Sentii per la prima volta il nome di Santa Ildegarda di Bingen dalle parole di Papa Benedetto XVI, quando non sapevo ancora quanto fosse stata e sia tuttora immensa la figura di questa donna, monaca benedettina vissuta nel XI secolo, che l’imperscrutabile disegno divino rese destinataria di numerosi e prodigiosi talenti. In un’epoca alquanto turbolenta politicamente e non solo, Ildegarda fu capace di dirimere questioni importanti su argomenti prettamente terreni, quanto a manifestare tutte quelle doti celesti testimoniate dai numerosi scritti riguardanti materie così diverse tra loro, frutto di una innata sapienza che stupì lei stessa, tanto da farle dire “Io sono un essere senza istruzione, e non so nulla delle cose del mondo esteriore, ma è interiormente nella mia anima che sono istruita.” (Ildegarda, Patrologia Latina, da una lettera a San Bernardo di Chiaravalle del 1146).
Nei secoli scorsi, soprattutto nella tradizione religiosa cristiana, molte figure femminili hanno arricchito di profonda conoscenza la Chiesa, in epoche nelle quali, secondo taluna narrativa fuorviante, le donne sono apparse subalterne agli uomini. Ildegarda nasce nel 1098 a Bermersheim vor der Höhe, ebbe fin dalla tenerissima età delle visioni che l’accompagnarono durante tutta la sua vita, nonché dialoghi con gli angeli; ad otto anni varcò la soglia del monastero di San Disibodo come oblata, incontrando la sua guida, Jutta di Sponheim che l’accompagnerà fino al 1136, data della sua morte, dopo la quale Ildegarda diventerà abadessa.
La sua vita era orientata dalla “Luce vivente” che vedeva e ascoltava fin dalla tenera età e che le suggerì di scrivere le sue opere tra le quali lo Scivias (conosci le vie oppure Ho consciuto le vie del Signore), al quale seguirono: Liber vitae meritorum, Liber divinorum operum, Il mondo degli angeli, Scienza naturale e medica, Il mondo delle pietre. I suoi fedeli segretari furono Volmar (Volkmar), confidente e suo sostenitore, e Guiberto di Gemblouxche l’aiutò negli ultimi anni della sua vita.
Pressoché dimenticata per secoli, la sua figura fu riscoperta in epoca assai recente, riconoscendo le sue doti che la videro eccellere anche come poetessa, guaritrice, erborista, naturalista, cosmologa, gemmologa, filosofa, artista, drammaturga, musicista, linguista e consigliera politica. E’ considerata la prima ricercatrice nel campo della medicina e nelle scienze naturali. Papa Giovanni Paolo II la definì "luce del suo popolo e del suo tempo" nel 1979, celebrando l'800° anniversario della sua morte. Successivamente fu papa Bendetto XVI, nel recupero dello sconfinato patrimonio delle sante figure femminili, a nominare questa monaca benedettina Dottore della Chiesa Universale il 27 maggio 2012, nella Domenica di Pentecoste.
Santa Ildegarda dimostrò un coraggio senza pari, fu una donna che seppe leggere il futuro prima che gli altri comprendessero il presente o meglio, fu colei che senza alcun timore comprese che ogni tempo è terreno fertile per seminare la sapienza di Dio, così che campi verdeggianti di saggezza fossero terreno di dialogo e incontro tra potenti, uomini di Chiesa , facendo giungere i suoi consigli e il suo conforto a chiunque chiedesse il suo aiuto, umano e spirituale.
La sua preziosa corrispondenza annovera nomi eccellenti, come ad esempio San Bernardo di Chiaravalle, pontefici come Eugenio III, Filippo di Alsazia e Federico Barbarossa che in un documento la definì “venerabile abadessa”, salvo poi scontrarsi con lei quando oppose due antipapi; questo episodio determinò la fine della loro amicizia. Ildegarda non mancava di usare toni decisi sferzando ecclesiastici, principi, re ; la sua corrispondenza richiamava senza eccedere con la forza della parola gli uomini alla ragione, non mancando di rivelare una determinazione inconsueta quando sferzava uomini di Chiesa a ritrovare la via della Fede, rifuggendo i peccati nei quali spesso incappavano e che a lei si rivolgevano ; in Santa Ildegarda pulsava sempre la potenza di quella Luce vivente, il suo amore incondizionato e senza incertezze l'avrebbe guidata nelle sue decisioni più importanti, come quando ,a dispetto dei dubbi del clero, fondò il monastero di Bingen am Rhein nel 1165.
Contrariamente a quanto pensiamo oggi, la clausura dell’epoca aveva maglie più larghe e permissive e così, quando lo Spirito Santo la chiamò a compiere diversi viaggi allo scopo di portare il messaggio di Cristo, essa percorse diversi chilometri, incontrando migliaia di persone, predicando e visitando diverse città, malgrado le sue infermità. Durante i quattro viaggi evangelici, testimoniati da alcuni documenti e lettere giunte fino a noi, traspare tra la gente la grande meraviglia per la predicazione di una donna, fatto inconcepibile per l’epoca, ma sempre giustificato dagli altri prelati e dallo stesso Pontefice; la Chiesa l’aveva chiaramente legittimata come “profeta della sapienza e dei misteri divini” autorizzandone i movimenti e la divulgazione delle sue visioni . Le norme sulla clausura divennero più vincolanti in tempi successivi e furono varate da Papa Bonifacio VIII sono nel 1298.
Molti i miracoli e le guarigioni che si susseguivano durante i suoi viaggi, come quelli che secondo la tradizione continuò a fare dopo la sua morte. Numerosi furono i pellegrini accorsi per la richiesta di intercessioni e grazie, dalla sua sepoltura si levavano profumi così intensi da inondare l’aria e i “sensi dei presenti”. La folla che si recava a venerarla era così numerosa che l’Arcivescovo di Magonza pregò giorno e notte affinché cessasse con le sue intercessioni. Così fu e Santa Ildegarda entrò nella storia della Chiesa e nell’eternità alla quale apparteneva da sempre. Un apparente oblio celò la vastità della Divina Sapienza che aveva dimorato in lei grazie a quella Luce vivente che le aveva dettato anche libri di medicina e botanica ,quali Physica (Storia naturale o Libro delle medicine semplici) e Causae et curae, e di musica; l’”Ordo virtutum" e i suoi Carmina dedicati a Maria, per la quale nutriva una particolare devozione, testimoniano la sua ricerca dell’armonia. Attraverso la musica e il canto si poteva , secondo lei, arrivare alla guarigione, entrambi strumenti capaci di elevare l'anima e ristabilire il benessere psico-fisico.
Resta il mistero del suo alfabeto segreto, un glossario di 1011 parole in una lingua ignota, dando adito alla credenza che ella avrebbe creato una lingua universale accessibile a tutti, salvo poi dedurre che fosse proprio un linguaggio segreto, molto simile alla sua "musica inaudita" manifestatasi in lei come tutti i doni sacri ricevuti dal suo spirito nel corso della sua vita. Sta di fatto che tuttora viene considerata una delle lingue artificiali più antiche oggi conosciute.
Santa Ildegarda seppe essere messaggero, comprese l’importanza di annunciare la Parola di Cristo e nelle sue visioni ogni tempo scorreva in un unico flusso, essendo esse cosmologiche e dal grande e mistico valore simbolico, illuminando il cammino dell’uomo verso Dio. Qui potremmo aprire un’altra parentesi, sicuramente ampia, sulla parola Viriditas, usata spesso dalla mistica di Bingen e che designava una forma inedita, misteriosa e potente di energia spirituale; come si deduce dal nome si riferisce al colore verde, ricordando i germogli nei quali esso si concentra e al quale dedicò diversi suoi scritti.
La Sibilla del Reno, com’era chiamata Santa Ildegarda, riposa nel convento di Eibingen presso Ruedesheim ed è ricordata nel calendario liturgico il 17 settembre, giorno del suo trapasso dalla vita terrena a quelle celeste. Il suo nome ora ha ispirato scrittori, poeti, filosofi, la sua figura meritatamente rivalutata, non solo dal punto di vista religioso ,ma anche per i diversi argomenti trattati, ha permesso di ascoltare di nuovo il suo messaggio nel quale celebra l’uomo quale figlio di Dio e ribadisce la sua posizione centrale nell’universo; uomo che mai come ora si trova ad un bivio tra materialismo e capacità di portare a termine la sua sacra missione: abbandonare le miserie terrene per portare a compimento l’opera assegnata da Dio sulla terra.
Natura, medicina, cosmologia sono un’eredità inestimabile che Ildegarda lascia alla nostra martoriata umanità, sempre più disorientata e confusa, dalla vita frenetica e di frequente alla ricerca di qualcosa di più elevato che colmi il vuoto lasciato dall’assenza di una Verità capace di indirizzarci sulla giusta via per compiere il disegno più elevato riservato alla nostra vita. Molto ci sarebbe ancora da dire e scrivere, ancor di più forse resta da scoprire quanto sia vasta l'opera e smisurata la grandezza di una donna che seppe destreggiarsi tra i potenti, mantenendo fermi i suoi principi etici e religiosi, ancorata ad una fede incondizionata , tale da farle sopportare immani dolori per donare la sua ricchezza interiore all'umanità.
Nella sua concezione olistica gli insegnamenti e le esortazioni di Santa Ildegarda ci sono da guida e da monito, di conforto e avvertimento, come ebbe a dire l’abate di Echternach “Per la sua acutezza e sensibilità di mente tu sei più sublime di tutti i filosofi e i dialettici, ma anche degli antichi profeti”.
Monia Pin