possibilità per le imprese di sostenerne i costi nel medio-lungo periodo. Per CNA Treviso, il tema è particolarmente rilevante per il tessuto produttivo del territorio, composto in larga parte da micro e piccole imprese che rappresentano un punto di riferimento per la formazione, l’inserimento professionale e la valorizzazione delle competenze delle nuove generazioni.

«Le nostre imprese hanno bisogno di poter assumere giovani con la prospettiva di costruire insieme a loro un percorso professionale duraturo. Gli incentivi possono essere utili per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro, ma non possono diventare l’unico strumento a disposizione, soprattutto se alla loro scadenza corrispondono aumenti improvvisi e significativi dei costi aziendali. Occorre una strategia che riduca in modo strutturale il peso del lavoro, garantisca regole certe e renda conveniente investire sulle competenze dei giovani. Per il sistema produttivo trevigiano, questo significa dare alle imprese la possibilità di crescere e, allo stesso tempo, offrire alle nuove generazioni opportunità concrete di stabilità e sviluppo professionale. Non basta incentivare un’assunzione: bisogna creare le condizioni perché quel posto di lavoro possa durare», dichiara Gianpaolo Stocco, presidente provinciale di CNA Treviso.






Salute, Padova, Veneto

Resistere Veneto: svolta del Presidente Stefani sul dossier dell'ospedale di Padova

“La svolta impressa dal Presidente della Regione Alberto Stefani sul dossier del nuovo ospedale di Padova segna finalmente un cambio di passo netto rispetto al passato, architettando una via d'uscita da quel meccanismo di locazione finanziaria con l'Inail che il nostro movimento ha sempre contestato con forza. Stop a un modello opaco e insostenibile che, dietro la maschera dei grandi proclami, rischiava di indebitare pesantemente le casse regionali per venticinque anni a suon di canoni milionari, senza peraltro garantire alla Regione la piena e diretta proprietà della struttura al termine dei pagamenti. Abbiamo già tanti debiti per le prossime generazioni di veneti dalla Pedemontana alle Olimpiadi e non è il caso di aggiungerne altre. Coordiniamo le finanziarie: nazionale e regionale e cerchiamo di portare a casa dei risultati concreti.

Accogliamo con favore la decisione di voltare pagina rispetto alle impostazioni del passato messe in campo dalla vecchia gestione Zaia. Il vecchio accordo con l'Inail rappresentava una vera e propria ipoteca sul futuro della sanità veneta: un'operazione da venticinque milioni di euro all'anno per un quarto di secolo che avrebbe lasciato la Regione nella condizione paradossale di pagare una maxi-locazione senza neppure ritrovarsi proprietaria dell'immobile. Era un sistema congegnato per garantire ritorni economici e rendite di posizione ad altri enti e a soggetti esterni, scaricando i costi sul bilancio pubblico e sottraendo risorse preziose ai servizi territoriali delle altre province. La scelta di virare su un piano di sostenibilità diretto, basato su risorse regionali accantonate, fondi statali mirati e l'opzione di un mutuo flessibile con istituzioni come la BEI – già caldeggiata in passato dal mondo accademico padovano –, va finalmente nella direzione del buon senso e della tutela del denaro dei cittadini veneti.

Noi vigileremo affinché l'opera venga inserita in una visione complessiva della Sanità in Veneto e che si affrontino anche i nodi critici della viabilità e della sicurezza idraulica dell'area di San Lazzaro. La sanità pubblica e i grandi investimenti infrastrutturali del Veneto devono tornare a essere garanzia di patrimonio collettivo e di efficienza, e non bancomat per logiche finanziarie estranee agli interessi della nostra terra.”

Gruppo consiliare
Szumski Resistere Veneto
Cultura

Cent'anni di solitudine dei numeri primi

Prendendo spunto dall’esergo nell’immagine qui sopra - una fulminante délicatesse di Marianna Velasco - ci addentriamo en passant (pare un ossimoro, lo so) in quei dettagli che in una pubblicazione, letteraria o musicale, spesso fanno la differenza, almeno in termini quantitativi. La doppia frase potrebbe essere un perfetto incipit, anche migliore di quello relativo al capolavoro di Garcia Marquez, e addirittura più breve di quello che apre Anna Karenina. Sul filo di questa mia interpretazione la stessa Velasco si interroga: un buon attacco quanto rispecchia poi il contenuto e la qualità di un libro? Qui si corre dritti verso le ferree regole del markeing; non solo le intro quindi, altresì le copertine, i risvolti delle medesime, le famigerate fascette, soprattutto il titolo. Giusto richiamandoci a quello del presente articolo, il romanzo d’esordio di Giordano avrebbe avuto un successo così risonante al di là di ciò? L’autore lo aveva chiamato Dentro e fuori dall’acqua, è stato l’editor Antonio Franchini a suggerire La solitudine dei numeri primi (che insieme al seducente autoscatto della giovane fotografa Mirjan Rooze ha contribuito a farne un best seller). Qualcosa di simile era accaduto per Seminario sulla gioventù di Busi, titolo che di per sé annuncia un romanzo di formazione; nel manoscritto originale si leggeva invece Il monoclino (più adeguato per un saggio o un manuale). Personalmente sono stato conquistato dal secondo lavoro del grande prosatore di Montichiari proprio grazie al suo titolo quasi wertmülleriano: Vita standard di un venditore provvisorio di collant. Succede anche nella canzone. Per esempio, Tre parole, unica hit di Valeria Rossi, fino all’ultimo si presentava come Il guaritore (da un passaggio minore del testo). Perfino l’immensa Yesterday, caduta in sogno a McCartney - lo racconta lui - nella prima stesura era stata denominata Scrambled eggs; sarebbe comunque stata un’eccellente pietanza sonora, ma non da banchetto nuziale, se mai una gustosa frittata. Tornando agli incipit e rimanendo nel mondo delle settenote (a dire la verità dodici), prendiamo Bennato: Seconda stella a destra, questo è il cammino... di colpo ti porta dentro il pezzo. Passiamo alla Poesia, il celebre Urlo di Ginsberg comincia con Ho visto le menti migliori della mia generazione... intuizione lirica semplice ma dirompente, Guccini l’ha presa a prestito per Dio è morto, il sottoscritto (mi si perdoni l’irriverenza) per Grido di Natale. L’elenco sarebbe lungo assai. Ci limitiamo a chiudere con il classico dei classici, abbastanza mélo, forse il più parodiato; anche Shulz l’ha “rubacchiato” per il suo Snoopy, sei parole che ancor riecheggiano ovunque: Era una notte buia e tempestosa... Certo, la scrittura nella sua più alta accezione è infine altra cosa.
Cultura, Friuli V.G.

Estemporanee d'Arte lungo i fiumi: a Città Fiera la vernissage con tutte le opere

Ospiti l'attivista Sara Segantin e il prof. Francesco Visentin, protagonisti di un'intervista sul rapporto tra uomo e paesaggio fluviale

MARTIGNACCO – Il percorso iniziato a giugno con la prima estemporanea d'arte di Ragogna sul Tagliamento, e proseguito poi nei mesi estivi nelle altre tappe di Sagrado sull'Isonzo, di Cividale sul Natisone e di Tavagnacco sul torrente Cormor, coinvolgendo numerosi artisti, ha avuto il suo felice epilogo ieri, venerdì 30 ottobre, nella splendida sala espositiva del Villaggio dell'Arte di Città Fiera, dove alle 18:30 c'è stato il taglio del nastro che ha aperto le porte all'esposizione di tutte le opere realizzate.
Il progetto "Estemporanee d'arte - Arte itinerante lungo i fiumi" ha beneficiato di un contributo regionale.
Presenti: gli artisti; l'infaticabile presidente del Gruppo Artistico Cormor, Cristina Achucarro; diverse autorità fra cui Manuela Celotti, consigliere della Regione Friuli Venezia Giulia; Lorenzo Patti, consigliere delegato del Comune di Udine e Irene Daffarra, vicesindaca di Ragogna. La serata ha registrato anche la gradita presenza della prof.ssa Renata Capria D'Aronco, presidente del Club per l'UNESCO di Udine.
A fare da "padrona di casa" e moderatrice la giornalista Elena Iuri, affiancata dal designer Stefano Borella, direttore artistico che ha sapientemente curato l'allestimento.

I VINCITORI
La professoressa Arianna Romano, componente di giuria, ha consegnato ai vincitori gli attestati realizzati con antica cura da Scriptorium Foroiuliense. Ecco i vincitori: lI primo premio è stato assegnato a Luciano Mason, per un'opera realizzata durante la tappa di Ragogna; il secondo a Renato Paoluzzi con “Il Natisone”, realizzata a Cividale del Friuli, il terzo, ex aequo, a Paolo Venuti, con “Magia dell'acqua”, nella tappa di Tavagnacco, e a Livio Zoppolato, con “Sintesi”, a Cividale del Friuli.
Le menzioni di merito sono state assegnate a David Cej per la tappa di Sagrado, Laura Croatto con “Sfumature di fiume” per Ragogna, Antonella Peresson per Cividale del Friuli e Mara Baiutti con “Il silenzio del Cormor” per Tavagnacco.

IL CATALOGO

A fine serata è stata presentata e distribuita una pubblicazione editoriale che raccoglie le opere degli artisti partecipanti e le foto dei momenti più significativi.

IL VALORE DELL'EVENTO
Nel suo intervento, la presidente Cristina Achucarro, ha ricordato come l'obiettivo del progetto fosse non soltanto valorizzare il paesaggio attraverso l'arte, ma anche offrire agli artisti nuove occasioni per esprimersi, incontrarsi e mettersi in gioco.
Particolarmente significativo il riferimento alle artiste che, incoraggiate a partecipare per la prima volta a un'estemporanea, hanno testimoniato la soddisfazione di aver superato le proprie esitazioni, conosciuto altri artisti e vissuto un'esperienza di condivisione.
La presidente ha sottolineato anche il significato della premiazione: non soltanto riconoscere alcune opere, ma incoraggiare tutti a continuare a dipingere, sperimentare e affrontare nuove sfide, ricordando che il valore del progetto appartiene a tutti coloro che vi hanno partecipato.

Nel corso della serata è stata inaugurata anche una mostra fotografica dell'Associazione Italiana Cultura Sport, alla presenza del presidente Giorgio Mior, in un momento condiviso di valorizzazione delle attività culturali e associative.

INCONTRO E INTERVISTA A SARA SEGANTIN 
E A FRANCESCO VISENTIN
Alle 17 come preludio al Vernissage, hanno partecipato come ospiti d'onore due personalità di primo piano: Sara Segantin, scrittrice, giornalista, divulgatrice scientifica e attivista ambientale, tra i fondatori di Fridays for Future Italia, e Francesco Visentin, docente associato di Geografia umana all'Università degli Studi di Udine, studioso del paesaggio fluviale e delle relazioni tra corsi d'acqua e comunità. Ad intervistarli il giornalista Alessandro Biz.

Segantin ha raccontato il proprio lavoro di divulgazione e testimonianza, che la porta a incontrare persone e comunità in diversi continenti, dall'Africa all'Oceania, dall'America Latina all'Asia, senza trascurare le realtà più piccole e periferiche.
Al centro della sua riflessione, il legame tra giustizia climatica, diritti umani e tutela dell'ambiente. Raccontare le storie delle persone significa anche dare voce a chi vive direttamente le conseguenze dei cambiamenti ambientali e spesso si sente impotente di fronte a problemi sempre più grandi.

Visentin ha affrontato il rapporto tra i fiumi e le comunità, evidenziando come la modernità abbia progressivamente allontanato le persone dai corsi d'acqua. Una distanza che oggi diventa necessario ridurre, recuperando la conoscenza dei territori e favorendo il coinvolgimento dei cittadini nella loro gestione.
Tra gli argomenti affrontati anche i Contratti di fiume, strumenti di partecipazione e collaborazione per la tutela e la valorizzazione dei territori fluviali.
Il confronto ha richiamato gli effetti del cambiamento climatico, dalle grandi piene ai periodi di siccità, ricordando eventi come l'acqua alta di Venezia del 2019 e la siccità del 2022. Fenomeni che rendono sempre più evidente quanto sia necessario ripensare il nostro rapporto con l'acqua.
Ma che cosa rappresenta oggi un fiume? Non soltanto un corso d'acqua da utilizzare o controllare, bensì un elemento vivo del paesaggio, da conoscere e ascoltare, anche attraverso la scienza, la memoria e l'identità delle comunità.
In questo contesto, dipingere un fiume diventa anche un modo per fermarsi a osservarlo, riconoscerne il valore e sviluppare una maggiore attenzione verso l'ambiente.

IL VALORE DELL'EVENTO
La serata è stata anche l'occasione per ringraziare le amministrazioni comunali coinvolte, i collaboratori, le giurie, i fotografi, i volontari, le interpreti delle Muse dei fiumi e le numerose realtà che hanno sostenuto il progetto.
La mostra collettiva rimarrà visitabile al Villaggio dell'Arte di Città Fiera fino al 22 novembre 2026.
Un'esperienza che ha dimostrato come l'arte possa diventare uno strumento per riscoprire il territorio, creare relazioni e riflettere su una risorsa fondamentale per la vita: l'acqua.

PROSSIMA TAPPA, IL FILM-DOCUMENTARIO
Il percorso delle Estemporanee d'Arte si concluderà ufficialmente il 28 novembre al Centro Civico di Tavagnacco, con la proiezione del video-documentario dedicato alle quattro giornate lungo i fiumi del Friuli, realizzato dal regista Gabo Antonutti. Ingresso libero aperto a tutti.
Cultura, Conegliano

Arte e memoria a Farra di Soligo: la mostra retrospettiva dedicata a Natale D'Agostini

FARRA DI SOLIGO (TV) - Il Comune di Farra di Soligo promuove la mostra intitolata “Retrospettiva di Natale D’Agostini (1955-2012) – Pittore & Scultore”, un’ampia ed emozionante rassegna espositiva all’Auditorium Santo Stefano di Farra di Soligo. Sarà aperta al pubblico dal 7 al 22 novembre 2026. Curata con dedizione dal figlio dell’artista, Mirco D’Agostini, e dalla critica Lorena Gava, l’esposizione intende ripercorrere le tappe fondamentali del percorso umano e creativo di un maestro che ha saputo esprimersi con rara intensità sia nella pittura che nella disciplina scultorea.

L’inaugurazione ufficiale si terrà sabato 7 novembre 2026 alle ore 11:00. La cerimonia vedrà l’intervento del sindaco Mattia Perencin e la presentazione critica a cura della storica dell’arte Lorena Gava.

Apertura al pubblico: dal 7 al 22 novembre, nei giorni di sabato e domenica, dalle ore 10:00 alle 12:00, e dalle 15:00 alle 18:00. Ingresso liberto e gratuito.

Il commento del sindaco Mattia Perencin: “
È un grande onore per la nostra Amministrazione accogliere ed esporre negli spazi dell’Auditorium Santo Stefano la retrospettiva dedicata a Natale D’Agostini, artista originario di Soligo. Qui Natale aveva vissuto. Ospitare questa mostra significa valorizzare il patrimonio artistico e culturale del nostro territorio, rendendo il doveroso omaggio a un artista poliedrico che ha saputo trasformare la materia e il colore in pura emozione. Ringrazio di cuore la famiglia, in particolare il curatore Mirco D’Agostini e la critica Lorena Gava per aver reso possibile questo importante appuntamento, che invita tutta la cittadinanza e gli appassionati d’arte a riscoprire una figura di grande rilievo nel panorama artistico locale e nazionale”.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO: Natale D’Agostini (1955-2012)
Nato a Lamon (BL) il 29 dicembre 1955, Natale D’Agostini si trasferisce in giovane età a Soligo e manifesta precocemente una profonda vocazione per il mondo dell’arte: le sue prime opere risalgono infatti al 1972, mentre già l’anno successivo, nel 1973, allestisce la sua prima mostra personale. Negli anni 1973 e 1974 intraprende un percorso di formazione accademica sotto la guida del Prof. Mariano Missaglia, perfezionandosi e frequentando gli atelier dei Maestri Lorenzon e Donadel. Nel 1986 entra a far parte dell’associazione “G.A.V.” di Vittorio Veneto, stringendo costruttive amicizie con altri giovani artisti accomunati dalla medesima spinta verso la ricerca espressiva. Nella seconda metà degli anni ’80 amplia ulteriormente il proprio bagaglio tecnico ed estetico aderendo al circolo culturale “LUIGI IX” di Sacile, dove segue i corsi di incisione tenuti dal Maestro Cesare Baldassin. Il suo percorso esecutivo si completa negli anni successivi con lo studio della figura dal vero presso la “Scuola di Tovena” e attraverso corsi di specializzazione nelle tecniche dell’affresco. In oltre quarant’anni di attività, D’Agostini ha esposto in numerose ed importanti rassegne, sia collettive sia personali, in Italia e all’estero, ottenendo costantemente un ampio plauso da parte di pubblico, critica e giurie. Tra i traguardi di rilievo si ricordano la partecipazione nel 2010 alla VIII Edizione della Biennale d'Arte Internazionale di Roma e la sua attività didattica dal 2009 al 2011 come insegnante di Scultura su legno presso l’Università degli Adulti di Pieve di Soligo.
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Ultimo aggiornamento: 03/11/2026 17:00