Politica, Treviso

Loria, incontro pubblico sul valore della famiglia

LORIA (TV) – Un’occasione di confronto e riflessione sul ruolo della famiglia nella società contemporanea. Giovedì 19 marzo alle ore 20.45 la Sala civica di Villa Baroni, a Bessica di Loria (Via Baroni, 42), ospiterà la presentazione del libro “ Rivoluzione Famiglia – Un ecosistema per il futuro” di Adriano Bordignon (Presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari), appuntamento gratuito e aperto a tutta la cittadinanza in quanto dedicato ad un tema centrale per la vita delle comunità.

Nel corso della serata, ideata dal Comune di Loria in collaborazione con l’ Associazione delle famiglie (AFI), l’autore dialogherà con Silvia e Simone Stocco, esperti di pedagogia e psicologia, mentre l’introduzione e la moderazione dell’incontro saranno affidate all’Assessore comunale alle Politiche Sociali, Michele Guidolin.

Nel dettaglio, l’iniziativa vuole offrire uno di spazio di dialogo o attorno ai cambiamenti che stanno interessando la famiglia e alle possibili prospettive per rafforzarne il ruolo sociale, educativo e comunitario. "
Abbiamo voluto promuovere questa serata perché riteniamo che il tema della famiglia meriti momenti di approfondimento e confronto aperti a tutti – spiega l’Assessore Michele Guidolin – La famiglia, infatti, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la nostra società e per il nostro territorio. Occasioni come questa permettono dunque di riflettere insieme su come sostenerla e valorizzarla nel contesto attuale, ascoltando punti di vista ed esperienze diverse".  
Conegliano, Turismo

“DiscoverFarra è on-line”: il nuovo sito turistico dedicato a Farra di Soligo

FARRA DI SOLIGO (TV) - Martedì 17 marzo 2026, alle ore 20.45, presso l’Auditorium Santo Stefano di Farra di Soligo, si terrà l’evento pubblico di presentazione di DiscoverFarra , il nuovo sito internet turistico dedicato alla valorizzazione del comune di Farra di Soligo e del territorio a cui appartiene.

Il progetto nasce con l’obiettivo di raccontare Farra di Soligo in modo moderno, accessibile e coinvolgente, offrendo a visitatori e turisti uno strumento digitale completo per scoprire il patrimonio paesaggistico, culturale ed enogastronomico del territorio. Durante la serata verranno illustrati i contenuti e le opportunità offerte dalla nuova piattaforma, che
raccoglie esperienze, itinerari, luoghi d’interesse, eventi e proposte per vivere il territorio in tutte le sue sfaccettature.

L’incontro sarà introdotto e moderato dalla vicesindaco e assessore al turismo Silvia Spadetto.
Interverranno inoltre:
• Laura Pasin , guida turistica, con un intervento dal titolo “Farra di Soligo: uno scrigno di arte e bellezza”
• Luciano Lucchese , SystemDoc, che presenterà “I servizi di messaggistica e social del Comune di Farra di Soligo”
• Fabio Quaggiotto , Aera Comunicazione, che illustrerà “Il sito DiscoverFarra: nuova opportunità per il territorio”
L’iniziativa rappresenta un passo importante nel percorso di promozione turistica del Comune, con l’obiettivo di rendere sempre più visibile e accessibile l’offerta del territorio, anche attraverso strumenti digitali innovativi.

«
La realizzazione di questo sito – spiega la vicesindaco e assessore al turismo Silvia Spadetto – è per me motivo di grande emozione. DiscoverFarra è stato per lungo tempo un sogno: uno spazio digitale capace di raccontare la bellezza, la storia e le esperienze che il nostro territorio sa offrire. Abbiamo creduto molto in questo progetto e oggi siamo felici di consegnarlo ai turisti e a tutti i visitatori che desiderano conoscere Farra di Soligo. Ma questo è solo l’inizio: il nostro impegno sarà quello di mantenerlo sempre vivo, aggiornato e ricco di nuovi contenuti, perché possa diventare uno strumento utile per chi visita il territorio e per chi lo vive ogni giorno».

L’evento è aperto al pubblico con ingresso libero.
Treviso

Nasce "Tiramisù Le Beccherie" a Treviso

TREVISO - L’eredità, l’esperienza e tutto il gusto del Tiramisù, lì dove è nato. Nel cuore di Treviso, in piazza Ancilotto, proprio accanto allo storico e omonimo ristorante, il sapore originale del dolce al cucchiaio più amato nel mondo.
Dal ristorante Le Beccherie, che diede i natali al celebre dessert “made in Treviso”, nasce il nuovo spazio dedicato al Tiramisù nella sua ricetta originale e carica di storia.
Il “Tiramisù Le Beccherie” è l’esperienza perfetta per chi vuole gustare i sapori del dessert creato agli inizi degli anni Settanta dalle sapienti mani di Alba Campeol e Roberto “Loli” Linguanotto.

«Qui è nato il vero Tiramisù, qui abbiamo la vera storia da raccontare, offrendo un’esperienza unica che coniuga la prelibatezza degli ingredienti e l’eredità cultural-gastronomica di questo territorio, un patrimonio che affonda le proprie radici già nella prima metà del ’900», racconta Paolo Lai, titolare del ristorante “Le Beccherie” e di “Tiramisù Le Beccherie”.
«Abbiamo voluto dare forza al brand de “Le Beccherie”, universalmente riconosciuto quale casa natale del vero Tiramisù, come certificato nel 2010 dall’Accademia italiana della Cucina - la voce di Sergio Buongiovanni, co-proprietario del gruppo Le Beccherie srl - . Questa eccellenza completa la qualità della ristorazione già offerta con il ristorante attiguo, ma era giusto che il dolce trovasse un proprio spazio, coerente e stabile, senza rinunciare alla sua qualità artigianale». «Siamo un unicum autentico, proprio quello che “Bepo" Maffioli non esitò a definire il Tiramisù legittimo - prosegue Buongiovanni - . Intendiamo quindi valorizzare il significato e l’eredità di un prodotto che fino a oggi è stato considerato laterale, ma che racchiude in sé enormi potenzialità di crescita».

La formula punta a rafforzare un successo consolidato in decenni di storia e a rispondere alla grande richiesta di Tiramisù da parte dei clienti che ogni giorno bussano alla porta del ristorante: «Ogni giorno una grande quantità di Tiramisù vengono richiesti da parte di avventori che arrivano magari al di fuori dell’orario canonico di pranzi e cene - continua Lai - . Per la maggior parte, turisti stranieri, ma anche clientela business di passaggio, oppure semplici buongustai che desiderano regalarsi un momento di dolcezza, provando il dessert, proprio lì dove ha avuto i suoi natali».
In un concept firmato da Studio Verdura, dunque, prende vita un ambiente raffinato in cui immergersi fra le degustazioni del Tiramisù (prodotto internamente) nella sua versione originale, oppure cimentarsi nelle esperienze di show cooking con i migliori maestri pasticceri che insegnano i segreti della ricetta per realizzare il dolce. C’è anche l’opportunità di organizzare incontri (aziendali e non solo) all’interno di questo spazio carico di storia, esattamente come il suo prodotto principe.
In aggiunta, la possibilità di prenotare il Tiramisù e di gustarlo in diversi formati, compreso quello “da passeggio”: il Lingotto.

Il Lingotto
Il “lingotto”, il tiramisù da passeggio de “Le Beccherie”. Un’icona reinterpretata in formato contemporaneo che, senza compromessi, racchiude l'autentica ricetta del Tiramisù in una forma compatta, elegante e pratica, pensata per essere gustata ovunque.
Realizzato con il savoiardo artigianale, caffè specialty estratto con moka, crema al mascarpone e cacao amaro, ecco che la tradizione si trasforma in un'esperienza da vivere anche in movimento.
È il Tiramisù come non è mai stato vissuto, fedele a quella combinazione di ingredienti magistralmente combinati fra loro.
L’evento di inaugurazione è accompagnato da Mery Saporito, ambita artista italiana nel mondo della moda e del live sketching che vanta collaborazioni con importanti brand del lusso. A sua firma, i piccoli capolavori con cui omaggerà dal vivo gli ospiti della serata.

“Le Beccherie” e il Tiramisù, un caso unico nella storia
Il Tiramisù, o Tiramesù in dialetto trevigiano, è il dolce italiano per eccellenza, ne esistono innumerevoli varianti e la sua semplice golosità ne ha decretato il successo a livello internazionale. “Tiramisù” è una delle cinque parole italiane più conosciute al mondo. La sua storia è legata a doppio filo con quella de "Le Beccherie”. Lì venne codificato per la prima volta, nel 1972, quando la voce “Tiramesù" comparve nella carta dei dolci del ristorante. La sua genesi però risale a qualche anno prima, quando l’allora proprietaria del locale, Alba Campeol, era in attesa del figlio Carlo. Per aiutare la giovane nuora e recuperare le forze, la suocera di Alba era solita prepararle lo “sbatutìn" a base di zabaione e caffè, un pieno di energie per affrontare i tanti impegni della giornata. Terminato lo svezzamento e tornata nelle cucine del ristorante, Alba pensò di proporre un dolce ispirato a quel ricordo e, insieme al pasticcere del locale Roberto “Lolì” Linguanotto, cominciò un lungo periodo di sperimentazione, conclusosi appunto tra il 1971 e il 1972. Ancora oggi “Le Beccherie” preparano il “Tiramesù” secondo la ricetta originale.

Tiramisù Le Beccherie, gli orari
Da lunedì a domenica: 10 - 19; chiuso il martedì
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Friuli V.G.

“Jesernich”, un minuscolo villaggio sullo scacchiere internazionale

“Jesernich”. Un minuscolo villaggio sullo scacchiere internazionale. Incorniciato dalla centuriazione romana e dallo Stella. Conteso fra la “Serenissima” e gli “Imperiali”. Sospesa memoria, velata di sacro silenzio. Soggiunto sino a noi. Studiato su antiche e moderne mappe. Riscoperto. Contestualizzato.

FLAMBRUZZO DI RIVIGNANO TEOR - In un tempo assai remoto dalla Regina del Bosco si apriva un reticolo di antichi sentieri, battuto da viandanti di ogni dove, plasmato dall’Anaxum. 101, il nostro “Raggio di sole” ci accompagnerà permettendoci di restare sulla retta via.
E all’epoca senza satellitare, 101 sarebbe senza dubbio stato la nostra bussola. Siamo in uno scenario intricato di percorsi tortuosi tra i boschi, di stradine, guadi, centuriazione nonché vie d’acqua e a districarsi appare alquanto difficoltoso.

Ad accoglierci dunque il nostro fidato “Raggio di sole”, empatico, oramai attende in dono, una carota, per entrare nel suo universo, quasi un gesto archetipo.
Partiamo in una sorta di rispetto reverenziale dalle Scuderie della Regina del Bosco a “Isernico” per oltrepassare l’incrocio protostorico su cui si erge adiacente l’antico cippo, per avviarci con coraggio verso un orizzonte in parte ancora inesplorato. Oggi lungo un incantevole fiume di risorgiva procediamo nei meandri della correlazione tra centuriazione e confini.
La località, inserita nel contesto del Parco Comunale dello Stella, ora solo burocraticamente scomparsa, è ricca di peculiarità storiche e naturalistiche.
Il desiderio di proseguire il mio viaggio in carrozza insieme ovviamente a questo stupendo cavallo Norico dal mantello maculato, 101, è nato dall’ascolto di queste significative parole:
“Dialogando ho compreso che vi è ancora sensibilità, ma anche passione nel comprendere le valenze di una stupenda Regione, come la nostra, il Friuli Venezia Giulia”.
E noi amando coltivare la curiosità, non possiamo che accogliere questo prezioso contributo, nella speranza di generare energia intellettuale propositiva da parte di ricercatori e studiosi necessaria per attrarre e creare ulteriore interesse culturale su “Isernico”.

L’importanza della storica idrovia, l’Anaxum
“Jesernich” fu “una località che nell' epoca romana era composta da distinti insediamenti, fra gli aspetti cruciali, vi fu il sito argilloso e l'antica via Anaxum.”
L’importanza di questa rotta fluviale arcaica è pertanto risaputa. Negli studi presenti tra l’altro in CAISCUOLA di MASSIMO CAPULLI, Anaxum Project, archeologia e storia di un paesaggio fluviale: ricerca e didattica, Forum Udine, 2018, p. 1, viene ripreso precisamente l’argomento. Il breve frammento che andremo a trascrivere, oltre ad essere una aggiuntiva conferma, è particolarmente incisivo.
“Il fiume Stella, l'antico Anaxum…, è la più importante arteria di risorgive del Friuli e mette in contatto la media e bassa pianura con la laguna di Marano e quindi il mare Adriatico…Essendo generato perlopiù da falde d'acqua sotterranee, si contraddistingue per una portata grossomodo costante…, a differenza degli altri grandi fiumi…come il Tagliamento o l'Isonzo, che presentano invece un regime torrentizio... Questa caratteristica lo ha reso una via d'acqua privilegiata in ogni periodo storico, poiché costituisce uno dei punti più a nord dell'intero mare Mediterraneo che possa essere sempre raggiunto navigando ed era parte integrante del sistema trasmarino…”

Il territorio ricco di risorse argillose e d'acqua ha favorito originariamente le attività inerenti alla produzione locale, allora fiorente, di materiali laterizi o ceramiche.
La storia di Flambruzzo, una frazione del Comune Rivignano Teor, che vanta una genesi millenaria, è legata pertanto pure alla presenza delle Fornaci, attualmente un sito di particolare interesse archeologico.
Per testimoniare l’unicità del luogo prendiamo in considerazione queste due fonti.
Nella Tesi di Dottorato di PAOLA VENTURA, Fornaci di epoca romana nei territori di Aquileia e Concordia/Regione Friuli Venezia Giulia, Dipartimento dei Beni Culturali, Scuola di dottorato di Ricerca in: Studio e Conservazione dei Beni Archeologici e Architettonici, Scienze Archeologiche, Ciclo XXIV, Università degli Studi di Padova, Anno di Discussione 31-gen-2014, p. 71 con pp. 76 e 77, si evince chiaramente la vivacità operativa in loco.
“Alla trattazione del sito di Flambruzzo viene inoltre fatto seguire un inquadramento dell'area dello Stella, per la densità di impianti fornacali e la possibilità quindi di testare modelli di produzione e distribuzione.”
E si precisa che “La fornace di Flambruzzo (località Il Bosco) a Rivignano è nota a seguito di rinvenimenti di superficie negli anni '80, seguiti da ricognizione sistematica e prove GPR14, cui hanno fatto seguito alcuni sondaggi di scavo e poi delle ricerche più mirate ad una possibile valorizzazione (2002; 2003; 2004, 2006) 15 …”

Nella Tesi di Dottorato di ricerca in Archeologia dei processi di trasformazione, PATRIZIA DONAT, Le società antiche e medievali, in La cisalpina orientale tra la fondazione di Aquileia e la fine dell’età repubblicana: la ceramica come indicatore di continuità e di trasformazione, ciclo XXII, S.S.D.: L-ANT/ 07, v. 1, Università Cattolica del Sacro Cuore Milano, A. A. 2009/10, pp. 13 e 14, viene sottolineata l’interdipendenza tra le vie principali, fluviale e terrestre con il settore economico.
“Lo Stella, la maggiore arteria di risorgiva del tratto della Pianura Veneto-Friulana qui analizzato, è stato identificato con l’Anaxum, citato da Plinio nella sua Naturalis Historia.”
E poi “Lungo i grandi fiumi, Isonzo, Natisone, Tagliamento, ed i loro affluenti, sono stati localizzati importanti percorsi preistorici e protostorici. Il loro utilizzo in età protostorica e romana è testimoniato, tra l’altro, dal rinvenimento di reperti protostorici e di un relitto di età tardo repubblicana nell’alveo del fiume Stella… La fascia delle risorgive e la Bassa Pianura sono particolarmente adatte per la ricchezza d’acque e la composizione del terreno alla produzione ceramica. Già per la tarda età del ferro si conoscono alcuni impianti atti alla fabbricazione di ceramica vascolare, mentre per l’età romana sono state individuate finora soprattutto fornaci per laterizi…”

Per quanto concerne segnatamente “Isernico”, teniamo in considerazione questo passaggio saliente di Bernardi, “La struttura medievale, la Regina del Bosco, è ubicata su un incrocio protostorico, da cui sono state rilevate dapprima le due importanti strade, le quali rispetto al casolare sono così orientate, una rivolta a nord/est verso Flumignano e la seconda a nord verso Flambro. In seguito il terzo sentiero rivolto a nord/ovest, rispetto al casolare, è propenso dirigersi a Quadruvium, ovvero Codroipo passando ai margini di un’antica rotonda fluviale per agevolare l’approdo alle barche.
Questa ingegnosa opera idraulica è stata individuata in un’ansa in cui il livello degli argini è sette metri più alto rispetto alla falda acquifera del fiume Stella, quindi un terreno solido su cui stoccare i laterizi.” E data la disponibilità di materiale, la facilità di trasporto e di lavorazione esattamente da queste circostanze favorevoli poi le Fornaci si sono sviluppate.
Da rilevare che “Ai bordi del fiume, vi è per di più una stradina che si abbassa proprio sino al livello fluviale probabilmente per permettere una miglior gestione del carico e scarico merci dalle imbarcazioni.
Unitamente a questo, c’era anche un ponte leggermente più a nord del nodo idroviario. Questo invece avrebbe potuto facilitare l’attraversamento del corso d’acqua.

Mentre sull' argine sinistro del fiume Stella, di fronte a questa infrastruttura idraulica posta sull’argine destro, partiva un’altra strada, quest'oggi ancor presente, che delimitava i confini tra “Jesernich” e Sivigliano.”
Questo tracciato è una costante presenza nelle varie cartografie visionate. Riscopriremo il suo valore nelle prossime righe.
Ebbene sia la rotonda e sia i percorsi minori avrebbero favorito, assieme al fiume, il passaggio di merci e di persone in queste zone.
Ecco che la nostra piccola realtà di “Isernico”, forgiata dal fiume Stella, ha pertanto assunto un ruolo nevralgico a livello geopolitico. L’ Anaxum era una “strada d’acqua” frequentata per motivi economici, commerciali, militari e stanziali. Tuttavia, le implicazioni si estendono ben oltre.
Da ulteriori documentazioni risulta che “il borgo medievale ospitava inoltre strutture religiose, dati ricavati dal rilievo cartografico del 1606 e dagli studi del Conte di Codroipo del 1901.”
Si tratta del certosino disegno agrimensorio di Giacomo Braciere relativo alla “Villa di Vircho”, datato 27 settembre 1606, conservato nell’Archivio di Stato di Venezia.
Nell’area di nostro interesse, in “Vila di Iesernich”, si può osservare un edificio con una Croce all’apice. Non solo ma anche si può scorgere che una parte della copertura dell’adiacente struttura è rovinata.
Questo testimonierebbe la criticità in cui versava il sito medesimo. Situazione descritta successivamente nel resoconto dell’Arcivescovo di Gorizia, conte Carlo Maria D’Attems.

Un secondo edificio avrebbe una simbologia leggermente diversa. Indicherebbe forse una proprietà di alto rango ecclesiastico o strutture di particolare importanza protette da specifici Ordini? O potrebbe essere un distinguo di giurisdizione? Semplici riflessioni per incoraggiare esperti del settore ad un'analisi più approfondita.
Dell’effettiva esistenza di una Chiesetta interessante pure il rimando alla preziosa fonte in “Flambruzzo Jesernico Sivigliano, Note Storiche pubblicate dal Conte G. di Codroipo per la circostanza in cui il Rev.o Don Pietro D’Ambrosio entra al governo spirituale della Parrocchia”, Flambruzzo, Arturo Rosso 14 ottobre 1901, Curia di Udine, 25 settembre 1901, Canc. Egiziano Pugnetti Provic. Arc. pp. 26-35.
E per un excursus storico si rimanda ancora una volta a BARBARA CINAUSERO HOFER, ERMANNO DENTESANO, Isernico: ipotesi di localizzazione, Latisana, La Bassa, 2014, pp. 7-21.
Innanzitutto a catalizzare maggiormente l’attenzione in questo frangente è la Tavola 5 a p. 19, con “I terreni comunali di Isernico nel Catastico del Buglioni (da Buglioni G. 1682, Arch., Stor. Prov. Gorizia)” in cui nell’abitato di “Isernich” si può notare proprio una Croce posta su una struttura.
Mentre rimaniamo concentrati su “Isernico”, a margine, cogliamo un altro dettaglio. Nella riproduzione di “Siuiano” si può scorgere la presenza di un edificio con un simbolo affine che rimanderebbe ad una Croce. Una curiosità da approfondire.

Sempre riguardo alla Chiesetta di “Isernico” riportiamo questo dettagliato passaggio: “Ulteriori informazioni di grande rilevanza le possiamo desumere dalla visita pastorale che l’Arcivescovo di Gorizia, conte Carlo Maria d’Attems effettuò il 4 maggio 1759 alla Chiesetta del Paese. Recita infatti il resoconto che …- ecclesia filialis Sanctae Mariae subiecta parochiae Flambruci et male provisa -… ciò nonostante manteneva una sorta di amministrazione...” E andando a ritroso nel tempo “In un atto del 1668 si parla in modo esplicito della - cura delle anime delli popoli soggetti alla loro [dei di Codroipo] giurisdizione di Iesernico”.
Per chi fosse interessato, in generale, alla religiosità popolare, invitiamo altresì alla lettura di “GLESIUTIS. Chiesette campestri del Medio Friuli”, 2017, un’iniziativa ideata dal Progetto Integrato Cultura del Medio Friuli.
Da considerare per di più, MASSIMO CAPULLI e ELISABETTA SCARTON, L’Ordine teutonico e le vie d’acqua nel Friuli medievale, Ed. Forum, Udine, 2019.
In https://www.castellodiflambruzzo.it/storia, consultato il 14.01.2026, si legge, “le testimonianze che la storia ci ha lasciato parlano inoltre dell’Anaxum come fondamentale collegamento nei percorsi calcati successivamente dai Cavalieri del Tempio di Gerusalemme sulla strada per la Terra Santa.”
Potrebbe perciò aver avuto lo Stella come il mitico Tagliamento un ruolo importante quale via privilegiata anche per i pellegrini? E la località “Isernico” potrebbe essere stata sede pure di qualche parvenza di Hospitale? Fantastiche suggestioni che potrebbero comunque innescare una ricerca storica.

Lo Stella ha rappresentato senz’altro uno snodo strategico. Meriterebbe un integrativo approfondimento l’Anaxum, quale via fluviale che si interseca per altro sia con la via del sale sia con l’antica rotta commerciale europea dell’ambra.
Sulle nostre umili e costruttive disquisizioni, aspettando aggiuntivi concreti riscontri tecnici nonché scientifici, procediamo con il nostro racconto.

Centuriazione
La centuriazione è la caratteristica suddivisione dei territori che gravitavano attorno a una città organizzata dai romani nelle terre colonizzate. Il territorio era organizzato in appezzamenti quadrati regolari ovvero, centurie. Questo schema geometrico, che creava una rete di strade e canali, è ancora visibile in molte aree rurali, come testimoniano ancor oggi le mappe catastali.
Ecco che attraverso la consultazione di antiche rappresentazioni grafiche e confrontandole con moderne cartografie si può desumere che “La centuriazione romana di “Jesernich” si diversificava dalla centuriazione del resto del Friuli.”
Cerchiamo di capire questa riflessione rilevante di Bernardi che mette in luce la geometria del paesaggio e la sua evoluzione.
“La centuriazione era orientata verso l’antico cippo sulle strade che vanno da Flambruzzo a Flambro e da Sivigliano a Sterpo.”
Inoltre “Le campagne sul lato ponente e levante dell'incrocio protostorico sono orientate verso il suddetto e attraversate da antiche strade romane che portavano a “Jesernich”.
A ciò si aggiunge che “Sivigliano e Flambruzzo si svilupparono su due lotti terrieri di forma triangolare con angolazioni equilibrate verso l'incrocio protostorico”.
Sicché questi due paesi si posero su due triangoli di centuriazione. “I due triangoli si sviluppano sulla parte odierna di Flambruzzo, su cui c’è il borgo antico e il sito terriero che parte dalla Chiesa di Sivigliano verso il punto in cui i fiumi Stella e Taglio si congiungono. Ecco, quella parte di Sivigliano aveva una forma geometrica e orientamento di centuriazione che era praticamente identica, infatti ci sono un'infinità di strade su cui c’è anche l’orientamento della centuriazione e tutte rivolte verso lo storico cippo e dunque all’incrocio protostorico. I soggetti sono l’odierna Flambruzzo, l’antico borgo con l’area verso Sivigliano Bassa dove c’è l’antica Chiesa e la campagna limitrofa.”

Correlazione tra centuriazione e confini
I confini dei moderni comuni di Rivignano, Talmassons e Bertiolo affondano le loro radici in quelli storici che esistevano tra la Serenissima e l'Isola Imperiale.
E facciamo di nuovo riferimento a https://www.castellodiflambruzzo.it/storia, dove ricaviamo questo importante estratto “…Tra il 1300 e il 1400 l'espansione di Venezia mina il potere del Patriarcato di Aquileia, che decide di trasferire la proprietà del feudo al Conte Palatino Leonardo di Gorizia il quale nel 1466 ne cede la giurisdizione al Conte di Codroipo…” In seguito “Tornata la giurisdizione al proprietario Conte di Gorizia privo di successori, la proprietà viene lasciata in eredità verso la fine del 1400 a Massimiliano d′Asburgo, sottraendo così il territorio a Venezia. Il 1508 porta alla luce le diatribe tra gli Austriaci e i Veneziani e al conflitto che pone fine alle speranze espansionistiche della Serenissima.”
Queste delimitazioni di conseguenza “hanno strette correlazioni tra le diverse strutture religiose medievali, per quanto riguarda i confini dei Comuni Rivignano, Talmassons e Bertiolo.”
Confini che “hanno forme geometriche perfette”, come si può rilevare da un semplice tracciamento dello stesso Bernardi su concezioni storiche acquisite ed interpretate negli anni, la località “Isernico” la studia da sempre, realizzato a mano davanti al crepitio di un magico focolare, il 18.01.2026 a Flambruzzo, puramente a titolo esemplificativo alla scrivente.
Da questo umile elaborato presente adesso nell’Archivio privato dell’autore, denominato “Equilibrate equidistanze” risulta chiaramente l’interdipendenza fra centuriazione, confini e appunto equidistanze fra Flambruzzo e località limitrofe.

“Nello specifico gli odierni confini di Rivignano, Talmassons e Bertiolo permangono come vestigia di un assetto ancestrale.
Esaminando in primis il confine di Rivignano e Talmassons, emerge che il lato est ha la stessa identica distanza dal cippo storico e il lato ovest ha la stessa identica distanza dal sito religioso posto in mezzo alla campagna nel comune di Talmassons, la Chiesetta di Sant’ Antonio, su cui c’erano insediamenti anche in epoca romana.
Da questa Chiesetta campestre, tracciando una retta passiamo così al centro del confine dei comuni Rivignano, Talmassons e dopo circa due chilometri arriviamo sul centro dei confini Rivignano, Talmassons e dunque Bertiolo.
Dal casolare religioso ubicato sull’ incrocio protostorico, traendo una retta tocchiamo gli angoli dei confini Rivignano, Talmassons, Bertiolo per poi soggiungere sull'angolo del confine ovest Talmassons, Rivignano.”

Intanto l'attività di indagine continua
Ed è proprio il disegno di Braciere del 1606 inerente a “Villa di Vircho”, a fornirci altre evidenze utili.
È una documentazione pregevole, una sorta di “perizia tecnica” realizzata per risolvere alcune controversie confinarie fra “Vircho, et quello di Bertiol iuridito di S[igno]ri Savorgnani”.
Per il “nostro esploratore documentale”, “È una mappatura che crea una sinergia tra Virco, Sterpo e l’allora “Vila di Iesernich”. Permette di focalizzarci su locali equidistanze. Pone in risalto il valore intrinseco, storico e culturale del luogo.”
Nella configurazione cartografica d'insieme l'unità di misura di riferimento adottata è la “perticha”. “La pertica è composta da 6 piedi e corrispondeva a circa 2,08 - 2,10 metri lineari. Interpretando questa scala grafica, l'intera barra graduata, posta sottostante al disegno medesimo, “può rappresentare una distanza reale di 200 pertiche, ovvero intorno a 420 metri.”

E “Se utilizziamo questi antichi metodi di misurazione riportandoli a quelli moderni otteniamo generalmente le stesse equidistanze viste precedentemente, riscontrando fra loro una corrispondenza equilibrata. Le proprietà rurali misurate secoli fa, come qui con la “pertica”, mostrano spesso una precisione sorprendente se confrontate con le attuali mappe catastali digitali.
Se applichiamo questa commistione di calcoli ai confini, la sovrapposizione tra antico e moderno rivela un'accuratezza straordinaria, specialmente quando si parla di suddivisione del territorio; un incanto se facciamo riferimento, quale punto di intersezione vitale, all’incrocio protostorico di Jesernich.”
Abbiamo così visto che “Jesernich” nel tempo, diventa un crocevia sempre più importante.
Motivo per cui pare plausibile che “questo minuscolo centro abitato abbia condizionato l'orientamento della centuriazione romana in Friuli, rivolto secondo la direzione strategica del tragitto Pavia, Flambro per dirigersi per l'appunto ad “Jesernich”.
Oltretutto molte antiche strade del Friuli sono orientate verso il suddetto sito, diversi principali percorsi orientati verso nord/est provenienti dal Cividalese ed altri orientati verso nord/ovest che soggiungono dal Gemonese, erano diretti nella località. A mio modesto avviso orientamenti non comuni in Regione.”
Nell' epoca romana peraltro “da Cividale partiva una strada per “Jesernich” ed una per Aquileia.”

Per contestualizzare “Isernico” nel sistema della centuriazione regionale ecco alcuni apporti esaustivi:
Da FABIO PRENC, Alla riscoperta dei resti della centuriazione AQUILEIESE in, https://www.openstarts.units.it/server/api/core/bitstreams/79214ba8-51c2-49d2-8459-44fecf4514f9/content, esaminato il 09.11.2025.
Passando per GIOVANNI PUPPATTI, Centuriazione dell’area a nord di Udine tra il Cormor ed il Torre (Agro Tricesimano) in https://www.techefriulane.it/biblioteca-digitale/numeri-unici/articolo/centuriazione-dellarea-a-nord-di-udine-tra-il-cormor-ed-il-torre-agro-tricesimano, visionato il 26.11.2025.
Arrivando a SANDRO COLUSSA, Università degli Studi di Trieste, XXIII CICLO del dottorato di ricerca in geomatica e sistemi informativi territoriali, Un modello di studio del paesaggio antico. Il caso dell’agro del municipio romano di Forum Iulii, (settore scientifico-disciplinare: L-ANT 09 – Topografia Antica), Università degli Studi di Trieste, 2011.
Mentre alcuni recenti nostri approfondimenti sui confini, ci hanno indirizzato in primis a questi Registri, autentici custodi della memoria catastale e della logica del territorio: http://asa.archiviostudiadriatici.it/islandora/object/libria:118181/datastream/PDF/content/libria_118181.pdf, consultato il 11.02.2026. In “I LIBRI COMMEMORIALI, DELLA REPUBLICA DI VENEZIA REGESTI TOMO VIII” Venezia, 1914, in particolare in pp. 153-155 si può ricavare l’esatta ripartizione del territorio fra “i confini delle ville austriache…” e “le venete”. Si tratta dell’“Allegato: 1753, Ottobre 31. — I commissari nominati al n. 21, passando a fissare i confini delle ville austriache racchiuse fra venete nella parte piana del Friuli…” Viene “Dato in Gorizia. — Sottoscritto dai commissari. L ’ Originale trattato esiste sotto il n. 981 nei Patti Sciolti, serie I,b. 46.” Nonché al “59. (60) — 1754, Febbraio 27. — c. 168. — Maria Teresa imperatrice ecc., ratifica l’allegato, promettendone l’osservanza”.

Poi a BENVENUTO CASTELLARIN, I confini dei territori di Sivigliano, Flambruzzo, Campomolle, Driolassa, Rivarotta e Precenicco contenuti nel trattato generale del 1756, La bassa, a. 11, n. 20 (giugno 1990), pp. 99-108.
E a ORIETTA SELVA, Questioni di confine nell’Alto Adriatico: Veneziani e Imperiali Asburgici fra Cinquecento e Settecento, Dipartimento di Studi Umanistici – Università degli Studi di Trieste, EUT, Bollettino della Associazione Italiana di Cartografia, 2017, p. 33.
Questi studi confermano che si sono venuti a creare dei confini a “leopard complex”, dove, all'interno del Friuli veneziano insistevano numerosi e vasti territori austriaci.
La cartografia sui confini, è praticamente un archivio memorabile di delimitazioni in ambiti privati, limiti amministrativi ma anche di frontiere e a volte di culture. Il confronto tra diverse prospettive, tecnologie o metodologie permette spesso di cogliere sfumature, dettagli inediti, che un’analisi singola non riuscirebbe a rivelare totalmente.

Tra le risorse studiate si riportano ancora le seguenti.
In particolare riconsideriamo proprio la famosa stradina verso la rotonda fluviale sul fiume Stella.
Relativamente a quanto esposto “le antiche mappe in lettura evidenziano effettivamente la strada “bianca” che delimitava i confini fra “Jesernich” e Sivigliano.”
In Isernico: ipotesi di localizzazione, di Cinausero Hoffer e Dentesano, del 2014, analizzando la Tavola 3 a p. 12 che propone anche la Carta di Tommaso Scalfuroto, del 1754, si può ravvisare che “è evidenziato il confine su cui l'antica strada soggiungeva sullo Stella, di fronte all'antica rotonda fluviale.”
In aggiunta “l’assetto del sito è leggibile decifrando gli equilibri tra la stessa tratta, le strutture medievali odierne di “Jesernich” e la rotonda fluviale. La distanza di quei 300 metri tra la strada bianca, oltre il vigneto secolare, e l’abitato, suggerisce una corrispondenza nelle misure in pertiche del disegno relativo alla “Villa di Vircho”, realizzato da Braciere nel 1606. Di conseguenza la stradina identifica i confini tra Sivigliano a nord e “Jesernich” a sud.”

Un altro particolare che vogliamo semplicemente fissare in queste righe, non trascurabile e osservabile fin da subito, è che “l’elegante Stella e la rustica roggia Cusana procedono separati, senza mai congiungersi.”
Un’osservazione brillante che arricchisce la prospettiva paesaggistica e il discorso delle determinazioni territoriali in itinere.
Tornando all’asse viario per supportare sia la succitata interpretazione dei confini, sia l’appassionata argomentazione sulla localizzazione di questo minuscolo villaggio, si rimanda ad un confronto fra le evidenze espresse in: Archivio di Stato di Udine, Censo stabile, Mappe a scala ridotta pubblicate nel 1843, Comune censuario di Sivigliano con Flambruzzo, frazioni di Rivignano (Udine), fascicolo 1850, ff. 2, ICAR UA 462561. Il materiale è visionabile su https://archiviodistatoudine.cultura.gov.it/fileadmin/risorse/img_patrimonio/inventari/scala_ridotta_1843_inventario.pdf e precisamente in Ricerca - Ministero della cultura, https://archiviodigitale-icar.cultura.gov.it/it/185/ricerca/detail/462561, recente lettura 07.03.2026.
Questi numeri catastali con le relative mappe storiche sono strumenti essenziali che conservano le originarie impronte di strutture antiche difficilmente rintracciabili in superficie.
“Sulle mappe del catasto, tra il lato sud dell’antica stradina e il lato nord, che era la parte di Sivigliano sud, teatro già nel XV secolo, di aspre controversie locali su diritti e doveri fondiari tra Sterpo e Virco, le cui dinamiche sono state minuziosamente documentate nel rilievo del Braciere del 1606, si passa a identificativi dati tecnici.
Questa è una prova tangibile. Dal lato sud della strada, dove è ubicato “Jesernich” si intravedono numerologie catastali dal 296 e 297 in su, mentre sul lato nord della stradina, dove era ubicato Sivigliano, si viaggia con piccole sezioni dal 72 in poi.
Questo conferma in base alle mappe esaminate, la coincidenza tra la retta e l'asse stradale indicato mentre i dati individuano ancora una volta i confini fra “Jesernich” e Sivigliano”.
Questi contributi sono la testimonianza indelebile dunque di un “Jesernich” contestualizzato nonché incastonato in un mosaico internazionale che resiste alla modernizzazione.
E fra la consultazione del “Catastico del Stato di Gradisca” del 1681, passando per il “Catasto Giuseppino” ovvero “Josephinische Landesaufnahme Innerösterreich” (1784–1785), fino alle mappe satellitari nonché all’idea di georeferenziazione; improvviso uno sguardo severo di 101 ricorda che resta ancora molto da percorrere prima del tramonto.

Assi orientativi tra centuriazione e Anaxum
Superando dunque l'analisi documentaria, si ravvisa la necessità di considerare il rapporto tra la centuriazione e l'Anaxum non come elementi isolati, ma come parti di un unico sistema paesaggistico. Emerge, in tal senso, che “L 'orientamento della centuriazione locale, nell’ambito di “Jesernich” è proiettato verso l'incrocio protostorico. Questa convergenza suggerisce che l’organizzazione romana del territorio, legandosi alla primigenia via d’acqua, abbia ricalcato e valorizzato preesistenze fondamentali.”
Poi “La centuriazione Friulana fu orientata dalle tratte Cividale, “Jesernich”; su cui i collegamenti Pavia, Lestizza e Flambro con Lauzacco e Talmassons, sono rappresentati da due strade che sono poste in direzione “Jesernich” e dunque coordinando l'orientamento centuriale.”
Inoltre “diverse importanti infrastrutture viarie che partono da San Daniele del Friuli per Flambro e Majano in direzione Talmassons, quindi “Jesernich”, rappresentano percorsi che a tratti seguono la linea centuriale, e che sono orientati perpendicolarmente verso linee citate precedentemente, ma con delle curve orientate verso sud per soggiungere a Flambro e Talmassons.”

In effetti “i dati sopra citati rappresentano fattori che condizionarono l'insediamento umano”.
Non vi è dubbio che “L' incrocio protostorico di “Jesernich” rappresentò il punto d'arrivo cruciale per imboccare l'antica via Anaxum, il fiume Stella”.
Gli ultimi studi avvalorano altresì che questa importante via d’acqua “con le sue peculiarità inerenti alle funzionalità fluviali, favorì lo sviluppo dei villaggi lungo il suo fluire.”
Alla luce di quanto emerso è evidente che questo è un territorio molto affascinante. Siamo di fronte ad un ambito “ricco di strategiche valenze. A mio giudizio la rilevante importanza che ebbe l'antica via Anaxum, permase per millenni.”
Un sito tuttora da scoprire e molto da riscoprire. Sempre con una sensibilità autentica.

Termine della passeggiata in carrozza
Il viaggio oltre il tempo e lo spazio è stato lungo. Rientriamo alle Scuderie dalla Regina del Bosco che ci aspetta, pervasi da tali nuove conoscenze. Un' affettuosa carezza al nostro amico 101 che con la sua solita saggezza ci ha fatto conoscere questo suo mondo. E sarà ancora, incantesimo!
Con stima si ringrazia per la gentile collaborazione, l’appassionato di storia locale, Cristian Bernardi.

Monia Andri

Salute

Fibromialgia e traumi precoci: quando il corpo parla dopo anni di silenzio

Nel silenzio che spesso circonda la violenza di genere subita in tenera età, il corpo conserva tracce che la memoria talvolta tenta di rimuovere. Non sempre il trauma resta confinato nella sfera psicologica: può sedimentarsi nei circuiti più profondi del sistema nervoso e riemergere, anche molti anni dopo, sotto forma di dolore cronico. Tra le condizioni che la letteratura scientifica internazionale ha più frequentemente associato alle esperienze traumatiche precoci vi è la fibromialgia, una sindrome complessa e ancora in parte enigmatica in cui il dolore diffuso diventa linguaggio biologico di una sofferenza che non ha trovato voce.

Negli ultimi decenni la ricerca nel campo delle neuroscienze e della psiconeuroimmunologia ha mostrato come le esperienze di abuso e violenza nell’infanzia possano modificare in modo duraturo il funzionamento del cervello e dei sistemi di regolazione dello stress. Studi pubblicati su riviste scientifiche come JAMA Psychiatry, The Lancet Psychiatry e Nature Reviews Neuroscience hanno dimostrato che traumi ripetuti nei primi anni di vita possono alterare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, il principale sistema biologico che regola la risposta allo stress. Quando questo sistema viene cronicamente iperattivato, i livelli di cortisolo e altri mediatori dello stress diventano instabili, producendo una condizione di ipervigilanza fisiologica che nel tempo può trasformarsi in sensibilizzazione centrale, uno dei meccanismi chiave riconosciuti nella fibromialgia.

La sensibilizzazione centrale indica una condizione in cui il cervello e il midollo spinale amplificano i segnali del dolore. Non è solo una questione di soglia più bassa: è come se il sistema nervoso avesse imparato a restare costantemente allerta. Le ricerche del neuroscienziato statunitense Bruce McEwen hanno descritto questo processo come “carico allostatico”, ovvero l’usura biologica prodotta da uno stress persistente. Nel caso di chi ha vissuto violenze precoci, questo carico può rimodellare strutture cerebrali fondamentali come l’amigdala, l’ippocampo e la corteccia prefrontale, regioni coinvolte nella regolazione delle emozioni, della memoria e della percezione del dolore.
Non è raro, infatti, che molte persone con fibromialgia presentino una storia di traumi infantili. Una vasta meta-analisi condotta da ricercatori europei e nordamericani ha evidenziato che la probabilità di sviluppare sindromi dolorose croniche aumenta significativamente in chi ha vissuto abusi fisici, psicologici o sessuali durante l’infanzia. Non si tratta di una relazione deterministica, ma di una vulnerabilità biologica che può emergere nel tempo. In altre parole, il trauma non scompare: può trasformarsi.

È qui che il corpo diventa archivio della memoria. La fibromialgia si manifesta con dolore diffuso, affaticamento profondo, disturbi del sonno, difficoltà cognitive, alterazioni digestive e ipersensibilità agli stimoli sensoriali. Il dolore può assumere forme diverse: iperalgesia, quando la sensibilità al dolore è amplificata; allodinia, quando anche un semplice sfregamento degli indumenti provoca sofferenza; parestesie, sensazioni di bruciore, formicolio o prurito senza una causa apparente. Non è una malattia articolare come l’artrite, ma coinvolge muscoli, tessuti connettivi e soprattutto il modo in cui il sistema nervoso elabora gli stimoli.
La rigidità mattutina, gli spasmi muscolari involontari e la debolezza alle gambe possono rendere difficile anche un movimento semplice. A questi sintomi si aggiungono spesso la cosiddetta “nebbia fibromialgica”, con problemi di memoria e concentrazione, e un affaticamento che non si risolve con il riposo. Molti pazienti raccontano di svegliarsi già stanchi, dopo notti frammentate da insonnia, sindrome delle gambe senza riposo o apnea notturna. Il sistema nervoso sembra incapace di spegnere la modalità di allerta.

Anche l’ipersensibilità sensoriale è frequente: luci intense, rumori improvvisi o odori forti possono diventare difficili da tollerare. Mal di testa ricorrenti, vertigini e disturbi dell’equilibrio si sommano a problemi gastrointestinali come la sindrome dell’intestino irritabile, che colpisce fino alla metà delle persone con fibromialgia. Ansia e depressione non sono soltanto reazioni psicologiche alla malattia, ma riflettono anche alterazioni neurochimiche che coinvolgono serotonina, dopamina e altri neurotrasmettitori.
Queste manifestazioni non sono immaginarie, né semplicemente “psicosomatiche”. Le tecniche di neuroimaging hanno dimostrato che il cervello delle persone con fibromialgia elabora gli stimoli dolorosi in modo diverso rispetto a chi non ne soffre. Alcune aree risultano iperattive, come se il volume del dolore fosse stato alzato permanentemente. Quando a questa vulnerabilità si somma la storia di una violenza mai raccontata, il quadro assume una dimensione ancora più complessa.

La difficoltà maggiore, spesso, è proprio il silenzio. Molte vittime di violenza di genere in età infantile non denunciano, non raccontano, oppure vengono credute solo parzialmente. Col tempo si crea una distanza tra ciò che la mente prova a dimenticare e ciò che il corpo continua a registrare. Gli studi sul trauma suggeriscono che la memoria implicita, quella che non passa necessariamente attraverso le parole, può riemergere attraverso sensazioni fisiche, tensioni muscolari, disturbi del sonno o dolore cronico.
Quando questo accade anni dopo, la connessione con il trauma originario può risultare invisibile anche alla persona stessa. È per questo che sempre più approcci terapeutici integrano medicina del dolore, psicoterapia orientata al trauma e interventi sul sistema nervoso autonomo, come tecniche di regolazione dello stress, attività fisica graduale e percorsi di supporto psicologico. La fibromialgia non ha ancora una cura definitiva, ma esistono strategie che permettono di ridurre i sintomi e migliorare la qualità della vita.
Parlarne significa anche riconoscere che il dolore cronico può avere radici profonde, spesso intrecciate con storie di vulnerabilità e resilienza. Non è debolezza, né esagerazione. È una forma di memoria biologica.

E allora forse vale la pena dirlo con parole semplici, quasi come un messaggio rivolto a chi sta accanto a chi convive con questa malattia: se qualche volta non sono come mi hai conosciuta, se mi vedi diversa, sappi che ce la sto mettendo tutta per convivere nel miglior modo possibile con questa brutta bestia. Sopportami e ti prometto che domani sarò migliore. Perché dietro ogni giornata difficile c’è un corpo che prova a guarire da ferite che non sempre si vedono, ma che continuano a parlare.
Mondo

Santa Ildegarda di Bingen, "la Sibilla del Reno"

Sentii per la prima volta il nome di Santa Ildegarda di Bingen dalle parole di Papa Benedetto XVI, quando non sapevo ancora quanto fosse stata e sia tuttora immensa la figura di questa donna, monaca benedettina vissuta nel XI secolo, che l’imperscrutabile disegno divino rese destinataria di numerosi e prodigiosi talenti. In un’epoca alquanto turbolenta politicamente e non solo, Ildegarda fu capace di dirimere questioni importanti su argomenti prettamente terreni, quanto a manifestare tutte quelle doti celesti testimoniate dai numerosi scritti riguardanti materie così diverse tra loro, frutto di una innata sapienza che stupì lei stessa, tanto da farle dire “Io sono un essere senza istruzione, e non so nulla delle cose del mondo esteriore, ma è interiormente nella mia anima che sono istruita.” (Ildegarda, Patrologia Latina, da una lettera a San Bernardo di Chiaravalle del 1146).

Nei secoli scorsi, soprattutto nella tradizione religiosa cristiana, molte figure femminili hanno arricchito di profonda conoscenza la Chiesa, in epoche nelle quali, secondo taluna narrativa fuorviante, le donne sono apparse subalterne agli uomini. Ildegarda nasce nel 1098 a Bermersheim vor der Höhe, ebbe fin dalla tenerissima età delle visioni che l’accompagnarono durante tutta la sua vita, nonché dialoghi con gli angeli; ad otto anni varcò la soglia del monastero di San Disibodo come oblata, incontrando la sua guida, Jutta di Sponheim che l’accompagnerà fino al 1136, data della sua morte, dopo la quale Ildegarda diventerà abadessa.

La sua vita era orientata dalla “Luce vivente” che vedeva e ascoltava fin dalla tenera età e che le suggerì di scrivere le sue opere tra le quali lo Scivias (conosci le vie oppure Ho consciuto le vie del Signore), al quale seguirono: Liber vitae meritorum, Liber divinorum operum, Il mondo degli angeli, Scienza naturale e medica, Il mondo delle pietre. I suoi fedeli segretari furono Volmar (Volkmar), confidente e suo sostenitore, e Guiberto di Gemblouxche l’aiutò negli ultimi anni della sua vita.

Pressoché dimenticata per secoli, la sua figura fu riscoperta in epoca assai recente, riconoscendo le sue doti che la videro eccellere anche come poetessa, guaritrice, erborista, naturalista, cosmologa, gemmologa, filosofa, artista, drammaturga, musicista, linguista e consigliera politica. E’ considerata la prima ricercatrice nel campo della medicina e nelle scienze naturali. Papa Giovanni Paolo II la definì "luce del suo popolo e del suo tempo" nel 1979, celebrando l'800° anniversario della sua morte. Successivamente fu papa Bendetto XVI, nel recupero dello sconfinato patrimonio delle sante figure femminili, a nominare questa monaca benedettina Dottore della Chiesa Universale il 27 maggio 2012, nella Domenica di Pentecoste.

Santa Ildegarda dimostrò un coraggio senza pari, fu una donna che seppe leggere il futuro prima che gli altri comprendessero il presente o meglio, fu colei che senza alcun timore comprese che ogni tempo è terreno fertile per seminare la sapienza di Dio, così che campi verdeggianti di saggezza fossero terreno di dialogo e incontro tra potenti, uomini di Chiesa , facendo giungere i suoi consigli e il suo conforto a chiunque chiedesse il suo aiuto, umano e spirituale.
 
La sua preziosa corrispondenza annovera nomi eccellenti, come ad esempio San Bernardo di Chiaravalle, pontefici come Eugenio III, Filippo di Alsazia e Federico Barbarossa che in un documento la definì “venerabile abadessa”, salvo poi scontrarsi con lei quando oppose due antipapi; questo episodio determinò la fine della loro amicizia. Ildegarda non mancava di usare toni decisi sferzando ecclesiastici, principi, re ; la sua corrispondenza richiamava senza eccedere con la forza della parola gli uomini alla ragione, non mancando di rivelare una determinazione inconsueta quando sferzava uomini di Chiesa a ritrovare la via della Fede, rifuggendo i peccati nei quali spesso incappavano e che a lei si rivolgevano ; in Santa Ildegarda pulsava sempre la potenza di quella Luce vivente, il suo amore incondizionato e senza incertezze l'avrebbe guidata nelle sue decisioni più importanti, come quando ,a dispetto dei dubbi del clero, fondò il monastero di Bingen am Rhein nel 1165.
 
Contrariamente a quanto pensiamo oggi, la clausura dell’epoca aveva maglie più larghe e permissive e così, quando lo Spirito Santo la chiamò a compiere diversi viaggi allo scopo di portare il messaggio di Cristo, essa percorse diversi chilometri, incontrando migliaia di persone, predicando e visitando diverse città, malgrado le sue infermità. Durante i quattro viaggi evangelici, testimoniati da alcuni documenti e lettere giunte fino a noi, traspare tra la gente la grande meraviglia per la predicazione di una donna, fatto inconcepibile per l’epoca, ma sempre giustificato dagli altri prelati e dallo stesso Pontefice; la Chiesa l’aveva chiaramente legittimata come “profeta della sapienza e dei misteri divini” autorizzandone i movimenti e la divulgazione delle sue visioni . Le norme sulla clausura divennero più vincolanti in tempi successivi e furono varate da Papa Bonifacio VIII sono nel 1298.

Molti i miracoli e le guarigioni che si susseguivano durante i suoi viaggi, come quelli che secondo la tradizione continuò a fare dopo la sua morte. Numerosi furono i pellegrini accorsi per la richiesta di intercessioni e grazie, dalla sua sepoltura si levavano profumi così intensi da inondare l’aria e i “sensi dei presenti”. La folla che si recava a venerarla era così numerosa che l’Arcivescovo di Magonza pregò giorno e notte affinché cessasse con le sue intercessioni. Così fu e Santa Ildegarda entrò nella storia della Chiesa e nell’eternità alla quale apparteneva da sempre. Un apparente oblio celò la vastità della Divina Sapienza che aveva dimorato in lei grazie a quella Luce vivente che le aveva dettato anche libri di medicina e botanica ,quali Physica (Storia naturale o Libro delle medicine semplici) e Causae et curae, e di musica; l’”Ordo virtutum" e i suoi Carmina dedicati a Maria, per la quale nutriva una particolare devozione, testimoniano la sua ricerca dell’armonia. Attraverso la musica e il canto si poteva , secondo lei, arrivare alla guarigione, entrambi strumenti capaci di elevare l'anima e ristabilire il benessere psico-fisico.

Resta il mistero del suo alfabeto segreto, un glossario di 1011 parole in una lingua ignota, dando adito alla credenza che ella avrebbe creato una lingua universale accessibile a tutti, salvo poi dedurre che fosse proprio un linguaggio segreto, molto simile alla sua "musica inaudita" manifestatasi in lei come tutti i doni sacri ricevuti dal suo spirito nel corso della sua vita. Sta di fatto che tuttora viene considerata una delle lingue artificiali più antiche oggi conosciute.

Santa Ildegarda seppe essere messaggero, comprese l’importanza di annunciare la Parola di Cristo e nelle sue visioni ogni tempo scorreva in un unico flusso, essendo esse cosmologiche e dal grande e mistico valore simbolico, illuminando il cammino dell’uomo verso Dio. Qui potremmo aprire un’altra parentesi, sicuramente ampia, sulla parola Viriditas, usata spesso dalla mistica di Bingen e che designava una forma inedita, misteriosa e potente di energia spirituale; come si deduce dal nome si riferisce al colore verde, ricordando i germogli nei quali esso si concentra e al quale dedicò diversi suoi scritti.

La Sibilla del Reno, com’era chiamata Santa Ildegarda, riposa nel convento di Eibingen presso Ruedesheim ed è ricordata nel calendario liturgico il 17 settembre, giorno del suo trapasso dalla vita terrena a quelle celeste. Il suo nome ora ha ispirato scrittori, poeti, filosofi, la sua figura meritatamente rivalutata, non solo dal punto di vista religioso ,ma anche per i diversi argomenti trattati, ha permesso di ascoltare di nuovo il suo messaggio nel quale celebra l’uomo quale figlio di Dio e ribadisce la sua posizione centrale nell’universo; uomo che mai come ora si trova ad un bivio tra materialismo e capacità di portare a termine la sua sacra missione: abbandonare le miserie terrene per portare a compimento l’opera assegnata da Dio sulla terra.

Natura, medicina, cosmologia sono un’eredità inestimabile che Ildegarda lascia alla nostra martoriata umanità, sempre più disorientata e confusa, dalla vita frenetica e di frequente alla ricerca di qualcosa di più elevato che colmi il vuoto lasciato dall’assenza di una Verità capace di indirizzarci sulla giusta via per compiere il disegno più elevato riservato alla nostra vita. Molto ci sarebbe ancora da dire e scrivere, ancor di più forse resta da scoprire quanto sia vasta l'opera e smisurata la grandezza di una donna che seppe destreggiarsi tra i potenti, mantenendo fermi i suoi principi etici e religiosi, ancorata ad una fede incondizionata , tale da farle sopportare immani dolori per donare la sua ricchezza interiore all'umanità.

Nella sua concezione olistica gli insegnamenti e le esortazioni di Santa Ildegarda ci sono da guida e da monito, di conforto e avvertimento, come ebbe a dire l’abate di Echternach “Per la sua acutezza e sensibilità di mente tu sei più sublime di tutti i filosofi e i dialettici, ma anche degli antichi profeti”.

Monia Pin  

Cultura, Venezia

Jesolo, sculture di sabbia ispirate al potere del cambiamento

JESOLO (VE) - È “The power of change” il titolo scelto dal Comune di Jesolo per la nuova edizione della grande mostra di sculture di sabbia in programma in piazza Brescia. Una scelta che mette al centro il cambiamento come forza generatrice, capace di trasformare, rigenerare e aprire nuove prospettive.
Il cambiamento è una delle energie più potenti della natura e una delle esperienze più universali dell’essere umano. Con “The power of change” la città invita visitatori e ospiti a riflettere su trasformazione, resilienza e rinnovamento attraverso monumentali opere di sabbia che celebrano l’evoluzione positiva, la crescita e la speranza.

Gli artisti, alcuni dei migliori scultori di sabbia al mondo, modelleranno la rena dal 18 aprile al 1° maggio dando forma a creazioni spettacolari ispirate alla metamorfosi, alla rinascita e alla capacità di adattamento. Dal 9 maggio al 4 ottobre, le sculture saranno poi esposte al pubblico, trasformando il cuore della città in un museo a cielo aperto.

Gli artisti interpreteranno trasformazioni naturali accanto a storie umane di innovazione, unità e rinnovamento. Ogni opera diventerà una narrazione visiva di progresso e possibilità, capace di parlare a pubblici di ogni età.
La sabbia stessa è il mezzo ideale per raccontare questo messaggio. Effimera per natura, riflette la condizione di costante mutamento del nostro mondo: ciò che appare fragile può diventare straordinariamente forte; ciò che è temporaneo può lasciare un segno indelebile. La bellezza, suggerisce la mostra giunta alla sua 28esima edizione, non deve essere eterna per essere significativa: talvolta la sua forza risiede proprio nella trasformazione.

Per Jesolo, “The power of change” rappresenta un tema orientato al futuro, in sintonia con una città di mare dinamica e capace di rinnovarsi continuamente. Un’esposizione di grande impatto visivo, adatta alle famiglie ma al tempo stesso profonda e attuale, che saprà affascinare e ispirare, lasciando un’impressione emotiva duratura anche quando la sabbia sarà tornata alla riva.
Cultura

Pablo dall'Eurasia con furore


Un sincero furore creativo, beninteso! La canzone d’autore, specie quella con una decisa matrice sociale, torna ad avere un esponente molto significativo, in un ripercorso tracciato a suo tempo dai De André, i Guccini, i Bertoli. Uomo e artista di confine, la sua anima ha attraversato il ponte che univa la Marca e il veneziano alla terra tenace di Carnera e Corona, una leggenda del pugilato e un letterato honoris causa ancorché rocciatore, entrambi celebrati da Perissinotto in un album fresco d’uscita. Undici tracce per raccontare il versante nordorientale che in un remoto passato oscillava tra Europa e Asia. Brani nati da narrazioni di esistenze cresciute giocoforza con la scorza dura, non certo all’insegna di quell’esistenzialismo intellettuale in voga tra i blousons noir. Vi si trova un omaggio a Skardy, storico frontman dei Pitura Freska; ci si scontra con il dolore di un terremoto che nel ‘76 devastò parte dell’alacre quotidianità friulana; si ascoltano voci semplici, come per esempio nel caso del primo singolo che ha anticipato il disco, o fuori dal coro come quella di Zigo, il Che del calcio nazionale. Sul sottoscritto sorvolo per una qual certa propensione al fuori campo, giusto per ricollegarsi al succitato Zigoni o al portier Astutillo, anch’egli protagonista di una cantastoria. Non mancano approfondimenti raccolti lungo lo Stivale, da Guareschi a Rodari passando per un Trilussa accortamente deromaneschizzato. Nel complesso un’opera rigorosa e multiforme, tenuta tuttavia insieme da comun filo conduttore, non nel senso della dozzinalità, bensì riferito all’appartenenza e a un consapevole ritratto di noi stessi.
Economia, Veneto

"A Bridge for Business": all’ITS Academy LAST il futuro della logistica è già realtà

VERONA – Non è solo teoria, ma un vero e proprio "ponte" verso il futuro della logistica, dell’Internazionalizzazione e dell’Automotive. In occasione di LET EXPO 2026, presso la Fiera di Verona, la Fondazione ITS Academy LAST ha presentato "A Bridge for Business: Talenti in campo verso nuove sfide", un evento che ha messo in luce la capacità dei giovani studenti di rispondere concretamente alle necessità del mercato del lavoro moderno.

All’interno dell’ALIS Academy Village, gli allievi del secondo anno dei corsi di International Logistics Management delle sedi di Verona, Vicenza, Padova, Internazionalizzazione d’Impresa di Verona e Thiene (VI) e Automotive hanno illustrato i risultati di sette diversi Project Work. Questi lavori sono progetti di consulenza e sviluppo nati dalla collaborazione diretta con aziende di rilievo nazionale e internazionale, avviati nell'ottobre 2025 per trasformare le competenze d’aula in valore aggiunto per le imprese partner.

I temi centrali delle presentazioni sono stati l’innovazione e la sostenibilità, declinati attraverso quattro progetti di logistica che hanno spaziato dall’efficienza operativa alla responsabilità sociale. Nel caso dell'Ospedale San Francesco, gli studenti hanno rivoluzionato la gestione dei kit chirurgici applicando la metodologia DMAIC (Define, Measure, Analyze, Improve, Control). Attraverso l'uso di dashboard per il monitoraggio dei KPI, come il tasso di errore dei carrelli chirurgici e il ritardo medio per intervento, il progetto punta a eliminare gli errori di preparazione e aumentare la sicurezza del paziente.

Parallelamente, la collaborazione con Alimenta Spa ha permesso di riprogettare il layout di magazzino utilizzando l’analisi ABC incrociata con la frequenza di prelievo e la rotazione degli articoli. Tecnicamente, il nuovo percorso di picking è stato strutturato secondo una logica di peso, posizionando gli articoli più pesanti nelle prime fasi del tragitto per garantire stabilità e sicurezza al carico. Sul fronte della sostenibilità, il lavoro svolto per SOL Spa ha analizzato la rete distributiva di ossigeno e azoto confrontando due scenari operativi: le spedizioni dirette e il modello "Hub + Bilici". L'analisi ha dimostrato che l'uso di bilici per massimizzare i carichi può generare un aumento di efficienza (Q.tà/Km) tale da abbattere le emissioni di CO2 di oltre 54 tonnellate annue.

Infine, per Ali & Aliper, gli studenti hanno proposto l'implementazione di un Route Optimizer System (TMS) per ottimizzare le rotte verso 119 punti vendita e l'installazione di telecamere AI nelle baie di carico per il rilevamento automatico di persone e veicoli, garantendo una sicurezza attiva e tracciabile. I corsi di Internazionalizzazione d’Impresa hanno presentato progetti orientati all'espansione del marchio italiano con una forte componente analitica. Per Galta Srl, è stato sviluppato un business plan per il mercato francese basato su una analisi SWOT dettagliata e un posizionamento come "smart alternative europea".

Il progetto ha incluso la creazione di un database prospect qualificato e un restyling dell'immagine coordinata con il nuovo payoff "Lift Your Standard" , mirato a migliorare gli standard professionali dei distributori d'oltralpe. Sul versante americano, il progetto per Pralver ha affrontato l'espansione nel mercato gourmet statunitensi studiando le rigide normative di Compliance FDA e utilizzando strategie di Lead Generation B2B per intercettare segmenti di domanda ad alto valore, come il canale Ho.Re.Ca.​

Il settore Automotive ha esplorato le nuove frontiere della tecnologia e del marketing digitale. La collaborazione con Arduini & Nerboldi per il corso Esperto dei veicoli endotermici, ibridi ed elettrici ha analizzato l'evoluzione del service nel trasporto pubblico locale (TPL), evidenziando la necessità per le officine di evolvere verso la meccatronica HV (High Voltage). Tecnicamente, il progetto ha sottolineato l'importanza di acquisire certificazioni specifiche come PES-PAV e di predisporre aree dedicate allo stoccaggio dei componenti ad alta tensione. Parallelamente, il progetto con Eurocar Italia per il corso Automotive Service&Sales Management ha mappato l’intero Customer Journey, individuando soluzioni tecnologiche come l'integrazione di intelligenza artificiale e bot sul sito web per migliorare l'esperienza da remoto e digitalizzare i processi di vendita e assistenza, rendendo ogni passaggio fluido e personalizzato.

Il Presidente di ITS Academy LAST, Silvano Stellini, ha sottolineato l'importanza del "saper fare": "Oggi vediamo come sapete coniugare la disciplina dell'aula con la capacità pratica. Il Project Work è la 'contaminazione' tipica della nostra comunità, fatta di docenti, aziende e tutor che vi accompagnano come figure fondamentali.

Auguro a tutti voi di sviluppare i vostri sogni e desideri in una società libera: non esiste vita se non siete in grado di sviluppare queste capacità" . Un concetto ripreso da Nicola Arduini (Arduini & Nerboldi), che ha definito l’ITS come il punto di incontro ideale tra scuola e impresa, elogiando la curiosità dimostrata dai ragazzi.

Sul valore della squadra è intervenuto il docente Simone Porta, citando Michael Jordan:
"Con il talento si vincono le partite, ma con il lavoro di squadra si vincono i campionati" e con questi lavori gli studenti hanno proprio dimostrato in modo eccellente di saper lavorare in gruppo e di saper vincere le sfide quotidiane.

La direttrice di ITS Academy LAST, Laura Speri, ha voluto ringraziare sentitamente le tutor e lo staff per il costante lavoro di affiancamento, introducendo l'intervento di Nicolò Berghinz di Alis - Associazione Logistica dell'Intermodalità Sostenibile. Quest'ultimo ha ribadito come gli imprenditori abbiano un'esigenza vitale di figure tecniche formate: "La priorità oggi è trovare persone competenti. Non avere personale specializzato è una perdita di tempo e denaro. L'ITS LAST è un'eccellenza italiana e un modello per tutto il Paese: i vostri predecessori che hanno presentato i progetti gli anni scorsi qui a LetExpo sono già tutti occupati nel mondo del lavoro" .

L’evento ha ricevuto un prestigioso riconoscimento istituzionale con l'intervento della Ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati, Ministro per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, che ha ringraziato l’ITS Academy LAST e tutti coloro che sostengono questo modello educativo. La Ministra ha sottolineato come, in un periodo storico in cui l'inserimento nel mondo del lavoro è spesso difficile, l'ITS rappresenti un'eccezione virtuosa: un luogo di visione dove si guarda concretamente al futuro.

Dicendosi orgogliosa di vedere i talenti italiani svilupparsi nel proprio Paese, ha esortato i ragazzi con un messaggio di fiducia: "Coraggio e passione: attraverso la mobilità passa l’economia del Paese. Credete nei vostri talenti" La Fondazione ITS Academy LAST dal 2011 ha diplomato 1.232 tecnici superiori e oggi conta 474 studenti tra primo e secondo anno nelle sedi di Verona, Vicenza, Padova, Thiene e Treviso. Il percorso formativo, composto da 1.840 ore suddivise equamente tra aula e stage, si distingue per una forte connessione con il mondo del lavoro: il 70% dei docenti proviene da aziende del settore e oltre 600 realtà partner collaborano alla progettazione dei corsi e all’inserimento professionale degli studenti.

Un ruolo sempre più rilevante lo riveste l’apprendistato di terzo livello, con 113 contratti attivati, che​ permette di alternare studio e lavoro garantendo un impiego stabile al termine del biennio. Con questa iniziativa, l’ITS Academy LAST ribadisce il suo ruolo cruciale nel panorama formativo italiano: un ecosistema dove la scuola non insegue il mercato, ma cammina al suo fianco, formando professionisti pronti a guidare il cambiamento in settori strategici per l'economia del Paese.
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Ultimo aggiornamento: 16/03/2026 13:57