Cultura, Padova
Quando la poesia entra nella stanza dell'uomo
PADOVA - Paolo Russo, psicoterapeuta, poeta, autore e voce radiofonica, ha costruito un percorso in cui psicoanalisi, mito e parola poetica smettono di essere territori separati. Dalla “poesia clinica” a RadioGamma5, fino all’associazione I Fiumi di Jane: un percorso culturale che attraversa psicoterapia, letteratura e radio per interrogare il nostro modo di raccontare la sofferenza e l’esperienza umana.
Che cosa accade quando uno psicoterapeuta decide che il linguaggio clinico, da solo, non basta? Quando alle categorie della psicologia affianca Dante, il mito di Orfeo, Narciso, Arianna, la musica, la poesia e la radio?
Nel percorso di Paolo Russo questa domanda è diventata negli anni una pratica culturale.
Psicologo e psicoterapeuta di formazione psicoanalitica, poeta, autore, giornalista e conduttore radiofonico, Russo ha trasformato il confine tra cura e cultura in un luogo di passaggio. Il punto di partenza è semplice e insieme ambizioso: l’essere umano non coincide con un sintomo. È una storia, un sistema di relazioni, una memoria familiare, un corpo, un immaginario, un linguaggio.
Per questo, nel suo lavoro, la psicologia esce dallo studio professionale e incontra la parola poetica, la letteratura, l’arte e le grandi narrazioni del passato.
Non per trasformare la poesia in una terapia in senso stretto, ma per riconoscerle una capacità antica: dare forma a ciò che spesso sappiamo sentire prima ancora di riuscire a spiegare.
È dentro questa ricerca che prende corpo l’idea di “poesia clinica”, sviluppata nei suoi scritti e in particolare nel Trattato di poesia clinica.
L’espressione è volutamente spiazzante. “Clinico” richiama l’osservazione dell’esperienza e della sofferenza; “poesia” richiama invece il simbolo, l’ambiguità, il ritmo, la possibilità di dire più cose nello stesso istante.
Metterli insieme significa sostenere che la conoscenza dell’essere umano non passi soltanto attraverso la spiegazione razionale, ma anche attraverso immagini capaci di muovere memoria, emozioni e associazioni.
Dal lettino alla pagina, dalla pagina alla radio
Russo scrive da molti anni. La sua produzione attraversa poesia, psicologia e divulgazione: I Fiumi di Jane. Viaggio nella realtà di se stessi, Fiumi in porto, Note d’arpa, Etica secondo coscienza, Ansia. Conoscersi per guarire, Trilogia. Trattato di poesia clinica, Come sassi di sabbia, Ombre verso l’aurora e, nel 2026, Il colore del dialogo. L’importanza dell’arte nella mediazione familiare.
Titoli diversi, ma attraversati dalla medesima domanda: in quanti modi è possibile raccontare una persona?
Una parte di questa ricerca passa attraverso il microfono.
Su RadioGamma5, Paolo Russo ha ideato e condotto trasmissioni come I Fiumi di Jane e GAMMA5NEWS. Nella trasmissione che porta lo stesso nome dell’associazione culturale da lui presieduta, miti, poesia e grandi figure della letteratura vengono riletti attraverso le domande del presente.
Narciso e l’immagine di sé. Prometeo e la responsabilità verso il futuro. Orfeo e il rapporto con la perdita. La selva oscura di Dante come metafora dello smarrimento. Il labirinto come rappresentazione di quei percorsi interiori nei quali l’uomo può continuare a perdersi senza rendersene conto.
La radio diventa così una sorta di laboratorio pubblico: non una lezione accademica, ma un racconto nel quale psicologia, musica, mito e letteratura possono incontrarsi.
È un formato controcorrente in un ecosistema dominato dalla velocità.
Al posto del contenuto da consumare in pochi secondi, Russo propone il tempo della narrazione e dell’ascolto. Al posto della semplificazione estrema, prova a mantenere vive le contraddizioni.
È forse qui che il progetto acquista la sua dimensione più culturale: nella convinzione che divulgare non significhi necessariamente impoverire, ma trovare un linguaggio accessibile senza rinunciare alla complessità.
I Fiumi di Jane: la cultura come spazio di relazione
Dalla radio il progetto ha preso anche una forma collettiva.
I Fiumi di Jane è diventata un’associazione culturale presieduta da Paolo Russo, con iniziative che intrecciano poesia, pittura, fotografia, musica, performance e riflessione sociale.
Il tratto distintivo non è soltanto la multidisciplinarità. È il tentativo di portare questi linguaggi fuori dai luoghi più prevedibili, nelle scuole, negli spazi pubblici, nei parchi e soprattutto negli incontri tra persone appartenenti a generazioni differenti.
Durante una delle iniziative del 2026, al Parco Vita di Ponte San Nicolò, il microfono è passato dai bambini agli adulti, fino a coinvolgere persone di età molto avanzata. Dante ha aperto simbolicamente il percorso attraverso la “selva oscura”, mentre poesia e parola hanno progressivamente cancellato le distanze generazionali.
In un altro incontro Russo ha sintetizzato il rapporto tra esperienza interiore e scrittura con una frase:
«La poesia non è altro che la passione che ha trovato il coraggio di guardarsi allo specchio.»
Una frase che contiene buona parte della sua idea di cultura: non ornamento, non esercizio elitario, ma possibilità di incontro con qualcosa che ci riguarda.
Il poeta e i riconoscimenti
Accanto al profilo clinico e divulgativo c’è infatti quello letterario.
La produzione poetica di Paolo Russo è stata inserita nel corso degli anni in antologie e iniziative letterarie, accompagnandosi a numerosi premi e riconoscimenti.
Nel 2026 la raccolta Ombre verso l’aurora ha ottenuto un riconoscimento al Premio Internazionale di Poesia “Emozioni Poetiche” di Milano.
Anche il titolo del libro racconta bene una direzione ricorrente nella sua poetica: partire dall’ombra senza fermarsi all’ombra. Attraversare la sofferenza senza trasformarla in identità definitiva. Cercare, dietro ciò che ferisce, una possibile trasformazione.
È lo stesso movimento che ritorna, con linguaggi differenti, nel lavoro psicologico, nella poesia e nella divulgazione.
Per Russo, dunque, il riconoscimento letterario non rappresenta il punto d’arrivo di una carriera parallela. È piuttosto un tassello dello stesso percorso.
Poeta quando scrive. Psicoterapeuta quando ascolta. Divulgatore quando parla alla radio. Promotore culturale quando costruisce spazi nei quali altre persone possano prendere la parola.
Una domanda che riguarda tutti
In un tempo nel quale la salute mentale rischia talvolta di oscillare tra due estremi — la medicalizzazione di ogni sofferenza e la sua banalizzazione attraverso formule motivazionali — l’esperienza di Paolo Russo propone una terza possibilità: recuperare profondità senza rinunciare all’accessibilità.
La poesia non sostituisce la psicoterapia.
Il mito non sostituisce la scienza.
L’arte non sostituisce la cura.
Ma possono offrire parole e immagini proprio là dove il linguaggio ordinario si interrompe.
Forse è questa la domanda più interessante sollevata dal suo lavoro: non stabilire se la poesia “guarisca”, ma chiedersi se una società che perde la capacità di simbolizzare, raccontare e ascoltare non finisca per diventare più fragile.
Se il dolore resta soltanto un’etichetta è difficile trasformarlo in esperienza. Se invece trova una storia, una metafora, un interlocutore, può diventare pensabile.
Paolo Russo continua a muoversi su questo confine: tra professione e cultura, tra parola scientifica e parola poetica, tra individuo e comunità.
Una posizione forse scomoda per chi ama le categorie nette.
Ma proprio per questo fertile.
Perché l’essere umano, in fondo, non abita mai una sola disciplina.